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Stupro di capodanno a Roma, la telefonata della mamma all'indagato: «Fai i nomi» e lui: «Non sono infame»

Lunedì 25 Luglio 2022
Stupro di capodanno, la telefonata della mamma all'indagato: «Fagli il nome dei pariolini» e lui: «non sono infame»

«Se non dici la verità, diventi indagato, ed è peggio. Qui c’è stata una brutta cosa, tu continui a sta’ contro di loro (i carabinieri), te la fanno pagà. È la legge». È la sfuriata di una madre al figlio minorenne, indagato per lo stupro di una ragazza di 16 anni durante una festa di Capodanno in una villetta in zona Torresina a Roma il 31 dicembre 2020.

La telefonata avvenuta tra il 10 e l'11 febbraio 2021 è stata intercettata dai Carabinieri e parzialmente riportata dal Corriere della Sera. Il testo fa emergere nuovi dettagli sull'indagine che al momento vede indagati uno dei maggiorenni partecipanti alla festa (che verrà giudicato con rito immediato) e diversi minori.

La telefonata dell'indagato con la mamma 

La telefonata tra il minorenne indagato e la madre avviene poco prima del secondo interrogatorio. Il ragazzo era stato già sentito una prima volta dai Carabinieri a seguito della denuncia della 16enne, come persona informata sui fatti, ma non aveva fatto i nomi delle persone presenti alla festa.

La madre, che lo aveva accompagnato in caserma in quanto minore, era stata informata del silenzio del figlio da un Carabiniere. Così durante la chiamata prova a convincerlo a parlare: «Basta cavolate, te zozzi la vita per niente» dice. Ma il ragazzo non ne vuole sapere: «I carabinieri so' degli infami, prendo il tagliacarte e glielo dò in gola. Io so’ psicopatico. Se mi metto la loro divisa, per me è uno stupro»». 

La donna si innervosisce, cerca di farlo ragionare: «Lavorano, cercano la verità. Se la ragazza è stata in ospedale, allora è stata stuprata. Pertanto gli devi dire la verità, basta cavolate. Lo so che non hai fatto niente, altrimenti mi facevi schifo, anche se sei figlio mio». E continua: «Devi essere leale e piantarla di dire che stavi alla festa da solo, come un encefalitico. Se non dici la verità, diventi indagato, ed è peggio. Qui c’è stata una brutta cosa, tu continui a sta’ contro di loro ( i Carabinieri, ndr), te la fanno pagà. È la legge». 

 

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La legge della strada «Io non faccio nomi, non sono infame»

Il ragazzo è irremovibile: «A ma’, io non faccio i nomi di gente che manco frequento». La madre però gli fa notare che qualcuno il suo nome lo ha fatto : «Il mio nome non l’hanno fatto gli amici miei. Er mio nome l’hanno potuto fare i pariolini». La donna, esasperata replica «Fagli il nome dei pariolini». E lui: «Io non sono un infame».

Il racconto: «la ragazza mi ha detto di volere un rapporto» 

Alla fine della telefonata, il minorenne racconta la sua versione dei fatti: «C’ho avuto una mezza cosa. Mi ha detto di volere un rapporto. Siamo andati nel bagno, io e lei. Come fai a damme lo stupro?». La madre gli crede. Il ragazzo dice di non avere paura e di poter contare su agganci in grado di evitargli i guai: «Ho chiamato maestro Angelo (ancora non identificato), c’hanno gli avvocati di Carminati, pe ‘na cosetta così sto fuori in due minuti». 

La telefonata si chiude con la madre esasperata che chiede al figlio di farsi accompagnare dal padre in procura la prossima volta. «Io non reggo un'altra volta» dice. «Se a Capodanno fossi stato a casa, che manco se poteva usci’…». 

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Ultimo aggiornamento: 17:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA