Green pass europeo, c'è l'accordo (ma ogni Paese decide per sé): tamponi, minori, quante dosi di vaccino

Sabato 22 Maggio 2021 di Gabriele Rosana
Green pass europeo, c'è l'accordo (ma ogni Paese decide per sé): tamponi, minori, quante dosi di vaccino

L'accordo sul certificato c'è, il documento è unico per tutti, ma la strada da fare per avere le stesse regole in Europa è ancora lunga. All'indomani dell'ok di Parlamento, Consiglio e Commissione sul certificato digitale Ue Covid-19, la sensazione diffusa è che l'Europa continui ancora a muoversi a troppe velocità. Gli Stati, si apprende da fonti di Bruxelles, potranno decidere infatti individualmente se accettare una sola dose di vaccino o se richiederne due, se testare o meno i bambini che viaggiano insieme a genitori già immunizzati e pure la validità massima del tampone. 

Dalla Commissione, però, si celebra l'intesa che «garantirà la libera circolazione dei cittadini in piena sicurezza. Vogliamo che gli Stati membri siano pronti il 1° luglio, ma si potrebbe cominciare anche prima» così il responsabile della Giustizia Didier Reynders - e i 100 milioni stanziati per l'acquisto di mezzo miliardo di test rapidi. 

17 Paesi Ue, Italia compresa, hanno già effettuato le sperimentazioni tecniche della piattaforma che garantirà caricamento e scansione del pass, un codice QR che, su supporto smartphone o cartaceo, attesterà quando si è stati vaccinati (e con quale prodotto), se si è guariti dall'infezione, oppure se è stato effettuato un tampone con risultato negativo. La regola generale è che non si possano imporre restrizioni ulteriori (come l'obbligo di test all'ingresso o la quarantena) a chi è in possesso del certificato Ue, ma gli Stati potranno decidere temporaneamente di derogare al principio e introdurre misure più stringenti per chi arriva nel loro Paese, notificandole a Bruxelles.

È in particolare sulle caratteristiche concrete e le tempistiche di validità della prova fornita dal certificato, però, che ogni governo Ue potrà fare da sé, o quasi. È rimesso infatti alla valutazione di ogni Stato se sarà sufficiente una sola dose per considerare la persona vaccinata o se occorreranno entrambe (per i prodotti che ne prevedono due): qualunque sia la deliberazione finale, però, chiariscono da Bruxelles, il Paese dovrà garantire lo stesso trattamento a tutti, cittadini e non. 

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Fonti della Commissione spiegano anche come funzionerà il pass per chi è guarito dall'infezione: farà fede il test molecolare con cui si è appreso di essere positivi. La copertura, però, non andrà oltre i 6 mesi; ma ogni Stato potrà fissare periodi più brevi, nel qual caso la persona guarita e non ancora vaccinata dovrà effettuare un tampone. Nulla da fare, invece, per i test sierologici: il certificato non li riconoscerà, almeno per il momento, anche se la decisione potrà essere rivista tra 4 mesi. A supportare la scelta dell'Ue anche l'Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, secondo cui il sierologico «non dà assoluta garanzia che la persona non sia contagiosa o protetta contro l'infezione».

Caos in vista pure sulle tempistiche per i test molecolari: i singoli Paesi potranno continuare a scegliere se accettare tamponi effettuati nelle ultime 24, 48 o 72 ore; ma funzionari dell'esecutivo Ue assicurano che il lavoro continua dietro le quinte per assicurare un «approccio comune». Il rompicapo è assicurato. La Commissione prova a mettere una toppa e ricorda che c'è un portale online (reopen.europa.eu/it) dove recuperare tutte le informazioni utili per organizzarsi alla vigilia della partenza verso un altro Paese. 

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