Roma, sesso con due ragazzini della casa famiglia in cambio del permesso di soggiorno: educatrice a processo

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Francesca De Martino
Roma, sesso con due ragazzini della casa famiglia in cambio del permesso di soggiorno: educatrice a processo

Avrebbe promesso il permesso di soggiorno in cambio di rapporti sessuali a due ragazzini minorenni, ospiti della casa famiglia in cui lavorava, nel centro di Roma. Il desiderio di rifarsi una vita dei giovani sarebbe stato il modo migliore per convincerli a intrattenersi con lei. E ce l’aveva fatta. Per questi motivi un’educatrice trentenne, di origini siciliane ma residente nella Capitale, è finita a processo con l’accusa di violenza sessuale aggravata. 

Ieri, in sede di rito abbreviato, il pubblico ministero Giovanni Conzo ha chiesto per l’imputata sei anni di reclusione. La trentenne era in aula, a Piazzale Clodio, seduta accanto al suo avvocato. Con un volto pallido e scosso, lo sguardo rivolto verso il basso e le braccia conserte, la donna è rimasta in silenzio per tutta l’udienza e ha ascoltato con attenzione la discussione del suo legale. Il 15 dicembre, come su richiesta della difesa, verrà sentita un’ultima testimone, dipendente della casa famiglia. Poi il giudice emetterà la sentenza. Tutto si sarebbe consumato in un solo mese, tra dicembre 2019 e a gennaio 2020. L’educatrice avrebbe dovuto aiutare i due ragazzini stranieri di 15 e 16 anni, senza una famiglia e con un passato difficile, a ricominciare una vita normale in Italia, in autonomia, fuori dalle mura della casa famiglia che li aveva accolti. Ma, secondo quanto ricostruisce l’accusa, l’educatrice trentenne avrebbe approfittato di quel desiderio di libertà dei giovani per assecondare le sue fantasie sessuali. 

La donna era un punto di riferimento per i due ragazzini. Tra loro c’era un rapporto confidenziale, di fiducia. E proprio lei, che avrebbe dovuto accompagnarli in un percorso di “rinascita”, avrebbe approfittato del suo ruolo e del loro desiderio di libertà. L’educatrice avrebbe convinto le vittime, di quindici anni circa più giovani di lei, a consumare rapporti sessuali nelle stanze della struttura che li ospitava. In cambio di quei rapporti, gli adolescenti avrebbero ottenuto con più facilità, grazie alla trentenne, il permesso di soggiorno tanto atteso: ovvero, per loro, la possibilità di ambientarsi a tutti gli effetti in Italia, trovare un lavoro. Poi, si sarebbero fatti ammaliare dalla loro educatrice con altre promesse di questo genere. Dopo i fatti, però, il clima all’interno della struttura, per la donna si sarebbe fatto più teso. E l’imbarazzo nei confronti dei ragazzini difficile da ignorare. E, così, all’improvviso aveva deciso di dimettersi. Da un giorno all’altro aveva presentato la lettera al direttore del centro ed era andata via. Questo suo allontanamento senza preavviso, non giustificato, aveva fatto sorgere alcuni sospetti tra il personale della casa famiglia. 

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Gli altri dipendenti avevano cominciato a indagare tra i ragazzi ospiti. Avevano sentito ciascuno di loro. Solo dopo qualche mese, proprio le due vittime avevano confessato ai responsabili della struttura quanto era accduto e come avessero subito il ricatto da parte della donna. La denuncia è partita proprio dalla struttura. La trentenne siciliana è stata denunciata a piede libero ed è finita sul banco degli imputati. Ora si attende la decisione del giudice. 

Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 11:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA