Ciro Grillo, prime testimoni in aula: «Contraddizioni tra dichiarazioni dopo violenza e verifiche inquirenti»

Stupro di gruppo nella villa di Beppe Grillo, i legali di Ciro: «Dalle testimonianze prime contraddizioni»
Stupro di gruppo nella villa di Beppe Grillo, i legali di Ciro: «Dalle testimonianze prime contraddizioni»
Mercoledì 1 Giugno 2022, 19:51 - Ultimo agg. 2 Giugno, 16:07
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Contraddizioni e incongruenze tra le dichiarazioni rilasciate al momento della denuncia e le indagini effettuate dagli inquirenti. Di più non è dato sapere sulle testimonianze ascoltate durante l'udienza del processo per violenza sessuale di gruppo su due ragazze che vede imputati Ciro Grillo, figlio di Beppe, e tre suoi amici genovesi, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria.

 

In udienza ascoltati i primi sei testimoni

Al tribunale di Tempio Pausania, davanti al collegio di giudici presieduto da Marco Contu (a latere Nicola Bonante e Marcella Pinna), sono comparsi i primi sei testimoni: si tratta dei carabinieri di Milano che hanno raccolto la denuncia di una delle ragazze e dei carabinieri di Genova che hanno effettuato perquisizioni e sequestri nelle abitazioni dei quattro imputati. E sono arrivate le prime sorprese. Nelle ricostruzioni fatte in aula sarebbero emerse delle contraddizioni fra le dichiarazioni rilasciate al momento della denuncia della violenza e quanto verificato dagli inquirenti. Contraddizioni che gli avvocati della difesa definiscono «incongruenze», senza entrare nei dettagli: «Il processo è a porte chiuse per tutelare tutte le parti. Stiamo parlando di ragazzi 20enni che se risultassero innocenti sarebbero loro delle vittime», dichiara il difensore di Ciro Grillo, Andrea Vernazza.

 

In aula riprodotti audio e video sequestrati

All'udienza  non erano presenti né gli imputati, né le due presunte vittime che si sono costituite parti civili con gli avvocati Giulia Bongiorno (assente anche lei e sostituita da un suo delegato) e Vinicio Nardo. Assente giustificata anche una donna carabiniere che aveva svolto i primi accertamenti: sarà sentita nel corso della prossima udienza. Si ritornerà in aula il 6 luglio: saranno chiamati a deporre ancora i pubblici ufficiali impegnati nelle prime fasi dell'indagine e alcuni vicini della villa di Porto Cervo di proprietà di Beppe Grillo, dove la notte tra il 16 e 17 luglio del 2019 si sarebbe consumata la violenza. Su richiesta dell'avvocata Cuccureddu, accolta dai giudici, saranno di volta in volta riprodotti in aula, quando possibile, gli audio e i video sequestrati dagli smartphone dei ragazzi e delle ragazze.

 

La denuncia della 19enne in vacanza

Il calendario delle udienze è lunghissimo, programmato fino al giugno 2023. Finora tutto l'impianto accusatorio si basa sulla denuncia partita da una ragazza italo-norvegese che vive a Milano. Nell'estate 2019, rientrata a casa dopo le vacanze in Sardegna, la giovane, 19enne all'epoca dei fatti, aveva raccontato alla famiglia e poi ai carabinieri di essere stata stuprata dai quattro amici nella villetta di Beppe Grillo, dopo una serata trascorsa al Billionaire, dove lei e un'amica avevano conosciuto Ciro e gli altri.

La notte da incubo dello stupro di gruppo

Poi si erano trasferiti tutti nella residenza di Porto Cervo per concludere la nottata. Qui la ragazza ha denunciato di essere stata costretta a bere vodka, quindi stuprata prima dal solo Corsiglia e in un secondo momento anche dagli altri tre. Tutto ripreso con gli smartphone dai quattro amici. Video e foto che sono stati sequestrati e ammessi agli atti del processo insieme ai messaggi in chat scambiati fra loro e fra le due ragazze. La Procura accusa il gruppo di stupro anche nei confronti della seconda ragazza, oggetto di foto oscene scattate mentre lei dormiva su un divano. Tutti gli imputati  si sono sempre dichiarati innocenti: «Mai usata violenza, i rapporti sono stati consenzienti».

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