Treni in tilt, rete delicata: una canna da pesca può far saltare il sistema elettrico

Martedì 23 Luglio 2019 di Valentino Di Giacomo

Quasi impossibile riuscire a monitorare ogni snodo, cabina elettrica o cavo sia per i responsabili della Pubblica sicurezza che per gli esperti di Rfi per una rete che si estende per quasi 17mila chilometri tra linee fondamentali, complementari e di nodo.

Un sistema quello ferroviario altamente tecnologico, ma anche vulnerabile soprattutto quando i guasti sono provocati in maniera dolosa. Basta poco per mandare in tilt il traffico: gli obiettivi dei sabotatori si concentrano quasi sempre sui meccanismi di trazione elettrica dei treni (energia, alimentazione e linee di contatto), sugli apparati di segnalamento e gli impianti di telecomunicazione.
 
Circa 10mila cabine elettriche, 6mila pozzetti dotati delle canalette di trasmissione e migliaia di chilometri di cavi aerei. Impensabile effettuare una sorveglianza 24 ore su 24 di ogni meccanismo indispensabile ad assicurare l'efficienza della linea di trasporti nonostante l'impiego di oltre 2mila telecamere e il monitoraggio effettuato sia dalle forze di polizia che dai tecnici delle Ferrovie e delle società che forniscono l'energia elettrica. Colpire un punto di uno snodo periferico, come in una valanga, causa conseguenze sull'intera rete.

In diverse occasioni, quando gli inquirenti sono riusciti a risalire agli autori dei sabotaggi, si è sempre trattato di membri di gruppi anarchici. Più di una volta i responsabili erano stati trovati in possesso di un vero e proprio manuale per mandare in tilt la linea ferroviaria dall'eloquente titolo «Mille modi per sabotare questo mondo» in cui venivano spiegate tutte le vulnerabilità della rete e diversi modi per creare danni ai flussi dei viaggiatori su rotaia. L'incendio delle cabine e dei pozzetti dove sono contenute le canalette di trasmissione dell'energia non è abituale perché chi compie queste azioni è consapevole che in punti invisibili c'è la possibilità che vi siano nascoste delle telecamere. La modalità più utilizzata è quella della tecnica che gli inquirenti hanno soprannominato «della canna da pesca», il sistema è simile. Gli attentatori applicano dei ganci di acciaio, collegati ad un filo di nylon, sulle linee aeree dei binari che conducono l'elettricità ai treni, il più delle volte in zone di passaggio lontane dalle stazioni, in modo da rendersi invisibili ad eventuali sistemi di videosorveglianza. Al passaggio del treno i ganci vengono arpionati, proprio come se venisse pescato, dal pantografo (la struttura sul tetto della locomotiva). Il pantografo, venendo trascinato, disarciona i cavi e così si riesce a mandare in corto circuito un intero convoglio. È avvenuto così sia nel 2009 sulla linea Orte-Ancona che nel 2012 sulla tratta ad Alta Velocità all'altezza della provincia di Bologna, ma di tentativi simili ce ne sono stati a decine nel corso degli anni e tutti con le tecniche dettagliatamente illustrate nel manuale diffuso sui portali di matrice anarchica. Il problema sarà tenere a bada nei prossimi giorni possibili effetti emulativi da parte di altri gruppi, ma anche di ragazzini che non di rado hanno provato a causare danni pensando di fare una bravata posizionando grandi oggetti sui binari. Il più delle volte le forze dell'ordine riescono a prevenire questi tentativi.

Ultimo aggiornamento: 17:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA