Vaccino, ritardi Pfizer: il governo deve cambiare il piano. I richiami sono a rischio

Mercoledì 20 Gennaio 2021 di Mauro Evangelisti
Vaccino, ritardi Pfizer: il governo deve cambiare il piano. I richiami sono a rischio

Emergenza vaccinazioni: nel vertice governatori, commissario e governo è emerso che fino a metà febbraio Pfizer taglierà le forniture. E c’è la spaccatura tra regioni: le più virtuose, che hanno conservato le scorte del 30 per cento per la seconda dose, sono preoccupate dall’idea di svuotare i frigoriferi e aiutare quelle, come la Campania e le Marche, che rischiano di trovarsi a secco per i richiami a causa dello stop delle forniture. Nel vertice di ieri sera il governo ha proposto di attingere da un «magazzino nazionale» per salvare la seconda dose in quelle regioni dove sono finiti i vaccini a causa delle consegne a singhiozzo di Pfizer. La multinazionale farmaceutica non solo sta tagliando a sua discrezione le forniture, ma decide senza una logica quali regioni penalizzare. Arcuri: «Ci hanno annunciato nuovi tagli per la prossima settimana». Tutti d’accordo nell’intraprendere azioni «in tutte le sedi, civili e legali». Il ministro Boccia: «Serve un accordo di solidarietà tra regioni». Un solo dato: erano attese 567.770 dosi, ne arriveranno solo 397.800 (e la maggior parte, 241.020, in ritardo, oggi). L’assessore alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato: «Pensavamo piovesse, ma diluvia. Fino a metà febbraio tutte le regioni saranno in grande difficoltà per i tagli di Pfizer». 

Il governo ha proposto di presentare una denuncia contro Pfizer alla corte di Bruxelles. Le slide del commissario mostrano che sono 14 le regioni che rischiano di non avere dosi sufficienti per il richiamo: maggiormente in crisi è la Campania (mancano 24.903 dosi per la seconda iniezione), la Sicilia (meno 13.233), l’Abruzzo (meno 6.531), l’Emilia-Romagna (meno 7.896), le Marche (meno 3.968), l’Umbria (meno 4.869), Piemonte (meno 3.227), Toscana (meno 2.891). Problemi, ma i numeri sono più bassi e dunque la situazione è risolvibile, anche per Liguria, Valle d’Aosta e Veneto. Per ora il Lazio ha scorte sufficienti (la filosofia è stata quella di tenersi il 30 per cento), ma presto la situazione potrebbe precipitare e comunque dovrà rallentare la vaccinazione. L’Ema (l’agenzia europea per i farmaci) ha giustificato Pfizer: «Disguidi e ritardi si devono al fatto che l’azienda sta cercando di aumentare la produzione e, a fronte dei molti ordini ricevuti, non ha avuto la possibilità di fare scorte di materie prime».

Una spiegazione che però non soddisfa l’Italia visto che Pfizer ha avvertito solo all’ultimo momento dei tagli e, soprattutto, li ha distribuiti in modo arbitrario. I governatori non hanno nascosto la loro preoccupazione. Zaia (Veneto): «La mia proposta, dati i ritardi nelle consegne previste, è che le seconde dosi del vaccino siano intanto garantite dal magazzino nazionale. Io capisco che un’azienda possa avere dei problemi, ma vogliamo capire se siamo stati gli unici penalizzati». Dall’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che è anche presidente della Conferenza Stato-Regioni: «Le riduzioni di Pfizer devono essere solo temporanee». E non può essere la multinazionale a decidere come distribuire le dosi superstiti, «ma il governo». Boccia ha detto ai governatori: «Le emergenze legate al Covid-19 non conoscono le liturgie delle crisi di governo, per questo vi abbiamo convocato anche se si sta votando la fiducia in Senato. Se il 29 gennaio Ema autorizzerà AstraZeneca sono confermate le 8 milioni di dosi per il trimestre successivo. Andiamo avanti uniti: ora serve essere molto rigorosi nel pretendere il rispetto della distribuzione delle dosi prodotte, settimana per settimana». 

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Al vertice di ieri sera, per la Lombardia si è collegato il presidente Attilio Fontana, non l’assessore al Welfare, Letizia Moratti (nominata al posto del leghista Giulio Gallera), che il giorno prima aveva causato reazioni indignate e bipartisan con la sua proposta di assegnare le dosi di vaccino sulla base del Prodotto interno lordo, di fatto aveva chiesto di favorire i territori più ricchi. Molte le critiche anche dalla stessa parte politica, il centro destra. Il presidente della Calabria, Nino Spirlì, ha tagliato corto: «Moratti? Le decisioni vanno prese nelle sede opportune». Sempre dal centrodestra ha bocciato l’uscita della Moratti l’assessore Rocco Leone, della Basilicata: «Sono del centrodestra, ma la Moratti quell’uscita se la poteva risparmiare». Lei, la Moratti, ieri ha inviato la lettera ad Arcuri, facendo una mezza retromarcia, perché non cita più il Pil ma «il dinamismo economico della Lombardia, motore trainante del Paese». Cambia poco.
 

Ultimo aggiornamento: 16:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA