CORONAVIRUS

Spostamenti, libertà di circolazione ma con la febbre non si viaggia. App, 500 mila clic in 24 ore

Mercoledì 3 Giugno 2020 di Diodato Pirone
Spostamenti, libertà di circolazione ma con la febbre non si viaggia. App, 500 mila clic in 24 ore

«Da domani (oggi, ndr) torna la mobilità totale e non solo per lavoro tra le Regioni. Ma non dobbiamo dimenticare i 33 mila italiani che non ci sono più e gli operatori sanitari che hanno lavorato in modo incredibile». Lo ha detto ieri il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia. E così finalmente gli italiani tornano a riprendersi la libertà di movimento che il Covid 19 aveva loro sottratto dalla prima decade di marzo. La libertà non sarà totale. Sarà vietato prendere un treno a tutti coloro che risulteranno avere una temperatura superiore ai 37.5 gradi. Tutti in passeggeri -come già succede da tempo - dovranno farsi controllare la temperatura da un termoscanner e così le Ferrovie invitano tutti a presentarsi in stazione in buon anticipo per consentire che il controllo venga fatto rispettando il distanziamento. 

E c’è un’altra buona notizia: in appena 24 ore oltre 500.000 italiani hanno scaricato sul proprio telefonino l’App Immuni. Si tratta dello strumento tecnologico che - a partire dall’8 giugno - ci avvertirà se dovessimo incontrare una persona contagiata dal Covid. Immuni tra l’altro è a prova di hacker per via della collaborazione - gratuita - di Mobisec, azienda di Treviso che cura la sicurezza informatica.
 

 

La contemporaneità delle due notizie ci fa capire che il ritorno alla normalità sarà relativo. Del resto si continuerà a convivere con una babele di ordinanze regionali. Accade così che nelle stazioni e negli aeroporti del Lazio e della Campania, ma non di altre Regioni, sarà possibile - e dunque non obbligatorio - rispondere a questionari e fare test del sangue. Scioltesi come neve al sole ipotesi pittoresche come quelle dei “passaporti sanitari” care al presidente della Sardegna Christian Solinas, alcune Regioni non hanno rinunciato comunque a disporre complicazioni burocratiche. La Sicilia, ad esempio, ha prolungato l’obbligo per i turisti di contattare il proprio medico di famiglia nonché di avvisare la Asl se avessero sintomi riconducibili al Covid 19. Chi arriva in Puglia dovrà segnalarsi scaricando un modulo dal sito della Regione. E tuttavia il sollievo resta: non sarà la babele delle mini-regole locali a impedire agli italiani di respirare la libertà viaggiare, sia pure con attenzione. 
 

DOMANDE E RISPOSTE

FALSO: Le Regioni possono richiedere passaporti sanitari
Le Regioni non possono impedire ad altri italiani di muoversi liberamente sull’intero territorio nazionale. Lo prevede espressamente la Costituzione. La libertà di movimento nelle scorse settimane è stata limitata dal governo a tutela della salute pubblica che è un bene primario dell’intera collettività. Le Regioni hanno potuto disporre - fino a ieri perché glielo consentiva un decreto trasformato in legge dal Parlamento nazionale - solo dettagli come l’obbligo di quarantena per chi per esigenze di lavoro entrava nel loro territorio. Tra l’altro le Regioni non dispongono di forze dell’ordine che per le esigenze di ordine pubblico dipendono dal governo e, sul territorio, dai rappresentanti dell’esecutivo e dunque dai Prefetti.

VERO: Nelle stazioni questionari da compilare
Sarà possibile che in alcune stazioni e in alcuni aeroporti ai viaggiatori venga chiesta la compilazione di questionari. Attenzione, però, non sarà obbligatorio rispondere. E’ bene sottolineare che non tutte le Regioni hanno disposto l’uso di questo strumento che in pratica ha lo scopo di mantenere alta l’attenzione dei viaggiator sul rispetto delle regole anti-Covid (distanza di un metro, lavarsi spesso le mani, usare la mascherina in luoghi chiusi). E’ obbligatorio invece sottoporsi al controllo della temperatura con il termoscanner previsto peraltro da un Dcpm governativo. Se la temperatura risultasse superiore a 37,5° potrebbe essere chiesto un test del sangue. Quindi è bene non viaggiare se si avvertono anche lievi sintomi influenzali. 

FALSO: Per spostarsi autocertificazione ancora necessaria
No: da oggi non serve più alcun tipo di autocertificazione. Questo documento, peraltro cambiato 4 o 5 volte per esigenze giuridiche, probabilmente resterà fra i ricordi meno piacevoli della primavera 2020. A puro titolo scaramantico, comunque, almeno fino al vaccino sarà bene tenerlo nel cassetto dei ricordi. Davvero potrebbe tornare in auge in caso di seconda ondata? Oggi appare difficile. Semmai forse l’autocertificazione potrebbe essere riusata in caso di istituzione - tutti speriamo di no - di nuove zone rosse in aree territoriali relativamente limitate. Inoltre, se l’epidemia resterà confinata ad un numero di casi controllati, l’autocertificazione potrebbe essere sostituita in caso di necessità con qualche strumento tecnologico con app dedicate.

FALSO: Abolite tutte le prescrizioni sanitarie
Falso. La pandemia non è finita e restano dunque molti obblighi sanitari. Non basta il buon senso e il rispetto per la propria salute e per quella della collettività. Gli obblighi più importanti che vanno rispettati sempre sono tre: distanza minima di un metro, lavarsi spesso le mani e usare la mascherina in luoghi chiusi (e anche all’aperto nelle Regioni che lo prevedono). La distanza da rispettare è variabile in molti casi. Ad esempio fra chi si allena in palestra (e dunque respira più “forte” emettendo le “micidiali” goccioline che possono contenere il virus) la distanza minima deve essere di almeno due metri. Anche chi corre in un parco deve tenersi lontano da altre persone. Nei luoghi chiusi è opportuno distanziarsi il più possibile.

VERO: Nei luoghi chiusi è obbligatoria la mascherina
Si. La mascherina è obbligatoria in tutti i luoghi chiusi a partire da autobus e metropolitane. Questa barriera fisica - di cui come vedremo esistono più tipi - può essere fondamentale tutte le volte che non si riesce a rispettare il distanziamento sociale. La mascherina più diffusa, quella cosiddetta chirurgica, serve soprattutto a non emettere goccioline ma protegge poco (al 20% circa) dalle goccioline emesse da altre persone. pertanto è fondamentale che quando ci si trova fra più persone tutte usino queste mascherine. le chirurgiche costano 50 centesimi. Il livello di protezione può crescere con mascherine professionali del tipo Ffp2 e Ffp3 che sono destinate a soprattutto a operatori particolari come gli infermieri.

FALSO: Per scaricare l’app anti-Covid si deve dare il nome
È falso. L’App Immuni lavora per codici collegati tra i telefonini e non al nostro nome. In questo modo una volta che un contagiato darà l’allarme il suo telefonino avviserà tutti i codici che avrà registrato negli ultimi 15 giorni. Di qui l’arrivo del segnale sul nostro telefonino con modalità che rispettano la privacy di tutti. L’unico dato personale che va dato a Immuni è la città di residenza. va ricordato che per far registrare un codice a Immuni occorrerà restare vicini fra due persone per almeno 15 minuti. L’App dunque diventa essenziale soprattutto per i pendolari, per chi usa spesso la metropolitana o per chi lavora vicino a colleghi per periodi abbastanza lunghi. App di tracciamento ben più invasive sono state molto efficaci in Coresa del Sud, in Cina e in Giappone.

FALSO: Esami del sangue obbligatori
Non esistono test obbligatori. Sui test sierologici (cioè analisi del sangue destinate a trovare anticorpi formatisi in presenza del Covid) si è fatta una enorme confusione. Innanzitutto va detto che sono cosa diversa dai tamponi (bastoncini da inserire nel naso e in bocca) che consentono di individuare la presenza del virus. Chi ha anticorpi non è malato ma è stato in contatto col virus. In questo momento la Croce Rossa sta facendo 150.000 test ad altrettante persone individuate dall’Istat con l’obiettivo di mappare la diffusione del virus in tutt’Italia e di prendere contromisure in caso di seconda ondata. La Regione Lazio sta facendo 300.000 test a partire dai medici. La Campania ha fatto test a tappeto in una zona rossa: Ariano Irpino. Tutto su base volontaria. 

FALSO: Autorizzate le attività collettive
Durante una pandemia un assembramento di qualsiasi natura, sportiva, politica, familiare, è l’evento più pericoloso che si possa celebrare. Pertanto essi restano vietati. Anche per i funerali - che all’inizio dell’epidemia furono sottovalutati dando vita ad alcuni pericolosi focolai in Puglia e in Campania - restano dei limiti severissimi. E’ un tema delicatissimo perché intacca direttamente le libertà politiche e di manifestazione che sono garantite dalla Costituzione. Tuttavia è bene sottolineare che non rispettare il distanziamento di almeno un metro resta pericoloso per la salute propria e collettiva. Il Covid 19 resta insidioso perché nella grande maggioranza dei casi infetta persone che non avvertono alcun sintomo della malattia ma che la possono trasmettere a chi sta loro vicino.

Ultimo aggiornamento: 10:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA