AstraZeneca, cosa sappiamo davvero? Domande e risposte sul rischio trombosi

Giovedì 10 Giugno 2021 di Marco Esposito
AstraZeneca, cosa sappiamo davvero? Domande e risposte sul rischio trombosi

Se il mondo avesse affrontato la pandemia con la confusione con la quale si è gestito il caso AstraZeneca il virus avrebbe vinto alla grande. Per fortuna non è andata così e la sfida al Covid-19 ha preso la direzione giusta. Ma su Vaxzevria - questo il nome ufficiale del vaccino anglo-svedese - si sono commessi evidenti errori e l’Unione europea è stata incapace di dare una linea comune. 

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Per chi è indicato?
In Italia da fine aprile è consigliato per gli over 60 ma è stato ammesso per gli over 18. Non è stato sempre così: a febbraio era indicato fino a 55 anni e a marzo fino a 65 anni.

Quante dosi ci sono?
Alle Regioni sono state distribuite 9 milioni di dosi di AstraZenica, secondo prodotto dopo il Pfizer.

È pericoloso?
Secondo l’aggiornamento numero 3 del 28 maggio del modulo di consenso informato, in casi molto rari (fino a una persona su 10mila e non 1 su 100mila come si legge in altri report ufficiali) si possono verificare coaguli di sangue in siti insoliti come cervello, intestino, fegato e milza, associati a bassi livelli di piastrine nel sangue. I casi di trombosi purtroppo possono essere mortali.

È efficace?
Con la doppia dose protegge dal Covid-19 anche nei confronti delle varianti inglese e brasiliana mentre appare meno valido nei confronti di quella sudafricana. Curiosamente però sui documenti ufficiali Aifa, aggiornati al 2 giugno 2021, si legge ancora questa nota, riferita a Vaxzevria: «I dati degli studi clinici attualmente disponibili non consentono una stima dell’efficacia del vaccino in soggetti di età superiore ai 55 anni». 

I rischi sono compensati dai benefici?
Se AstraZeneca fosse il solo vaccino a disposizione, indubbiamente sì. In realtà ci sono alternative con altre tecnologie (utilizzate da Pfizer e Moderna) che non hanno presentato casi di trombosi. Il vaccino di Johnson&Johnson invece ha rischi simili al Vaxzevria, ma se ne parla meno perché finora ne sono state distribuite solo 1,6 milioni di dosi (in tale caso senza la necessità del richiamo).

Che devono fare i giovani?
È consigliabile, soprattutto per le donne, evitare i vaccini AstraZeneca e Johnson&Jonhson. Peraltro in alcuni paesi, come Danimarca e Norvegia, tali vaccini sono stati ritirati.

E chi ha già fatto la prima dose?
In Spagna chi ha meno di 60 anni e in Francia chi ha meno di 55 anni e ha preso la prima dose di AstraZeneca deve fare la seconda dose con Pfizer. Uno studio spagnolo con 673 volontari avrebbe escluso complicazioni. Anche la Germania consente il cambio di casa farmaceutica, ma su base volontaria. In Italia il tema è allo studio e la versione ufficiale dell’Aifa è ancora questa: «Non ci sono dati disponibili sull’intercambiabilità di Vaxzevria con altri vaccini anti-Covid-19 per completare il ciclo di vaccinazione. I soggetti che hanno ricevuto la prima dose di Vaxzevria devono ricevere la seconda dose di Vaxzevria per completare il ciclo di vaccinazione». È chiaro che tale discordanza di valutazioni induce alla confusione. In tali casi l’invito prudenziale, soprattutto per le donne di età tra i 18 e i 55 anni, è di seguire la linea di Germania, Francia e Spagna e non acconsentire alla seconda dose con AstraZeneca finché non ci sarà piena chiarezza sulla scelta da seguire.
 

Quali sono i sintomi allarmanti?
Bisogna rivolgersi immediatamente a un medico in caso di respiro affannoso, dolori al petto, gonfiore o dolore alle gambe oppure dolore addominale persistente dopo la vaccinazione. Le trombosi possono verificarsi anche tre settimane dopo la somministrazione di AstraZeneca oppure di Johnson&Johnson, per cui bisogna consultare immediatamente un medico se dopo alcuni giorni dall’iniezione si verificano mal di testa intensi o persistenti, vista annebbiata, confusione o crisi convulsive oppure se compaiono lividi sulla pelle o macchie rotonde molto piccole in un punto diverso dal sito della puntura.

Perché si verificano le trombosi?
Il meccanismo che scatena la formazione dei coaguli di sangue (sindrome trombotica associata a trombocitopenia) non è noto tuttavia il legame statistico tra vaccinazione e aumento della probabilità di tali pericolosi effetti indesiderati è stato accertato dall’Ema il 7 aprile 2021, anche se l’agenzia europea del farmaco ha ritenuto l’aumento dei rischi per la salute inferiore ai benefici per la lotta al Covid-19. 

Ultimo aggiornamento: 11 Giugno, 19:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA