Zavoli e quell'amicizia fortissima con Fellini

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Titta Fiore
​Sergio Zavoli fu in vita un grande amico del genio del cinema che fu Federico Fellini. Un'amicizia raccontata al Mattino in questo pezzo di Titta Fiore del 30 novembre 2019 che riproponiamo in occasione della scomparsa a 96 anni dell'ex direttore del Mattino. 


Occorreva un evento come quello che ci ha condotto qui a parlare, oggi, di un grande artista, famoso per averci lasciato la straordinaria ricchezza di una modernità che dal grande cinema ha ricevuto una delle più vaste espressioni culturali rivelate con il consenso generale. Occorreva un centenario per creare intorno alla sua fama la singolare energia della sua vera ispirazione, quella che lo ha accompagnatocon l’idea che l’immaginazione è ilmodo più alto di pensare.Conciò sottraendosi alle lusinghe dell’intellettualità». Non ha voluto far mancare la sua presenza, nel giorno che idealmente dà il via alle celebrazioni per Federico Fellini, Sergio Zavoli, concittadino illustre e grandeamicodel regista. Allasua straordinariaartehadedicato nel tempo scritti e trasmissioni memorabili, reportage capaci di tracciare un ritratto a tutto tondo dell’uomo inafferrabile e dell’artista immenso.

 
 

Nei suoi «taccuini per immagini» Zavoli ha disegnato la biografia felliniana nei tratti più preziosi e incisivi, dall’infanzia e dalla giovinezza a Rimini al breve soggiorno fiorentino fino all’approdo a Roma,giovane disegnatore attratto dalla malia del cinema, trascinato da un formidabile talento.Nehaseguito i trionfi e le malinconie creative, ed è stato lui ad accoglierlo per l’ultima volta a Rimini, dove tutto era cominciato, in unpiovoso pomeriggio di novembre del 1993. Tra i mille ricordi di un’amicizia così coinvolgente e totale ieri ha voluto privilegiarne uno che ha molto a che fare con la spiritualità profonda e per nulla esibita del regista. In una diversa e ipotetica fase della vita, gli chiese Zavoli, chi avresti scelto di essere? Uno scrittore? «Stette un po’ in silenzio e per tentarlo gli proposi Kafka».

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Ma Fellini ribaltò il gioco e indicò un’altra K: quella di Kubrick. L’autore di «2001 Odissea nello spazio». «Disse che pensava a un senso vagamente religioso e inquietante come l’uranio. Poi mi spiegò: “Ho bisogno di credere, un bisogno né vivo né maturo, è un bisogno infantile di sentirmi protetto, di essere giudicato benevolmente, cioè capito e possibilmente perdonato”». E si sa quanto Fellini fosse attratto dal mistero insondabile della vita, quanto fosse affascinato e intimorito allo stesso tempo dall’idea della finitezza umana, quanto gli piacesse indagare la potenza del pensiero per fermarsi, semmai, sulla soglia della sperimentazione.

Ancora Zavoli: «Aveva avuto i suoi sortilegi: donne come capodogli, fughe di Bach e marcette di clown, mari e cieli sempre azzurri. E, su tutto, un vento carezzevole: la vita ». Non sempre il nostro Paese è statogenerosodi attenzioniconil genio di Fellini e forse questo centenario così partecipato si può leggere anche come una sorta di risarcimento. «Fellini ha messo insieme l’Italia» commentaZavoli. E allora parlare di lui e della sua straordinaria capacità di leggere ilmondoa due passi da Cinecittà, dal «suo» mondo d’elezione e di sentimento, diventa l’omaggio più bello.
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