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Tassisti, proteste e caos: ma Draghi non cede. Lancio di bottigliette a Palazzo Chigi. Disagi a Roma, Milano e Napoli

Sciopero ieri e oggi contro la riforma: massiccia adesione della categoria

Martedì 5 Luglio 2022 di Giampiero Valenza
Tassisti, proteste e caos: ma Draghi non cede. Lancio di bottigliette a Palazzo Chigi. Disagi a Roma, Milano e Napoli

I tassisti italiani incrociano le braccia e scendono in strada. Lo fanno contro la liberalizzazione del settore proposta dal Governo e dopo che It Taxi (il più grande operatore in Italia, con 12mila tassisti sui 40mila dell’intera penisola) ha stretto un’intesa con Uber, il gigante dello sharing. 

Ieri mattina a Roma hanno fatto sentire la loro voce a suon di bombe carta, petardi e scie di fumogeni rossi, con un corteo che voleva essere un po’ il momento clou di una due giorni di agitazione che continuerà anche oggi. Alla fine della manifestazione i tassisti napoletani si sono staccati e hanno tentato di raggiungere Palazzo Chigi. Lì però l’assalto è riuscito male e le forze dell’ordine li hanno fermati. Tutto si è concluso con il lancio di qualche bottiglietta di plastica e cori da stadio contro il governo. Delle circa mille persone che hanno partecipato al corteo, solo un centinaio ha tentato di avvicinarsi e ancor meno, poi, ha finito la sua protesta in un picchetto in piazza Santi Apostoli, a pochi passi dalla Prefettura di Roma. 

Secondo Claudio Giudici, presidente nazionale di Uri Taxi, l’adesione alla mobilitazione su base nazionale è stata intorno al 95%. E gli effetti dello stop delle auto bianche si sono visti in molte città: a Roma, Napoli, Milano, lunghe file alle fermate degli autobus, letteralmente prese d’assalto, specialmente nelle zone del centro e all’uscita delle stazioni ferroviarie. 

 

IL TEMA
La richiesta dei tassisti che il governo ritiene irricevibile è lo stralcio dell’articolo 10 del disegno di legge sulla concorrenza. Articolo che affida al governo stesso, attraverso una delega, il compito di riordinare tutto il settore del “trasporto pubblico non di linea”. 

 

Le parti più indigeste per le sigle sindacali dei taxi sono due: quella che fa riferimento alle «forme di mobilità che si svolgono mediante l’uso di applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti» e quella relativa alla «promozione della concorrenza, anche in sede di conferimento delle licenze, al fine di stimolare standard qualitativi più elevati». 
 

Il tema delle licenze è tradizionalmente quello attraverso il quale sono passati negli anni scorsi tentativi di riforma del settore, sempre osteggiati dagli interessati; i quali temono di vedere svalutato un bene sul quale hanno investito nel passato ingenti risorse finanziarie. E non ritengono ci sia una particolare carenza nell’offerta di trasporto per gli utenti. La preoccupazione per il ruolo delle piattaforme come Uber è relativamente più recente ma si collega alla paura dei tassisti che la liberalizzazione si trasformi in un potenziamento del ruolo delle grandi società (anche multinazionali) a scapito del singolo tassista. L’offerta dell’esecutivo è dare garanzie sulle modalità di attuazione della riforma, che comunque per Palazzo Chigi è ineludibile nell’ambito del complessivo riassetto della concorrenza. 
 

I CONSUMATORI
Le 48 ore di protesta non piacciono agli utenti del servizio. «Questo non è uno sciopero contro il governo, questo è uno sciopero contro i cittadini e contro gli utenti - dice Furio Truzzi, presidente di Assoutenti - I tassisti non hanno la nostra solidarietà perché hanno colpito in modo grave chi deve muoversi in città, peraltro in violazione della legge Garanzia degli scioperi. Non possiamo essere solidali con chi va contro un miglioramento della qualità dei servizi». «Come Assoutenti - aggiunge - riteniamo che la polemica sia strumentale: l’articolo 10 tiene conto degli interessi di tutti, ed è comunque di tutta evidenza che ci voglia una riforma. Ai tassisti diciamo: fermate lo sciopero». 

 

I lavoratori, però, non ci stanno e anche oggi non accenderanno i motori delle loro auto. «Ogni anno non c’è sempre qualcosa di nuovo. Uber è una minaccia per la sopravvivenza del settore - dice Davide Bologna, uno dei tassisti “storici” della Capitale - Vogliamo un incontro con Draghi per risolvere i problemi del nostro settore e tornare a lavorare con tranquillità».
 

 

Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 19:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA