CORONAVIRUS

Stato di emergenza, cosa comporta dalle mascherine alle nuove zone rosse

Sabato 11 Luglio 2020 di Diodato Pirone
Stato di emergenza, cosa comporta dalle mascherine alle nuove zone rosse

Ufficialmente lo stato d'emergenza serve essenzialmente ad una cosa: far sapere al Paese che il governo è pronto a prendere in fretta nuove decisioni per fronteggiare un'eventuale seconda ondata del Covid 19. Lo stato d'emergenza infatti fa cadere in capo al governo, e nel caso di una pandemia al presidente del Consiglio e al ministro della Salute, le risposte rapide, necessarie ad evitare la diffusione di una malattia.
Nel caso italiano, però, lo stato d'emergenza è fatto anche di escamotage tecnici che possono avere una serie di ricadute sulla vita di tutti i giorni di milioni di persone.

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Lo smart working. Forse quella più importante è la proroga fino alla fine dell'anno della possibilità di effettuare lo smart working in deroga alle regole dei contratti nazionali. La deroga era stata inserita nel decreto cura-Italia con una dizione che ne fissava la scadenza al 31 luglio con la possibilità di proroga fino alla fine dell'anno. Una formulazione che potrebbe creare qualche incertezza. Incertezze che dovrebbero sparire proprio con il prolungamento dello stato d'emergenza per tutto il 2020 in attesa che magari un decreto o un altro canale normativo dispongano nel dettaglio. Lo smart working del resto resta legato all'operatività di contratti nazionale avendo effetti spesso positivi sul lavoro ma manifestando anche criticità per il tessuto produttivo dei centri storici.
Il distanziamento. Il prolungamento dello stato d'emergenza avrebbe anche il pregio di fissare automaticamente una nuova scadenza per tutte quelle norme igieniche e sociali anti-pandemia che in questi mesi abbiamo imparato ad adottare. Dunque l'obbligo di distanziamento sociale, l'obbligo di portare le mascherine sui mezzi pubblici e negli ambienti chiusi (a meno di specifiche disposizioni), l'obbligo di evitare assembramenti, gli obblighi importantissimi di rispettare la quarantena.

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Le zone rosse. Chiaramente lo stato d'emergenza consente all'autorità centrale di istituire nuove zone rosse ovvero di organizzare cinture di controllo composte dalle forze dell'ordine e dai militari intorno ad aree specifiche (o su tutto il territorio nazionale) dalle quali è vietato uscire e nelle quali è vietato entrare con le eccezioni stabilite dalle prefetture. E' bene ssere chiari: anche le Regioni hanno il potere di varare zone rosse in aree di loro competenza, lo Stato può farlo sia in aree limitate che per tutto il paese.
 


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Stato di emergenza, i poteri speciali

Punto decisivo dello stato d'emergenza è quello dei poteri speciali assegnati alla Protezione Civile che può violare i diritti della proprietà privata requisendo materiali di aziende o di enti per metterli a disposizione delle strutture sanitarie che ne hanno bisogno. Sempre la Protezione Civile può adottare iniziative veloci senza rispettare lungaggini burocratiche per lanciare bandi. Oppure può disporre la costruzione di infrastrutture, come gli ospedali dedicati o quelli da campo, in aree specifiche ignorando la legislazione urbanistica. Con lo Stato d'emergenza sempre la Protezione Civile, o nel caso specifico la struttura commissariale affidata al commissario Domenico Arcuri, potrà continuare ad acquistare beni specifici senza fare gare, calmierare e fissare prezzi di beni come è accaduto per le mascherine chirurgiche, addirittura creare intere filiere manifatturiere come per i vari tipi di Dispositivi di Protezione Individuale.

I poteri di controllo. Il punto più delicato dello stato d'emergenza è la possibile limitazione delle libertà personali ed economiche da parte del governo. E' evidente che per provvedimenti di chiusura generalizzata come fu il lockdown nazionale deciso all'inizio di marzo serviranno (speriamo tutti di no) altri Dpcm specifici ma lo stato d'emergenza consente al governo di vararli dribblando de facto il ruolo del Parlamento anche se il Pd nel decreto sulle elezioni ha inserito un articolo che obbliga il governo a illustrare un Dpcm in Parlamento prima del suo varo con la semplice firma del premier..

I rapporti con le Regioni. Un altro punto importante messo in discussione dallo Stato d'emergenza è quello del rapporto fra Stato e Regioni. Quando fu proclamato a fine gennaio con un semplice atto amministrativo lo stato d'emergenza sanitario servì semplicemente a chiudere i voli diretti con la Cina, un provvedimento più di facciata che sostanziale. Ma in realtà lo stato d'emergenza assegna allo Stato l'intera operatività sul fronte delle epidemie sottraendola alle Regioni che invece per quanto riguarda la sanità sono abituate da decenni a navigare ognuna per proprio conto. Ma questo non è un nodo solo amministrativo ma un punto di debolezza della nostra struttura amministrativa perché il governo non è detto che duri 5 anni mentre i presidenti delle Regioni sì. E dunque il nostro sarà sempre uno stato d'emergenza all'italiana.

Ultimo aggiornamento: 14:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA