«Preparati, ti coinvolgo in un'esperienza unica», l'ultimo messaggio di Andrea all'amico che l'ha visto morire

Giovedì 6 Agosto 2020 di Chiara Voltarel
Andrea Virzi, l'alpinista morto a 61 anni

SAN VENDEMIANO - Andrea Virzi si preparava da settimane a questa nuova avventura, studiata e calcolata nei minimi dettagli, un'esperienza nuova ma non troppo impegnativa, alla sua portata: è stata una tragica fatalità a portarsi via tutta la gioia del successo dell'impresa e a spegnere il suo sguardo ammirato sul fantastico mondo che lo circondava.
La cima Duranno, il Piccolo Cervino del Friuli in val Zemola, è stata l'ultima cima per Virzi, 61enne di San Vendemiano spirato, dopo la rovinosa caduta di circa 150 metri, all'ospedale di Udine nella notte tra venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto. 

IL DOLORE
«Andrea - racconta con dolore la moglie Marta Dalla Cia - si stava preparando da tempo per quell'escursione, aveva studiato ogni dettaglio e si era fatto guidare da un istruttore Cai, aveva preparato scrupolosamente l'equipaggiamento e consapevole di tutti i rischi che si corrono andando in montagna. È stata una fatalità, uno di quei rischi contro i quali non ci sono azioni possibili».
Era un grande sportivo, molto esigente con sé stesso e con le persone che lo circondavano a cui lui teneva molto. Aspetto che lo spingeva a porsi nuove sfide, sia nel lavoro che nello sport. 
Laureato in chimica, ha ricoperto ruoli dirigenziali in aziende italiane ed internazionali, ha trascorso molti anni all'interno di Zoppas Industries (Irca spa) e successivamente ha avuto esperienze all'estero all'interno di multinazionali. Negli ultimi anni si era dedicato alla consulenza sempre in ambito aziendale.

LA PIANIFICAZIONE
«Anche in ambito sportivo aveva raggiunto eccellenti risultati - sottolinea la moglie - tanto che lo scorso anno aveva impegnato quasi tutte le sue domeniche in maratone, mezze maratone e trail. Anche in queste occasioni era solito a curare e pianificare tutti gli aspetti organizzativi, rischi compresi».
Per Virzi quel fatidico ultimo venerdì di luglio doveva essere un momento speciale: «Ti coinvolgo in un'esperienza unica, facciamo qualcosa di più bello, facciamo qualcosa di nuovo, preparati» aveva scritto qualche settimana prima al suo compagno di cordata Stefano Geronazzo, con cui aveva condiviso tante altre imprese. 

L'INCIDENTE
«Anche se non si trattava di una salita particolarmente impegnativa, volevamo essere sicuri e abbiamo preferito affidarci a una guida del Cai. Siamo partiti da Conegliano alle 4,30 di mattina, per salire con calma ed evitare le ore troppo calde. Dopo l'avvicinamento, ci siamo legati all'istruttore che ci faceva sicurezza e con entusiasmo abbiamo raggiunto la vetta dove ci ha accolto un panorama meraviglioso, Andrea e io eravamo felici: da lì si vedeva il Pelmo, la Civetta, le Dolomiti tanto amate. Abbiamo fatto le discese in corda doppia, fino alla forcella Duranno, ci stavamo avviando all'ultimo passaggio per prendere il sentiero e arrivare al rifugio Maniago, già assaporavamo la nostra rituale birra e il nostro selfie che abitualmente immortalava le nostre uscite. Non so cosa sia successo in quel momento, avevamo ancora il casco indossato, una scivolata accidentale e Andrea è caduto indietro rotolando rovinosamente nel dirupo. Quando l'ho raggiunto ancora respirava ma era incosciente. L'elicottero del soccorso è arrivato dopo circa tre quarti d'ora, hanno fatto tutto il possibile per rianimarlo e lo hanno portato all'ospedale di Udine».

LA CERIMONIA
Il funerale verrà celebrato domani, venerdì 7 agosto, alle 15 nella parrocchiale di San Vendemiano, mentre oggi alle 18 verrà recitato il rosario. 
 

Ultimo aggiornamento: 11:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA