Save the Children, rapporto Le equilibriste: la Campania si rivela nemica delle mamme

Se in Italia per le donne è più difficile trovare lavoro rispetto agli uomini, nel Mezzogiorno il gap aumenta

Il rapporto Le equilibriste di Save the Children
Il rapporto Le equilibriste di Save the Children
di Daniela De Crescenzo
Giovedì 11 Maggio 2023, 07:00 - Ultimo agg. 12 Maggio, 18:00
4 Minuti di Lettura

Campania nemica delle mamme: lo dimostra il rapporto Le equilibriste di Save the Children che colloca la regione al penultimo posto tra quelle capaci di sostenere il percorso della maternità. Quest'anno il dossier, che rielabora i dati Istat, giunge alla sua ottava edizione e testimonia una situazione di persistente difficoltà per le donne in tutta la Penisola e soprattutto per quelle che vivono nelle regioni del Sud. Per stilare la classifica sono stati utilizzati quattordici indicatori rielaborati dall'Istat secondo il metodo Mazziotta-Pareto. Stabilito il parametro cento si calcolano gli scostamenti delle diverse regioni per sette diverse dimensioni di analisti: demografica, sanitaria, dei servizi, della partecipazione politica, del lavoro, della protezione dalla violenza, e relativi alla soddisfazione personale per la propria vita e il proprio lavoro.

E il risultato per la Campania è tutt'altro che brillante: con un indice 87,7 la regione si posiziona al ventesimo e penultimo posto seguita solo da Basilicata (84,3), e preceduta dalla Sicilia (88,7), che occupano rispettivamente la ventunesima e la diciannovesima posizione.

In vetta la Provincia Autonoma di Bolzano con un indice di 118,8.

I ricercatori partono da un dato che indica chiaramente la condizione di difficoltà delle donne italiane: la natalità continua a decrescere. Dunque, è sempre più difficile fare figli: «Il 2022 ha sancito il minimo storico delle nascite in Italia, meno 1,9 per cento scrivono nel dossier - Una contrazione della natalità che accompagna l'Italia da decenni e che ormai coinvolge anche la componente straniera della popolazione. Le donne hanno meno figli o non ne hanno affatto: i primi nati nel 2021 sono il 34,5 per cento in meno di quelli che nascevano nel 2008, con una contrazione anche del numero di figli nati da entrambi i genitori stranieri, che si è fermato a quota 56.926 nel 2021 (era 79.894 nel 2012)». E si ha il primo figlio in un'età sempre più avanzata, in media a 32 anni.

Ma, contraddittoriamente, è proprio il dato sulla natalità quello meno drammatico per la Campania, e quello che forse dimostra anche la maggiore capacità di adattamento da parte delle donne del Sud. O forse, nel Meridione, molte donne, forzatamente espulse dal mercato del lavoro, incontrano, però, meno ostacoli nel gestire la maternità. In ogni caso le regioni del Mezzogiorno sono quelle che fanno salire la percentuale della natalità. In questo specifico settore, infatti, la regione (111,1) si colloca al quarto posto preceduta dalla Provincia Autonoma di Bolzano (138,5), che si colloca al primo posto, da quella di Trento (114,5) e dalla Sicilia (112,8), rispettivamente al secondo e terzo posto.

In tutte le altre categorie la regione si trova ben al di sotto dell'indice di riferimento. Il segnalatore più basso lo incontriamo nella dimensione dei servizi (78,3) e chi conosce la realtà regionale non può certo meravigliarsi. Una correzione dello squilibrio tra Nord e Sud in questo settore, osservano i ricercatori di Save the Children, potrebbe arrivare con l'assegnazione dei fondi del Pnrr. Per quel che riguarda i nidi «ai Comuni del Mezzogiorno sono state assegnate oltre la metà delle risorse (il 51,4 per cento), il 31,1 per cento ai Comuni del Nord e il 17,5 per cento ai Comuni del Centro» si sottolinea nel dossier. Nel settore delle scuole di infanzia, invece, andranno più soldi ai Comuni nelle province di Bari, Napoli, Cosenza e Salerno, a cui è stato assegnato il 14,3% delle risorse complessive. Bisognerà vedere, poi, se gli enti locali saranno in grado di mantenere le strutture finanziate dal Pnrr. 

Video

Meno servizi e meno lavoro: con l'84,3 la Campania si trova in coda anche in quest'area raggiungendo appena il diciottesimo posto. Ed è forse proprio in questo settore che si registrano i dati più clamorosi con un nettissimo scostamento tra Nord e Sud. Se in Italia per le donne è più difficile trovare lavoro rispetto agli uomini soprattutto se si hanno dei figli, nel Mezzogiorno, il gap aumenta. I dati lo spiegano al di là di ogni ragionevole dubbio: se al Nord, infatti, trova un impiego il 71,5 per cento delle donne con figli, nel Mezzogiorno può aspirare a un "posto" solo il 39,7 per cento delle donne. Donna e lavoro sono termini che tendono ad escludersi. Non vanno d'accordo nemmeno donna e politica: nel settore che si sofferma sulla presenza femminile nelle assemblee elettive locali la regione si colloca infatti al sedicesimo posto.

Il resto della classifica continua a essere un disastro: la Campania è diciottesima rispetto alla dimensione salute, diciassettesima rispetto alla soddisfazione personale, e diciannovesima nella classifica delle strutture per fronteggiare la violenza. Con questi dati, la festa della mamma sembra quasi un'ingiuria. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA