Stromboli e scosse alle Eolie, il vero pericolo è sotto il mare

Lunedì 19 Agosto 2019 di Mariagiovanna Capone

Mentre il vulcano Stromboli continua la sua attività eruttiva, sabato intorno alle 23.35 un terremoto di magnitudo 3.5 ha scosso le isole Eolie. Secondo l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l'epicentro del sisma è stato individuato a mare, a circa 10 chilometri da Salina verso Filicudi, mentre l'ipocentro a 291 chilometri di profondità. In pochi hanno avvertito la scossa e non si registrano danni.
 
Un terremoto così profondo in quest'area è assolutamente normale e conforme alla dinamica del Distretto Vulcanico Eoliano. Le isole si trovano in un'area di notevole importanza nel quadro dell'evoluzione geodinamica del Mediterraneo, poiché sono ubicate lungo il limite tra la placca euro-asiatica e quella africana. Terremoti così profondi sono innescati dal processo di subduzione della Placca Oceanica Ionica sotto l'Arco Calabro-Peloritano, con una complessa distribuzione di eventi compressivi e distensivi per deformazione indotta dal magma o dalle manifestazioni fumaroliche degli apparati vulcanici. E non è da escludere che ce ne siano anche altri.

Tutte e sette le isole emerse delle Eolie sono di origine vulcanica, ma solo alcune sono ancora attiva, e concentrate a est. Il più attivo di tutti è lo Stromboli che con le sue eruzioni esplosive illumina le notti eoliane e ricopre con i suoi lapilli incandescenti i tetti delle case di Ginostra, sul lato ovest dell'isola. Purtroppo agli inizi di luglio, un'esplosione più violenta del solito che ha incendiato la sterpaglia lungo il versante, ha provocato un morto, ma fenomeni di questo tipo in genere sono assai rari. Oltre allo Stromboli sono vulcani emersi attivi anche Vulcano (l'eruzione più recente è avvenuta nel 1888-1890), Lipari, come dimostrano le eruzioni avvenute in epoca storica e la debole attività idrotermale e fumarolica, e Panarea. Quest'ultima ha mostrato una significativa ripresa dell'attività di degassamento sottomarino nell'area sommersa ad est intorno agli isolotti di Lisca Bianca, Lisca Nera, Bottaro e Dattilo. La crisi del 2002-2003 era caratterizzata da sciami sismici, temperature elevate e presenza di specie volatili magmatiche, facendo temere una ripresa dell'attività vulcanica che per fortuna non c'è stata.

Rientrano nello stesso Distretto Vulcanico anche numerose montagne sottomarine che se unite alle sette isole Eolie formano un cerchio. Esse sono Glauco, Sisifo, Prometeo, Enarete, Eolo, Lametini, Alcione, Glabro, Palinuro, Magnaghi e Marsili. Il vulcano sottomarino Marsili è il più esteso ed elevato vulcano attivo del Mediterraneo e d'Europa, posizionato nella parte centrale dell'omonimo bacino. Le due eruzioni più recenti hanno età di circa 5.000 e 3.000 anni fa, e sono stati eventi a basso indice di esplosività. L'attività attuale del Marsili è caratterizzata da fenomeni vulcanici secondari, in particolare degassamento sottomarino, e da sismicità di bassa magnitudo.

Sebbene ci sia questo «cerchio di fuoco» nel Mediterraneo, possiamo stare tranquilli. Ogni vulcano emerso è monitorato accuratamente dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Di ciascuno è possibile rilevare con ampio anticipo l'insorgenza di fenomeni precursori, che generalmente precedono un'eruzione. I precursori sono indotti dal movimento del magma in profondità come sciami sismici, eventi sismici a lungo periodo, tremore vulcanico, deformazioni del suolo, variazioni nei gas emessi dal suolo o da fumarole. Attraverso lo studio di questi fenomeni e l'analisi della loro evoluzione nel tempo, è possibile capire in anticipo se si sta approssimando un'eruzione.

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