Torino, «Nessuno diceva nulla»: il tema in classe denuncia il bullo e nei guai finiscono i professori

Il giorno del tema il bullo era assente, così alcuni ragazzi hanno avuto il coraggio di denunciare le umiliazioni subite dall'amico disabile. Il pubblico ministero chiede un anno e sei mesi di reclusione per i professori di sostegno

Giovedì 23 Settembre 2021
Torino, «Nessuno diceva nulla»: il tema in classe denuncia il bullo e nei guai finiscono i professori

Bullizzava un compagno di classe e «nessuno diceva nulla». Tutti i giorni lo umiliava, insultava, sputava sulle sue cose e nel suo bicchiere, gli prendeva le mani trattandolo come una marionetta e nessuno diceva niente. Questo è un passaggio di un tema in classe sull'uguaglianza svolto in una seconda media di Torino che ha portato alla luce i maltrattamenti subiti da un loro compagno di classe disabile. Nei guai finiscono gli insegnanti di sostegno e potenziamento.

 

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La denuncia scattata nel tema in classe ha portato a processo gli insegnanti con l'accusa di «concorso in atti persecutori per omesso controllo». È successo nel 2015, ma ieri il pubblico ministero ha chiesto una condanna a un anno e 6 mesi per i professori che non hanno vigilato: «Erano quasi sempre assenti - hanno testimoniato i compagni  di classe - e quando c'erano, erano impegnati a guardare il cellulare o il tablet».

 

La storia è stata portata alla luce dal quotidiano La Stampa. Secondo la ricostruzione, il giorno del tema il bullo era assente e alcuni studenti hanno trovato il coraggio di raccontare le umiliazioni e i maltrattamenti subiti dal loro amico, affetto da encefalomalacia

 

Durante l'intervallo o alla prima occasione utile, il bullo andava nell'auletta del primo piano a cercare la sua vittima, nell'indifferenza totale dei professori che avrebbero dovuto vigilare. Il bullo aveva strada libera per agire nei confronti dei coetanei riuscendo a creare un clima di sottomissione assoluta.

 

«Avevo paura a parlare, temevo che gli altri non mi avrebbero seguita», ha spiegato agli inquirenti una ragazzina. Nessuno riusciva a opporsi per paura. Lui è finito a processo, adesso ha 18 anni, ma all'epoca dei fatti ne aveva 14 e non era imputabile. L'insegnante di sostegno, invece, ha patteggiato un anno di reclusione, mentre quello di potenziamento affronterà il processo

 

Ultimo aggiornamento: 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA