Roma, caso Vannini, la mamma di Marco: «Non perdono Ciontoli»

Domenica 10 Gennaio 2021 di Emanuele Rossi
Roma, caso Vannini, la mamma di Marco: «Non perdono Ciontoli»

«È un anno importante, speriamo sia quello della giustizia». Più di 5 anni di attesa angosciante. Quasi 30 udienze strazianti. Marina Conte, madre di Marco Vannini, spera che il tormentato processo sul figlio, ucciso il 18 maggio 2015 a Ladispoli, possa arrivare a conclusione. Magari già entro la fine della prossima estate. I Ciontoli, la famiglia alla sbarra per la morte del ragazzo cerveterano, sono stati condannati nell’Appello bis per omicidio volontario. Quattordici anni inflitti al capofamiglia Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina con un ruolo nei servizi, e 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo alla moglie, Maria Pezzillo e ai figli, Martina e Federico. Questo il verdetto della Corte di secondo grado presieduta dal giudice, Gianfranco Garofalo. Per i togati gli imputati «hanno mentito, usando crudeltà e depistando gli investigatori», è solo uno stralcio delle 80 pagine delle motivazioni. Ora si tornerà di nuovo in Cassazione visto che gli avvocati della difesa prepareranno il ricorso.

 

 «Da quasi sei anni – si commuove la mamma della vittima – non abbiamo tregua io e mio marito Valerio. Allo scoccare di Capodanno ci siamo detti che forse nel 2021 magari ci sarà la svolta giudiziaria. Chiaro, nessuno ci darà indietro il nostro angelo biondo, però almeno potremmo elaborare il suo lutto e lui potrà riposare in pace. All’inizio di questa storia terribile dicevano che ci sarebbe voluto parecchio tempo. Non volevo crederci ma effettivamente è andata proprio così tra udienze, perizie e sentenze. Siamo persone semplici eppure subito catapultate nei tribunali, costrette ad abituarsi ai media». Nessun ripensamento sulla condotta dei Ciontoli. «Non li perdoneremo mai – puntualizza Marina Conte – non sono mai venuti a bussarci a casa nei giorni dopo il dramma per dirci come siano andate le cose. La loro è stata una condotta disumana e anche nelle varie tappe processuali hanno raccontato bugie. Non cerchiamo vendetta, solo giustizia e che vadano tutti in carcere per il modo in cui hanno lasciato morire Marco. Nessuno in quella casa ha chiamato i soccorsi. La verità la conoscono loro solamente e a questo punto a noi non la diranno mai».

Persino per i giudici è un mistero la dinamica: «Non si è certi di cosa sia realmente avvenuto tra quelle quattro mura», è quanto scritto nelle motivazioni. La madre di Marco si sofferma sul comportamento di Martina, l’ex di suo figlio. «Martina è quella che mi ha scatenato più rabbia – prosegue – perché è stata dentro casa mia per molto tempo. E non ha mosso un solo dito per salvare il suo ragazzo». E poi su Viola Giorgini, fidanzata con Federico e assolta da ogni accusa. «Poteva essere l’anello debole ma ha protetto Federico Ciontoli. Mi domando: i suoi genitori come hanno potuto accettare una situazione del genere?», conclude la donna. Intanto la difesa è pronta per il ricorso. I termini sono quasi scaduti. «Ci stiamo lavorando – è lapidario Andrea Miroli, legale dei Ciontoli– ma è chiaro che lo prepareremo chiedendo l’annullamento dell’ultima sentenza di secondo grado». Sia la pubblica accusa, rappresentata dal procuratore generale della Corte d’assise d’appello, Vincenzo Saveriano, che gli avvocati dei Vannini non hanno alcun motivo per opporsi. Se la Suprema Corte dovesse respingere il ricorso dei Ciontoli, si scriverebbe un verdetto storico con un intero nucleo familiare in prigione per l’uccisione di un ragazzo. Un giovane che aveva un sogno nel cassetto: diventare un pilota dell’Aeronautica. E invece ha trovato la morte a 20 anni dopo essere stato ferito mortalmente da una pistola calibro nove.

 

Di quel colpo, partito per chissà quale motivo, si è assunto la responsabilità Antonio Ciontoli. Le sorprese però potrebbero non essere finite. Sempre per i giudici, nella sua deposizione in aula, Viola Giorgini «ha dimostrato una assoluta assenza di credibilità oltre ad una propensione alla reticenza su fatti certamente a sua conoscenza per avervi preso parte». Ecco perché Celestino Gnazi, legale dei Vannini, potrebbe prendere la palla al balzo e denunciare per falsa testimonianza l’unica presente in casa la sera della tragedia inspiegabilmente assolta.  

Ultimo aggiornamento: 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA