GIUSEPPE CONTE

Covid e sci, spiragli dal Cts ma il governo chiude: no alle vacanze sulla neve o si ripete l'errore di questa estate

Lunedì 23 Novembre 2020 di Francesco Malfetano
Sci, spiragli dal Cts ma il governo chiude: no alle vacanze sulla neve o si ripete l'errore di questa estate

«L'8 dicembre resta l'inizio designato per la stagione sciistica. Tutto è possibile». Per la neve e per i dati giusti è presto, ma le Regioni ci credono. Numeri del contagio permettendo i governatori contano di riuscire a salvare il turismo invernale e i miliardi di euro di indotto, riaprendo piste da sci e impianti di risalita. Per farlo però, prima c'è da convincere Cts e Governo. Gli esperti in particolare sostengono «di non avere alcuna preclusione ideologica, al massimo strutturale» e comunque di «essere pronti a valutare scrupolosamente la questione» con la consapevolezza però «che il tutto potrebbe funzionare solo se l'inizio della stagione coincide con le aperture degli spostamenti interregionali». In altre parole: è ancora presto ma proviamo a ragionarci. D'altro canto però il premier Giuseppe Conte ieri sera ha fatto sapere di essere «già al lavoro ad una iniziativa europea, per prevenire le consuete vacanze sulla neve» che rischierebbero di fare il paio «con le vacanze spensierate e con serate in discoteca della scorsa estate». 

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L'ostica operazione di convincimento che attende i governatori in ogni caso inizierà domani quando, a seguito della conferenza delle Regioni, nella conferenza tra loro e lo Stato i governatori porteranno sul tavolo un documento che illustra il loro piano per salvare la settimana bianca. Proposta di linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali recita il titolo della bozza che al suo interno contiene le norme con cui si punta ad evitare contagi e comportamenti inappropriati in ogni singola fase delle attività afferenti allo sci. Tanto sulle piste quanto, soprattutto, negli impianti di risalita e al loro ingresso. 

 

Sotto la lente d'ingrandimento, ovviamente, ora ci sono le regioni di colore arancione. Se per le rosse infatti non si propone alcunché (con gli impianti che quindi resterebbero chiusi per gli sciatori amatoriali), per lo scenario intermedio il coordinamento per la prevenzione della Conferenza delle Regioni ha elaborato una serie di misure ad hoc. Si prevede ad esempio (anche per gli impianti situati in zone gialle) che appassionati e sportivi indossino la mascherina sulla neve anche se sotto lo scaldacollo. Non solo, in entrambe le aree, è soprattutto prevista una riduzione del 50% di presenze in funivie e cabinovie rispetto alla capienza massima. Capienza che, al contrario, resta al 100% per le seggiovie data la disposizione dei posti in file orizzontali (senza le sedute faccia a faccia) e soprattutto il loro essere completamente aperte. Tassello fondamentale diventa dunque riuscire a contingentare gli accessi alle strutture. Un passaggio che i tecnici delle regioni (le più interessate si sono mostrate Lombardia, Piemonte, Val d'Aosta, Provincia autonoma di Trento e Provincia autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Veneto) puntano di realizzare senza troppa difficoltà imponendo un tetto massimo di skipass giornalieri, acquisto on-line di biglietti per evitare le code e après ski consentito solo con posti a sedere. Una combinazione che, in realtà, sulla carta era già stata proposta al termine della scorsa stagione invernale, senza che però i gestori degli impianti siano riusciti a tenere sotto controllo gli assembramenti.

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Prima di ogni altra discussione però, il nodo principale restano gli spostamenti. Al momento infatti nelle regioni arancioni non ci si può spostare dal proprio comune di residenza se non per le motivazioni ormai note, come faranno quindi gli appassionati a raggiungere le piste? Lo sci sarà inserito accanto a lavoro, salute e necessità tra le giustificazioni per gli spostamenti? Ha senso per i gestori investire (ancora e molto) nel costoso innevamento artificiale con la certezza unica che i residenti nel comune in cui si trova la pista possano andare a sciare? Non solo, se come hanno più volte confermato fonti di governo si sta ragionando sull'opportunità di bloccare gli spostamenti durante le festività anche tra regioni gialle per evitare un nuovo boom di contagi, in che modo si potrà raggiungere gli impianti? E soprattutto, al netto di una diversa casistica tra attività, è giusto che una famiglia possa rivedersi in montagna per sciare ma invece non possa trascorrere il Natale insieme (sempre con le necessarie accortezze). Dubbi e perplessità che in tutta evidenza sembrano attanagliare anche Palazzo Chigi.

Ultimo aggiornamento: 13:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA