Spiagge affollate e città d’arte deserte: l’Italia che non riparte

Sabato 8 Agosto 2020 di Rita Annunziata

Spiagge affollate, città d’arte deserte, misure da rispettare: dopo mesi di isolamento, gli italiani si preparano a ripartire, alla ricerca di quell’oasi di normalità tanto agognata. Ma lo shock pandemico ha contribuito alla definizione di una nuova “normalità”, che vede l’intera filiera del turismo arrancare di fronte alla possibilità di una reale ripartenza. Secondo un osservatorio di Federalberghi, solo il comparto alberghiero ha registrato da inizio anno un crollo del 67% delle presenze, con una contrazione del 57,5% dei turisti italiani e del 76,7% degli stranieri. E le proiezioni sulla fine dell’anno non sono più incoraggianti, al punto che si parla di ulteriori 116 milioni di presenze in fumo. Nel 2020, rivela un’analisi di Prometeia e l’Area studi Legacoop, il calo della spesa degli stranieri nel Belpaese, seppure in parte compensato dagli italiani che decideranno di non recarsi all’estero, genererà un effetto negativo di tre punti percentuali sulla crescita del Prodotto interno lordo.

“Il fatto che ci siano due o tre settimane di presenza nelle spiagge non solleva il comparto dalla situazione di grave crisi in cui è sprofondato – dichiara Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti – Oggi indubbiamente stanno soffrendo soprattutto le città d’arte, colpite dalla mancata ripartenza del turismo internazionale, ma distinguerle dalle località balneari potrebbe falsare il macrodato negativo che ci consegna il blocco complessivo della filiera, tra stabilimenti balneari, campeggi, ristorazione, guide turistiche e animazione”. Secondo Messina, il decreto agosto ha accolto una parte delle richieste degli operatori del settore in riferimento alla cassa integrazione e agli ammortizzatori sociali, ma non basta. “Il fondo perduto, parametrato solo al mese di aprile – di bassissima stagione – dovrebbe essere esteso anche ai mesi di maggio e giugno”, continua. “Ci aspettiamo degli aiuti anche nei confronti dei canoni di locazione e dei crediti d’imposta che consentano un riammodernamento delle nostre aziende, anche dal punto di vista della digitalizzazione”.

Intanto, spiega, bisognerà accompagnare i viaggiatori in un percorso che li aiuti a recuperare la fiducia negli spostamenti. “Siamo il Paese che ha osservato il periodo più lungo di lockdown e stiamo applicando i protocolli più stringenti. Viaggiare in Italia è certamente più sicuro rispetto ad altri competitor europei”, aggiunge Messina.
In questo contesto, tra partenze intelligenti e gli ultimi giorni di ferie da scontare, cresce il numero dei viaggiatori settembrini. Secondo un’analisi di eDreams, che ha analizzato le prenotazioni effettuate tra il primo febbraio e il primo agosto, il 37% degli italiani ha pianificato una vacanza tra i sette e i 13 giorni per il prossimo mese, registrando una spesa media di 138 euro per il volo. Tra le mete più ambite spiccano le perle costiere meridionali: Napoli si posiziona al sesto posto, dietro Catania, Palermo, Cagliari e Olbia (accompagnate da Ibiza alla terza posizione), e davanti a Lampedusa e Brindisi. “La Campania, insieme alla Sicilia, traina il turismo del Mezzogiorno d’Italia – commenta Messina – Tuttavia, la crisi economica potrebbe dispiegare effetti ancora più devastanti in queste regioni rispetto al settentrione”. Poi conclude: “Non si tratta di far competere Nord e Sud, ma di far ripartire una macchina che nel Mezzogiorno d’Italia rappresenta una porzione di Pil ancora più elevata del 13% della media nazionale: parliamo del 22%, ma in alcune regioni anche del 25%”.

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