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Libertà di stampa, Reporter senza frontiere posiziona l'Italia al 58esimo posto

Lunedì 9 Maggio 2022
20esimo report di Rsf sulla libertà di stampa. L'Italia al 58esimo posto

Il rapporto annuale di Reporter senza frontiere che ogni anno analizza lo stato della libertà di stampa in 180 Paesi nel mondo, mostra un andamento negativo in Italia, che scende di 17 posizioni rispetto allo scorso anno, nonostante l'Europa rimanga la regione con le condizioni migliori.

Secondo il report, il 2021 è stato segnato da un processo di polarizzazione nel mondo dell'informazione, causato dall'abbondanza di notizie - con la conseguente diffusione capillare di fake news online - e dalla propaganda, enfatizzato dalla pandemia da Coronavirus e dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia a fine febbraio. 

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Nel rapporto gli Stati sono divisi in cinque categorie, a seconda delle condizioni della libertà di stampa: “buone condizioni”, “situazione soddisfacente”, “situazione problematica” - scendendo dalla 41esima alla 58esima posizione, l'Italia rientra in questo blocco -, “situazione difficile” e “situazione molto grave”. 

Il nord Europa apre la classifica con Norvegia, Danimarca e Svezia, tuttavia l'andamento nell'intera area non risulta lineare; a un miglioramento in alcuni Paesi come Estonia e Lituania, ora in top 10, corrisponde un peggioramento in Olanda, che si posiziona al 28esimo posto. 

Secondo la ricerca le disparità hanno tre origini. In primis, i giornalisti ritornano a essere assassinati dalla criminalità organizzata come Giorgios Karaivaz in Grecia, e Peter R. De Vries nei Paesi Bassi. Inoltre, i responsabili dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia a Malta Jan Kuciak in Slovacchia non sono ancora stati condannati. In secondo luogo, sono aumentati i casi di giornalisti attaccati dai manifestanti contrari alle misure di sicurezza a contrasto del Covid-19, specialmente in Francia, Germania e Italia. In alcuni Paesi come Slovenia, Polonia, Ungheria e Albania, i governi locali hanno rafforzato le già severe leggi contro i giornalisti.

Per lo studio, inoltre, il ban imposto ai media filo-russi nel contesto dell'invasione Ucraina senza un quadro giuridico appropriato potrebbe ritorcersi contro gli stessi media europei. 

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