CORONAVIRUS

Turismo e coronavirus, mossa italiana all'Unione Europea: «Report sulle Regioni sicure»

Martedì 19 Maggio 2020 di Cristiana Mangani

Niente black list o corridoi privilegiati. L'Italia spinge sull'Unione europea per tentare di riportare i turisti nel nostro paese. Sul tavolo delle trattative il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha messo «garanzie, ma soprattutto un report settimanale sull'indice di contagio», effettuato regione per regione. Qualcosa che indichi dove i villeggianti potranno recarsi senza rischi: quei luoghi dove il Covid è praticamente assente, le regole sono rispettate e, anzi, c'è timore per gli arrivi incontrollati. A cominciare dalla Sardegna, che ha previsto un regime per l'ingresso molto severo: test sierologico prima di mettersi in viaggio e tampone appena arrivati a destinazione. 

La volontà di ripartire è tanta, e in particolare nel settore del turismo che pesa sull'economia del paese con un 13% del Pil e oltre 4 milioni di posti di lavoro. In vista della stagione estiva si cerca in ogni modo di correre ai ripari, tentando di spingere sui partner più restii. L'Italia punta alla collaborazione della Germania, da dove proviene il maggior numero di visitatori, ma deve fare i conti con il nodo Austria, che non è disposta a consentire il passaggio di chi torna dalle nostre località turistiche. 

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«Dal 3 giugno ci si potrà muovere tra le regioni e siamo pronti ad accogliere in sicurezza cittadini europei che vogliono passare le loro ferie in Italia. Le nostre strutture sono pronte, preparate e all'avanguardia», ha assicurato Di Maio ai colleghi di Germania, Austria, Croazia, Cipro, Grecia, Spagna, Portogallo e Slovenia in una videoconferenza dedicata al tema. Il titolare degli Esteri ha fatto appello allo «spirito europeo», perché altrimenti - ha spiegato - le ricadute peserebbero su tutti: è quindi il momento di riaprire i confini - è il suo messaggio -, senza ricorrere a sleali corridoi turistici con accordi bilaterali ed eliminando l'Italia dalle liste nere dei diversi ministeri degli Esteri, i cosiddetti «sconsigli di viaggio». «Noi lo faremo, ma ci aspettiamo reciprocità», ha affermato. Il riferimento di Di Maio è a Grecia e Croazia che hanno dovuto fare i conti con una epidemia più leggera e che stanno lavorando per avviare accordi bilaterali e riportare i turisti sulle loro spiagge.
 


​Dalla Germania, però, arriva una doccia fredda: «Le vacanze in Italia o in Spagna? È troppo presto per decidere, dobbiamo ancora parlarne», ha fatto sapere il ministro tedesco Heiko Maas al termine del vertice. Maas concorda, comunque, con Roma che eventuali accordi bilaterali per mandare i propri turisti solo in determinati Paesi siano contrari allo «spirito europeo», ma avverte: «Io auspico che tutti possano avere la situazione sotto controllo a un certo punto, in modo che si possa di nuovo viaggiare senza avere riserve. Ma non so se sarà possibile per tutti questa estate».​

Su Twitter è arrivata la replica di Di Maio che, confortato dal no di Berlino ai corridoi turistici, ha presentato una serie di garanzie per rassicurare in particolare i tedeschi. «Prima di tutto - ha proposto - forniremo un aggiornamento settimanale dell'andamento epidemiologico regione per regione e questo aiuterà molto i tour operator a gestire i pacchetti di viaggio dai Paesi europei verso l'Italia». Anche la Svizzera, che come Germania, Austria e Francia punta a riaprire le frontiere il 15 giugno, ha espresso qualche dubbio: «È possibile che (dal 3 giugno, ndr) dalla Svizzera si potrà raggiungere l'Italia, ma non è detto che sarà possibile il contrario», hanno fatto sapere da Berna. Mentre dal vertice con la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un messaggio più ottimista: «Ci sarà una stagione turistica in Europa», ha assicurato, ricordando che la Francia «non ha mai imposto divieti di circolazione verso l'Italia, non sono mai state chiuse le frontiere».

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La trattativa si presenta lunga e difficile. Bisognerà vedere come si evolverà il trend dell'epidemia. Per questa ragione, con la fine del lockdown i controlli da parte del Viminale continueranno, ma - in base a una circolare che verrà diffusa oggi - l'attività sarà puntata principalmente a vietare gli assembramenti e a verificare che le distanze di un oltre vengano rispettate. 

Ultimo aggiornamento: 13:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA