Vaccino ai bambini 5-11 anni, dosaggi ad hoc e aree pediatriche negli hub: via dal 23 dicembre

Martedì 30 Novembre 2021 di Erminia Voccia
Vaccino ai bambini 5-11 anni, dosaggi ad hoc e aree pediatriche negli hub: via dal 23 dicembre

L'inverno con la variante Delta sarà diverso da quello dell'anno scorso. È questa un'altra ragione che spinge a guardare con maggiore attenzione ai bambini più piccoli, ancora senza lo scudo offerto dai vaccini. Dopo il via libera dell'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali, entro la prossima settimana anche Aifa darà l'autorizzazione alla somministrazione del vaccino anti-Covid nei bambini tra i 5 e gli 11 anni. A confermarlo è il presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco, Giorgio Palù, che ne ha parlato a «Mezz'ora in più» di Rai3. «L'autorizzazione di Ema è una garanzia. Farò vaccinare anche i miei nipotini per una serie di motivi. Con la variante Delta è cambiato il volto della malattia e anche i bambini ora si ammalano di più, questo virus è più contagioso e li può infettare: i dati Iss ci dicono che il 30% della fascia 5-11 anni ha una delle incidenze più alte e un bambino ogni duemila viene ricoverato con un'infezione grave da rianimazione», ha precisato Palù.

Il 23 dicembre, invece, è il giorno in cui si comincerà con le prime somministrazioni, ha spiegato Franco Locatelli, coordinatore del Cts, Comitato tecnico scientifico, e presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), a SkyTG24. «Magari sarà qualche giorno prima o qualche giorno dopo - ha precisato Locatelli - semplicemente perché per quella data saranno disponibili le formulazioni pediatriche, in quanto la dose per la fascia di età 5-11 anni è di un terzo, 10 microgrammi, rispetto alla dose per l'adulto. Si è proprio voluto evitare il prelievo dalle fiale degli adulti, perché avrebbe creato situazioni in qualche modo aleatorie, per questo si è preferito aspettare la disponibilità di formulazioni pediatriche». Dal punto di vista strettamente organizzativo, occorre allestire delle aree pediatriche negli hub vaccinali. Un'esigenza sulla quale si sta già ragionando. Oltre a Stati Uniti e Israele, dove la campagna di immunizzazione è iniziata la settimana scorsa, la lista dei Paesi dove è stata già approvata la vaccinazione dei bimbi dai 5 agli 11 anni comprende Cina, Canada, Venezuela, Argentina, Cile. Negli Stati Uniti i bambini di quella età sono quasi 28 milioni e nelle prime due settimane dall'inizio della campagna, partita a inizio novembre, è stato vaccinato il 10% di loro. Si potrebbe dire che per i genitori che hanno deciso di far vaccinare i figli sia cominciata un'altra vita, un'esistenza forse più simile a quella pre-Covid. Su questo punto Locatelli ha cercato di smontare dubbi e perplessità: «Ho anche sentito frasi secondo cui occorre aspettare quello che emerge dalla vaccinazione in altri Paesi, ma se facciamo tutti così nessuno avrà mai dei dati. Cerchiamo di fidarci delle evidenze degli studi scientifici». Tutti i vaccini sono sottoposti a delle prove, non vanno intesi come terapie geniche sperimentali. E per i bambini gli studi sono stati ancora più approfonditi. «L'approvazione per l'uso di un farmaco e quindi di un vaccino - ha proseguito il presidente del Css - si attengono a dei criteri assolutamente stringenti. Dire che è stato fatto tutto troppo in fretta mi pare assolutamente inappropriato e direi anche assolutamente ingiustificato. Ricordiamoci che questo non viene deciso in maniera arbitraria e unilaterale da parte delle aziende, ma le aziende sviluppano piani di investigazione pediatrica che vengono preventivamente sottoposti per discussione e valutazione ad approvazione da parte delle Agenzie regolatorie. Se iniziamo a mettere in discussione anche il ruolo di queste ultime, credo che davvero mettiamo in discussione dei capisaldi fondamentali su cui si articola il sistema sanitario. Sia nazionale, sia globalmente inteso». 

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In Italia i bambini dai 5 fino agli 11 anni sono quasi 4 milioni e 250mila, stando ai dati Istat. Da settimane, la Società italiana di pediatria (Sip) è impegnata in una vasta campagna a favore del vaccino, ancor prima che si fosse espressa Ema. I benefici della vaccinazione superano i rischi, che nel caso di strascichi della malattia, o Long Covid come ci si riferisce a questa circostanza, per i bambini così piccoli possono essere molto seri. Ne aveva parlato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: «Bisogna vaccinare i bambini perché, se si ammalano, c'è il rischio che abbiano complicanze che durano nel tempo, alcune reversibili altre purtroppo più o meno reversibili. Il Long Covid purtroppo si verifica nei bambini con una percentuale che dagli studi scientifici è impressionante: anche del 10-12%. Il che significa - ha sottolineato il sottosegretario - che su 100 bambini che si infettano con il Covid, 12 potrebbero avere dei sintomi di Long Covid che possono interessare vari organi e apparati: sistema nervoso centrale, cuore. Si parla tanto di miocarditi e pericarditi per il vaccino, ma nel bambino si possono avere miocarditi e pericarditi per colpa del Covid e rimangono anche dopo che hai passato il Covid. Attenzione perché oggi è quello il grosso problema: vi è una pandemia nella pandemia che è la gestione delle complicanze che il Covid dà». Non ci sarà l'obbligo vaccinale per i bimbi, questo è sicuro. D'altronde era già stato deciso nel corso della cabina di regia tra il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e i capi delegazione delle forze di maggioranza. «Assolutamente no, è un'opzione che va offerta, va fatta opera di convincimento, spiegando perché c'è un vantaggio nel vaccinare i bambini, per tutela della loro salute e dei loro spazi educativi e sociali. Ma non considererei l'obbligo», ha spiegato Locatelli. Stesso discorso per il Green Pass: «Se n'è già discusso, e il ministro Speranza è stato chiaro nel dire che in questo momento non si considerava questa ipotesi». 

Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 07:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA