San Donato, un'avaria al motore e la disperata manovra del pilota: poi lo schianto costato la vita a 8 persone

Lunedì 4 Ottobre 2021
San Donato, un'avaria al motore e la disperata manovra del pilota: poi lo schianto costato la vita a 8 persone

Il pilota Dan Petrescu ha tentato disperatamente di tornare verso lo scalo di Linate dopo la "piantata del motore", un'avaria del  Pratt & Whitney da oltre 900 cavalli del Pilatus Pilatus PC-12/47E, ma non ne ha avuto il tempo e l'aereo si è schiantato contro il parcheggio multipiano di san Donato. Un guasto al propulsore potrebbe essere insomma dell'incidente di ieri alle porte di Milano in cui sono morte otto persone, tra cui un bimbo di nemmeno due anni. Un filmato sembra escludere che dal vano motore si sprigionassero fiamme e fumo, come avevano riferito alcuni testimoni. Le condizioni meteo non erano perfette (pioggia leggera, nuvole basse) ma nemmeno proibitive, niente di cui un aereo potente e robusto come il Pilatus si deve preoccupare.

L'indagine per disastro colposo è alle prime battute. Così stamane i pm Mauro Clerici e Paolo Filippini, che coordinano l'inchiesta con il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, dopo un sopralluogo ai piedi dell'edificio dove si è schiantato il velivolo privato pilotato dal magnate romeno, hanno disposto una serie di acquisizioni: dai registri di volo al piano di manutenzione annuale dell'aereo costruito in Svizzera e con motore canadese, fino alle registrazioni delle comunicazioni con la sala radar. Comunicazioni nel corso delle quali il pilota ha segnalato solo il cambio di rotta, senza avere il tempo di dare altre speigazioni: in quel momento era impegnato a tentare una manovra disperata. Dopo tre minuti dopo dal decollo da Linate (è avvenuto alle 13.04), l'aereo, diretto a Olbia, quando era ad un'altezza di circa 3500-4000 piedi, ha cominciato a virare verso destra e non, come avrebbe dovuto, a sud, verso Piacenza, come emerso dai tracciati del Centro di controllo radar di Linate, che si occupa del traffico nei cieli del nord-ovest Italia.

La sala radar, accortasi dell'anomalia, ha contattato immediatamente il Pilatus: Dan Petrescu, miliardario romeno noto per non cercare la notorietà, ha risposto spiegando che stava effettuando una «deviazione», pare abbia detto qualcosa come «little deviation», e successivamente ha chiesto anche quello che in gergo tecnico si chiama un «vettore», ossia spazio e coordinate probabilmente per rientrare all'aeroporto, ma senza segnalare emergenze per avaria, maltempo o incendio.

Subito dagli uomini radar è arrivata la rotta in risposta alla richiesta: «prua 130». Poi, il silenzio e in meno di un minuto - tra i 30 e i 60 secondi - del Pilatus non c'era più traccia sul monitor. A raccontare gli ultimi attimi drammatici sono poi le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona già al vaglio degli investigatori: da una prima analisi si vede l'aereo, tra i più imponenti della categoria, precipitare ad altissima velocità con il muso a 90 gradi e disintegrarsi nei presi della palazzina a due piani, ma niente fiamme prima del «violentissimo impatto» seguito da una esplosione.

Ora la polizia scientifica dovrà esaminare singoli fotogrammi che compongono quei pochi secondi di video, ma intanto la dinamica che viene a galla, secondo un ingegnere aeronautico che si sta occupando della tragedia, fa pensare a un'avaria. Al momento comunque non si può escludere un malore del pilota o un errore umano.

Mentre oggi i vigili del fuoco, con polizia, polizia locale, squadra di pg della Procura, tecnici dell'Aeronautica Enav e Protezione Civile, hanno proseguito i rilievi, la messa in sicurezza dell'area e il «triste lavoro», sono le parole di un investigatore, della ricomposizione dei corpi. Per l'identificazione ufficiale sarà necessario l'esame del Dna che verrà comparato con quello dei parenti delle vittime: per accoglierli è stata allestita un'area apposita a Linate. Alle indagini collaborerà anche l'Ansv, l'Agenzia Nazionale Sicurezza Volo, che parteciperà anche all'analisi della scatola nera per la quale sarà necessario uno specifico software di decriptazione dei dati.

L'ente, inoltre, in base ai protocolli operativi, potrà acquisire, senza l'obbligo di dover ricorrere a rogatorie dell'autorità giudiziaria, informazioni e dati dalla società svizzera che ha prodotto l'aereo e da quella canadese che ha realizzato il motore, oltre che documenti in Romania relativi alla proprietà dell'aereo e alla manutenzione. Altro capitolo quest'ultimo su cui la magistratura farà accurati approfondimenti, dato che il Pilatus Pc-12, atterrato nello scalo milanese lo scorso 30 settembre, durante la sosta non sarebbe stato sottoposto ad alcun intervento manutentivo né avrebbe fatto rifornimento di carburante

LE VITTIME

Erano cittadini del mondo Filippo Nascimbene e la moglie Claire Alexandrescou, morti nell'incidente aereo avvenuto ieri alle porte di Linate insieme al figlio Raphael, di un anno e mezzo, e ad altre cinque persone. E forse proprio per questo si erano trovati. Filippo, nato a Pavia 33 anni fa, dopo il divorzio dei genitori si era trasferito a Casale Monferrato con la mamma e il fratello Cesare. Qui ha fatto le scuole, ha iniziato a lavorare come consulente assicurativo prima di decidere di tornare a studiare e laurearsi all'università del Piemonte orientale in Scienze politiche economiche e relazioni internazionali. Lo stesso lavoro, quello dell'assicuratore, di papà Alberto che era rimasto a Pavia dove ha avuto un'altra figlia, Mariasole, che ieri ha confermato ai media la sua morte: «sì è mio fratello, ma non mi sento di dire niente».

Filippo, dopo la laurea, si è trasferito a Milano e ha cambiato lavoro, diventando manager, per tre anni a Gi Group, poi, da inizio 2020 a Start Hub consulting. «Lo abbiamo conosciuto come un ragazzo splendido e di una gentilezza incredibile. Era riservato e sapevamo che si era sposato da poco, da un paio di anni, e ci parlava del suo bimbo stupendo», ha spiegato l'amministratore delegato Manuele Vailati, mentre i colleghi in un post sui social hanno assicurato che non dimenticheranno «mai» la sua gentilezza e il suo sorriso. «Si impegnava, gli piaceva avere successo» hanno raccontato. A Milano Filippo ha conosciuto Claire, origine romena (figlia, riferiscono i media romeni, del famoso telecronista e commentatore di Formula 1 Miki deceduto lo scorso marzo) cresciuta in Francia, con studi a Parigi ma anche in Perù e Inghilterra. A Milano lei ha lavorato prima per L'Oreal, poi per Kiko infine per Pernod Richard dove da un mese era stata nominata a capo del brand Ramazzotti. Una cittadina del mondo, che parlava cinque lingue , e nelle foto appariva sempre sorridente.

«Entusiasta, creativa, propositiva» si è definita su Linkedin. Era lei parente del miliardario Dan Petrescu, che pilotava l'aereo che si è schiantato contro un deposito in costruzione. Schianto in cui è morta anche la mamma di Claire, Miruna Anca Wanda Lozinschi, 65 anni, anche lei con cittadinanza francese. Tutti insieme avevano appena celebrato il battesimo di Raphael, che era nato a gennaio 2020, una cerimonia a cui aveva partecipato anche Petrescu con la sua famiglia. Un festeggiamento che sarebbe continuato con una vacanza in Sardegna che non c'è mai stata.

 

LA CRONACA DELLE PRIME ORE DOPO L'INCIDENTE

Tre tonnellate d'acciaio e una tonnellata di carburante lanciate a 270 chilometri orari contro una palazzina a tre piani a San Donato Milanese: un boato che ha fatto tremare il quartiere e poi il rogo, con un'altissima colonna di fumo nero visibile da gran parte di Milano. Dopo il fragore, un'intera parete del parcheggio multipiano, deserto perché in ristrutturazione, si è accartocciata al suolo con le fiamme che hanno incenerito anche alcune vetture. Non c'è stato scampo per i due piloti e i sei passeggeri a bordo del potente aerotaxi executive monomotore Pilatus PC-12/47E - registrato YR-PDV: fra loro anche un bambino. A oltre tre ore dall'incidente i vigili del fuoco avevano trovato solo una salma, facendo capire che la straziante operazione di recupero delle altre avrebbe richiesto molto tempo. Si tratta, da quel che si è appreso, di una famiglia con componenti romeni, francesi e italiani decollata da Linate per raggiungere Olbia grazie al servizio dell'aerotaxi di una società romena che opera spesso anche in Italia. »

La coincidenza

Con una coincidenza riservata solo alle grandi vicende, il velivolo di produzione svizzera è precipitato nella via dedicata da San Donato al suo cittadino Fabio Mangiagalli, 33 anni, scomparso nel disastro aereo di Linate: l'8 ottobre 2001 lo scontro sulla pista principale fra un executive Cessna Citation CJ2  e un McDonnell Douglas MD-87 della Scandinavian Airlines causò lo morte di 118 persone, il più disastroso incidente aereo di sempre in Italia. 

E il Pilatus, del valore di 5 milioni di dollari, si è schiantato contro un edificio in via 8 ottobre 2001, angolo via Marignano, a pochi passi dalla sede dell'Eni di San Donato e dal capolinea della metropolitana gialla di Milano. 

Pochi minuti dopo sono arrivati i vigili del fuoco, la polizia e i mezzi di soccorso: la caduta dell'aerotaxi, che aveva il serbatoio ancora pieno di carburante, oltre mille litri di carburante Jet A-1, non ha lasciato scampo ai piloti e ai sei passeggeri diretti in Sardegna.  Molti abitanti hanno riferito di avere sentito il terribile sibilo della picchiata prima del boato.

Qui la ricostruzione del tragitto dell'aereo

Aereo precipita su edificio: 8 morti

 

 

La disperata manovra del pilota

Da una prima ricostruzione, basata sul alcune testimonianze e sull'esame del tracciato del volo, il pilota e il copilota romeni del monomotore  hanno tentato di rientrare sullo scalo milanese da cui si era appena alzato: il velivolo, fra i più affidabili della sua categoria, forse ha subìto un'avaria al motore turboelica, un Pratt & Whitney da oltre 900 cavalli, con un principio di incendio dopo aver volato per poco più di tre minuti.

 

 

Il Pilatus, arrivato a Milano da Bucarest tre giorni fa, risulta essere decollato alle 13.04,  raggiungendo la quota massima di 1.500 metri e la velocità di 330 kmh: era quindi ancora pienamente in cabrata (ascesa) dopo il classico circuito attorno allo scalo dal quale era uscito puntando il muso a sud ovest in direzione della Sardegna. Poi però il comandante ha virato bruscamente a destra come se volesse tornare verso l'aeroporto, forse perché il motore non solo l'aveva "piantato", ma aveva anche preso fuoco. Che dal vano motore si sprigionassero fiamme e fumo l'hanno riferito alcuni testimoni da terra, ma poi un video ha escluso questa circostanza. Il pilota non ha però avuto la possibilità di manovrare a quella bassa quota e con la velocità che via via si riduceva: l'aereo si è così schiantato sulla parete dell'edificio di tre piani. Non sul tetto, come se il comandante fosse riuscito almeno in parte a  "richiamare" il velivolo. Non risulta che abbia chiamato la torre di Milano o lanciato il mayday, ma dal cambio di rotta e di velocità allo schianto sono passati meno di venti secondi.

 

Video

 

«Siamo stati i primi ad accorrere. Ho visto il corpo di un bambino e quello di un'altra persona. È stato sconvolgente». È quanto racconta all'Adnkronos Mina Ishak, titolare del 'Crazy Pizza', pizzeria che si trova in via Marignano, a San Donato,

 

Le vittime

Sono due i cittadini italiani rimasti uccisi nell'incidente aereo di San Donato, alle porte di Milano. Si tratta di Filippo Nascimbene, 33 anni di Pavia, e del figlio Rafael di un anno. Nello schianto sono morte anche la moglie Claire Alexandrescou, 34 anni, cittadina francese, e la madre della donna, Miruna Anca Wanda Lozinschi, 65 anni, cittadina francese. Lo comunica la Questura di Milano, precisando che, in assenza di una lista passeggeri ufficiale, si attendono i risultati delle comparazioni dei profili genetici. Confermato anche il decesso dell'immobiliarista romeno Dan Petrescu, 68 anni, della moglie Righina, 65 anni, del figlio Dan Stefan, 30 anni, con doppia cittadinanza romena e tedesca, e di Julien Brossard, 36 anni, cittadino canadese amico del figlio.

Era considerato uno degli uomini più ricchi della Romania Dan Petrescu, proprietario e pilota dell'aereo che si è schiantato contro la palazzina. Aveva 68 anni, doppia cittadinanza tedesca e romena, ed era uno dei principali investitori nel settore immobiliare del suo paese. Tra le vittime suo figlio di 30 anni, Dan Stefan Petrescu, indicato inizialmente alla guida dell'aereo, nato a Monaco di Baviera e anche lui con doppia cittadinanza, e sua moglie, di 65 anni, nata in Romania con cittadinanza francese.

Petrescu è proprietario di una grande quantità di edifici che ha ceduto negli anni a grandi catene commerciali, come gli ipermercati Metro e Real. Partner di Ion Tiriac, il suo patrimonio è stimato attorno ai 3 miliardi di euro che lo rende tra gli uomini più ricchi della Romania, paese dove è tornato dopo il 1989 dopo aver trascorso molti anni in Germania per sfuggire dal regime di Nicolae Ceausescu. Secondo quanto riferito dalla stampa romena, Petrescu stava raggiungendo con la sua famiglia Olbia, dove possiede una villa e dove ad attenderlo c'era la madre, di 98 anni. L'aereo era stato acquistato nel 2015 da Petrescu insieme a Vova Cohn, ex azionista della squadra di calcio della Dinamo Bucarest.

 

 

Paolo Ricci Bitti

 

 

Ultimo aggiornamento: 22:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA