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Statali, rimborsi luce e gas per chi sceglie lo smart working

Sabato 6 Novembre 2021 di Francesco Bisozzi
Statali, rimborsi per luce e gas a chi sceglie lo smart working

Niente buoni pastorimborsi per gli statali in smart working che non raggiungeranno i risultati preindicati e accumuleranno arretrati. È la nuova regola che potrebbe trovare spazio nei contratti per il pubblico impiego, a partire da quello per le funzioni centrali al momento oggetto di negoziati. 

L’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, propone infatti di introdurre un incentivo con cui sopperire all’assenza di una serie di pagamenti relativi al trattamento accessorio, che si prevede non verranno corrisposti ai lavoratori agili pubblici del futuro, inclusi i buoni pasto. Più nel dettaglio, l’incentivo dovrebbe servire a coprire parte delle spese sostenute dagli statali in smart working: per il cibo, le bollette di luce e gas, la connessione a internet e, volendo, per l’affitto di una postazione in un coworking. 

La sorpresa: il bonus dovrebbe essere riconosciuto in futuro solo a chi avrà ottenuto da remoto i risultati richiesti. Estremizzando, il meccanismo che dovrebbe regolare l’erogazione del nuovo incentivo prevede che gli statali meno performanti da remoto restino a pancia vuota. In materia di buoni pasto, durante il periodo emergenziale le amministrazioni pubbliche si sono mosse in ordine sparso. In alcuni ministeri per esempio gli smart worker ne hanno potuto beneficiare, in altri no. Da qui la necessità di fare ordine. 

Vale a questo punto la pena di ricordare che nei nuovi contratti per il pubblico impiego dovrebbero essere previste due categorie di smart worker, quella dei lavoratori agili che opteranno per la modalità a orario fisso (con gli stessi diritti dei lavoratori in presenza) e quella degli statali che invece si limiteranno a rispettare una fascia oraria di operatività. I lavoratori pubblici di entrambe le categorie avranno degli obiettivi da raggiungere, ma mentre per i primi non cambierà nulla dal punto di vista del trattamento accessorio, i secondi al contrario rischiano di poterlo riscuotere integralmente solo se risulteranno produttivi. 

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L’idea di fondo è di stimolare ulteriormente gli statali in smart working a fare bene il loro lavoro affinché questa modalità di svolgimento della prestazione lavorativa non penalizzi l’utenza, ovvero cittadini e imprese. Quanto all’entità dell’incentivo in discussione, dovrebbe variare da un’amministrazione all’altra ed essere definita in seguito in sede di contrattazione decentrata. A ogni modo, si stima che si tratterà eventualmente di importi ridotti, visto che vanno considerati pure i risparmi che lo smart working porta in dote ai lavoratori e legati innanzitutto all’abbattimento dei costi per il trasporto. Per giunta il lavoro agile nella Pa sarà di natura ibrida e incentrato sulla turnazione, dunque il tempo che vedrà gli statali impiegati da remoto non raggiungerà più i picchi toccati a inizio pandemia. 

In caso saranno direttamente le amministrazioni a finanziare il “rimborso spese”, attingendo alle economie prodotte dal ricorso allo smart working organizzato. La partita è ancora aperta: vogliono vederci chiaro i sindacati perché temono che una parte dei lavoratori agili di domani possa essere penalizzata. In quest’ottica le nuove modalità di controllo delle performance degli smart worker a cui stanno lavorando le Pa assumono un’importanza ancora maggiore. Saranno i Piani integrati di attività e organizzazione, i cosiddetti Piao, che le amministrazioni pubbliche devono mettere a punto entro il 31 gennaio, a fissare i criteri in base ai quali valutare le prestazioni dei dipendenti. Atteso per questo mese un decreto della Funzione pubblica che cali a terra un “piano tipo” a supporto delle amministrazioni. 

Oggi secondo l’Osservatorio sullo smart working della School of management del Politecnico di Milano sono circa 4 milioni i lavoratori pubblici e privati in smart working, in netto calo rispetto a marzo quando superavano la soglia dei 5 milioni. Per l’osservatorio del Polimi il numero di lavoratori agili tornerà a crescere una volta finita la pandemia: in breve, quando il virus non circolerà più, grazie anche ai nuovi Piani integrati di attività e organizzazione, si prevede che nel settore pubblico trovino spazio quasi 700 mila lavoratori agili. 

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA