Rosario D'Onofrio, procuratore capo Aia arrestato per traffico internazionale di droga: maxi-operazione a Milano

L'ex ufficiale dell'esercito risulta fra le 42 persone finite in manette due giorni fa nell'operazione della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Milano

Rosario D'Onofrio, procuratore capo Aia arrestato per traffico internazionale di droga: maxi-operazione a Milano
Rosario D'Onofrio, procuratore capo Aia arrestato per traffico internazionale di droga: maxi-operazione a Milano
Sabato 12 Novembre 2022, 13:18 - Ultimo agg. 13 Novembre, 00:00
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Il procuratore capo dell'Aia (Associazione italiana arbitri), Rosario D'Onofrio, è stato arrestato per traffico di droga internazionale. L'ex ufficiale dell'esercito risulta fra le 42 persone finite in manette due giorni fa nell'operazione della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Milano. Secondo quanto apprende l'Ansa da ambienti arbitrali, D'Onofrio si è dimesso dal suo incarico all'Aia.

Le dimissioni dell'ex militare, divenuto responsabile sotto la presidenza Nicchi dell'ufficio che indaga su eventuali irregolarità degli arbitri, sono state presentate nelle ore immediatemente successive all'operazione all'Aia che - si sottolinea sempre in ambienti arbitrali - nella vicenda è parte lesa.

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Aia: noi traditi, un danno per tutti gli arbitri

«Un vero e proprio tradimento che ha creato un serio danno d'immagine a tutta l'Aia che, è bene ricordarlo, non ha a disposizione poteri istruttori per esercitare un'opera di verifica e controllo di quanto dichiarato dagli associati». È questa la difesa - espressa in una dichiarazione all'Ansa - dell'associazione italiana arbitri dopo l'arresto del suo procuratore capo, Rosario D'Onofrio, per traffico internazionale di droga. «L'associazione italiana arbitri prende atto con sorpresa e sgomento delle notizie diffuse a mezzo stampa relative all'arresto del procuratore, Rosario D'Onofrio. Ci teniamo a ricordare che per assumere la qualifica di arbitro, l'interessato deve dichiarare l'assenza di procedimenti penali nonché di condanne superiori a un anno per reati dolosi in giudicato. Ai sensi dell'articolo 42 del vigente regolamento Aia, gli iscritti devono rispettare le norme del codice etico nonché astenersi dall'assumere atteggiamenti lesivi dell'immagine dell'Aia. L'articolo 42 infine impone l'immediata comunicazione al presidente di Sezione di avvisi di garanzia, pendenze di procedimenti penali e misure restrittive della libertà personale».

«Tutto ciò - prosegue l'Assoarbitri - non è mai accaduto. Apprendiamo invece solo oggi dai mezzi d'informazione che il signor Rosario D'Onofrio sarebbe stato arrestato nel corso del 2020, non comunicando addirittura tale provvedimento restrittivo della libertà personale mentre già ricopriva l'incarico di componente della Commissione disciplinare nazionale. A seguito dell'elezione della nuova governance, avvenuta il 14 febbraio 2021, in continuità e in considerazione della sua lunga esperienza acquisita, è stato nominato procuratore. L'associazione italiana arbitri è stata quindi vittima ed indotta in errore con una gravissima e dolosa omissione di comunicazioni previste dal regolamento associativo. Un vero e proprio tradimento che ha creato un serio danno d'immagine a tutta l'Aia che, è bene ricordarlo, non ha a disposizione poteri istruttori per esercitare un'opera di verifica e controllo di quanto dichiarato dagli associati». «Un aspetto questo - è la conclusione - che dovrà essere oggetto di un'attenta valutazione e di eventuali nuove misure operative per non ritrovarsi in futuro in situazioni simili».

Gravina: «Sono sconcertato»

«Sono sconcertato», è il commento del presidente della Figc, Gabriele Gravina. «Ho subito chiesto riscontro al presidente Trentalange sulle modalità di selezione del Procuratore, in quanto la sua nomina è di esclusiva pertinenza del comitato nazionale su proposta del presidente dell'Aia. Una cosa è certa, la Figc assumerà tutte le decisioni necessarie a tutela della reputazione del mondo del calcio e della stessa classe arbitrale».

Traffico di droga internazionale: 42 arresti

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano ha eseguito misure cautelari a carico di 42 persone, italiani, spagnoli e albanesi, tra cui uno con precedenti per associazione mafiosa, per traffico internazionale di droga. Sarebbero state movimentate, dalla Spagna verso la Lombardia, oltre sei tonnellate di marijuana e hashish tra il 2019 ed il 2021. Sequestrata quasi mezza tonnellata di droga, oltre a mille ricariche per sigarette elettroniche a base di cannabinoidi. Gli incassi illeciti venivano trasferiti anche col sistema della cosiddetta "hawala".

Nell'inchiesta dei pm Rosario Ferracane e Sara Ombra, con ordinanza del gip Massimo Baraldo, per 6 persone destinatarie della misura è in corso di esecuzione una «specifico mandato di arresto Europeo in Spagna ed Olanda», con il supporto di Eurojust ed Europol. Le indagini della Gdf, «con l'ausilio tecnico del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.)», hanno ricostruito «l'operatività di due distinte associazioni criminali transnazionali, in grado di movimentare» oltre sei tonnellate di droga.

Accertato nelle indagini «l'utilizzo di vaste, capillari e articolate reti logistiche di approvvigionamento, trasporto, stoccaggio e distribuzione» della droga «realizzate attraverso la costituzione di plurime società di comodo ed il ricorso a numerose spedizioni di copertura».

Poi, l'uso «di apparati smart-phone dotati di sofisticate applicazioni per la trasmissione criptata delle comunicazioni». E il ricorso «ad un sistema di trasferimento dei proventi del traffico di droga estraneo ai tradizionali circuiti finanziari, basato su meccanismi di compensazione informale delle partite di denaro (cosiddetti hawala o fei chìen)». Perquisizioni in tutta Italia e con riferimento a Milano sono impiegate unità cinofile antidroga della Guardia di Finanza e del Corpo della Polizia Locale di Milano.

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