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Verona, morto per le ustioni Nadeem Faraz: multato perché gestiva il kebab senza green pass, si era dato fuoco per protesta

Mercoledì 15 Giugno 2022 di Annalisa Fregonese
Morto il gestore del kebab: Nadeem Faraz si era dato fuoco in via Roma ad Oderzo

ODERZO - Nadeem Faraz è morto all'ospedale di Verona. Non è riuscito a riprendersi dai danni conseguenti al terribile episodio dello scorso sabato 5 febbraio quando si era dato fuoco in piazza. «Esasperato dalle due multe che aveva ricevuto per esser stato trovato al lavoro privo di green pass. La prima dose di vaccino l'aveva finalmente fatta proprio quel sabato» ha ricostruito l'avvocato Meda. Ma nella concitazione dei controlli non era riuscito a dimostrarlo alle forze dell'ordine. Davanti alla seconda multa di 420 euro non aveva più retto, mettendo in atto quel proposito che aveva manifestato a qualche conoscente: «Io mi do fuoco». Si era cosparso d'alcol, quello che teneva al kebab di via Roma. Pochi minuti dopo le 19 di quel sabato una torcia umana era comparsa in via Roma, sotto gli occhi sgomenti dei passanti. Aveva fatto qualche decina di metri Nadeem, dal kebab verso piazza Castello.

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I SOCCORSI
Urlava di dolore
lui, gridavano i passanti; dalla vicina pasticceria Paolo Forner era uscito con l'estintore e l'aveva raggiunto e di corsa erano arrivati anche i fratelli Marchesin dal ristorante Quattro Corone, portando il secchio del ghiaccio. Minuti eterni fno all'arrivo dell'ambulanza. Sotto choc quanti avevano assistito alla scena. Il 37enne era stato portato a Treviso, quindi all'ospedale di Borgo Trento a Verona dove gli erano state riscontrate ustioni di 3° grado sull'80% del corpo. «Le sue condizioni - riferisce l'avvocato Katia Meda che insieme alla collega Marilena Marino assisteva l'uomo sul fronte legale - erano apparse subito gravissime. Era rimasto per molte settimane in terapia intensiva. Fino ad alcuni giorni fa, quando i medici avevano provato a farlo uscire portandolo nel reparto Grandi Ustionati».

LE COMPLICAZIONI
«Ma erano sopraggiunte complicazioni respiratorie, tanto che era dovuto esser nuovamente ricoverato in Terapia Intensiva - riprende Meda- . I medici erano stati franchi, mi avevano detto che le sue aspettative di vita erano brevi. Ma - aggiunge commossa l'avvocatessa - non avrei mai immaginato che ci lasciasse così presto. E' davvero una vicenda terribile. Il mio assistito aveva i suoi problemi, tuttavia il percorso per risolverli era stato avviato. Finchè c'è vita c'è speranza. Per Nadeem ora di speranza non ce n'è più». Una vecchia condanna per possesso di 4 grammi di droga in Grecia; un'indagine per immigrazione clandestina, lui si era sempre proclamato innocente a Torino: questi i guai del 38enne. Uno zio gli aveva offerto lavoro ed ospitalità ad Oderzo. Così Nadeem era arrivato al kebab di via Roma, che gestiva con entusiasmo, tanti i teenager che lo apprezzavano. Rispettava l'obbligo di dimora, il tribunale gli aveva concesso di lavorare. E poi l'arrivo del Covid, con la regola del green pass per poter lavorare. L'obbligo di dimora non gli consentiva di raggiungere una sede vaccinale, neppure di fare quelle poche decine di metri per andare in una farmacia per il tampone. Alla seconda multa non ha più retto. Tornerà in Pakistan, dentro ad una bara.
 

Ultimo aggiornamento: 13:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA