CORONAVIRUS

Scudo per le imprese, il governo rassicura: è già nel Cura Italia

Martedì 19 Maggio 2020 di Rosario Dimito e Diodato Pirone

Non c'è responsabilità civile e penale del datore di lavoro in caso di contagio di un dipendente. Seppure da parte di molti ambienti si spingeva sul governo affinchè emanasse una norma chiarificatrice, si è ritenuto che il Cura Italia fosse sufficientemente chiaro a propositi di episodi di contagio da Covid-19 di lavoratori. La valutazione da parte dell'Inail non può essere quella dell'infortunio se non ai soli fini della tutela indennitaria e senza che questo comporti, quindi, alcuna responsabilità civile e penale per il datore di lavoro.

D'altra parte la volontà stessa del legislatore era evidente come dimostra il decreto del 17 marzo, battezzato appunto Cura Italia: esso precisa come tali episodi non debbano essere valutati ai fini dell'andamento infortunistico delle aziende. Escludendo così, chiaramente, un nesso diretto di causalità tra infezione e luogo di lavoro. Secondo alcune Regioni, invece, interpretazioni diverse potrebbero comportare conseguenze di carattere risarcitorio e penale nei confronti delle aziende - impegnate nel garantire la sicurezza anche grazie alla sottoscrizione del Protocollo del 24 aprile scorso - rendendo ancora più difficoltosa ed incerta la ripresa delle attività e della nostra economia. 
 

 

Entrando nel dettaglio, l'articolo 42 comma 2 del decreto di marzo prevede che anche nei casi accertati di infezione da Covid-19 in occasione di lavoro, coperti quindi da tutela Inail, i predetti eventi non siano computati ai fini della determinazione dell'oscillazione del tasso medio variabile per settori e aziende in relazione all'andamento infortunistico. In poche parole, quindi, anche laddove siano accertati, non vengono imputati all'azienda ai fini del meccanismo di bonus/malus e non incidono quindi sul tasso di premio che viene dalla stessa pagato. Come se appunto il legislatore li trattasse più come infortunio in itinere (quello che si verifica durante il tragitto casa-lavoro-casa) senza legarli all'ambiente di lavoro vero e proprio e senza penalizzare quindi l'azienda con aumento del tasso di premio che si verifica invece nei normali episodi di infortunio sul posto di lavoro.

La ratio della norma sembra quindi quella di considerare tali casi come infortunio solo per consentire di far scattare la tutela indennitaria Inail per i lavoratori e non anche per attivare le relative responsabilità in capo all'azienda. Una interpretazione che sarebbe stata condivisibile perché avrebbe garantito adeguate coperture ai lavoratori contagiati senza però far ricadere ulteriori oneri su aziende ed imprese già duramente colpite dalla fase emergenziale.
 


Completamente superato invece il tema delle linee guida dell'Inail. Di fronte alla rivolta degli operatori economici che, dai ristoratori ai gestori delle spiagge, le ritenevano troppo severe e tali da impedirne l'equilibrio economico, i presidenti delle Regioni hanno fatto in modo da stilare un proprio documento. In questo vademecum sono state raccolte indicazioni di massima per ogni settore commerciale che poi sono stato recepite dal governo con il Dcpm che ha consentito la riapertura di ieri.

In sostanza, per riaprire una barberia o un Centro Commerciale quello che conta sono le disposizioni delle ordinanze regionali che per alcuni dettagli sono completate da quelle comunali. Le linee guida dell'Inail, di cui tanto si è parlato, non valgono nulla. Questo significa che d'ora in avanti la responsabilità principale della soppressione dell'epidemia ricade sulla testa delle Regioni. Si sono assunte rischi.
 

 

Inoltre le ordinanze regionali - come ben sanno i titolari di attività che hanno faticato non poco a orientarsi - contengono in sè il rischio di creare confusione. Così ad esempio la Regione Emilia ha deciso che sulle spiagge ogni ombrellone deve coprire 12 metri quadri e non 10 come disposto dall'accordo generale fra le Regioni. Le Regioni dove il contagio è ancora forte, come la Lombardia, hanno invece varato norme più restrittive, pertanto i clienti che entrano in un ristorante lombardo deve essere obbligatoriamente controllata la temperatura, attività che nelle altre Regioni è solo consigliata.

 

Ultimo aggiornamento: 17:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA