I vigili del fuoco di Napoli eroi
​primi ad arrivare e a salvare vite

Domenica 28 Agosto 2016
Sono settanta i vigili del fuoco napoletani al lavoro tra le macerie di Amatrice. Sono distrutti dalla stanchezza ma non smettono di scavare e di lavorare perché non riescono ad allontanarsi da quelle pietre che potrebbero nascondere ancora corpi senza vita.

Le squadre di emergenza di Napoli sono state le prime a raggiungere Amatrice e il motivo è un caso assolutamente fortuito. Il direttore regionale dei Vigili del Fuoco della Campania, Giovanni Nanni, è originario di Montereale, venti chilometri in linea d’aria da Amatrice: «Ero appena tornato nella mia città di origine dopo aver coordinato il recupero delle salme dei sub morti a Palinuro. Quella stessa notte sono stato svegliato dalla scossa. Ho capito subito che c’era bisogno del nostro intervento. Subito ho preso contatti con il nostro centro operativo nazionale. Prima delle cinque del mattino le squadre di emergenza della Campania erano già in movimento per Amatrice. Sono arrivate lì quando il sole non era ancora sorto».

E immediatamente i vigili del fuoco della Campania si sono messi al lavoro. Le prime due ragazze estratte vive dalle macerie le hanno salvate loro, i pompieri-eroi che erano partiti nella notte da Napoli. E tutt’ora quegli uomini non smettono di scavare tra le macerie del paese distrutto «perché adesso c’è la dolorosa operazione del recupero dei corpi senza vita - spiega l’ingegnere Nanni - Oggi (ieri per chi legge n.d.r.) sono stati i vigili del fuoco di Napoli che hanno deciso di prodigarsi per il recupero di una salma in un’area estremamente pericolosa. I familiari chiedevano di poter ricevere il corpo per dargli sepoltura, per piangere, ma nessuno osava rischiare per compiere quella pietosa operazione. Loro non ci hanno pensato due volte e hanno fatto di tutto per arrivare lì. Alla fine ci sono riusciti. Non è questione di fare il proprio dovere, qui entrano in gioco anche il cuore e la passione».

Ad Amatrice tra le squadre speciali inviate dalla Campania ci sono le unità cinofile che hanno dato una grande mano nel recupero dei sopravvissuti, poi ci sono molti mezzi meccanici inviati da Napoli: piccole escavatrici per le operazioni «chirurgiche» di movimento delle macerie senza provocare ulteriori danni ai sopravvissuti e grossi mezzi per lo spostamento di cumuli più grandi. Dopo gli interventi di salvataggio per i superstiti e di recupero delle salme, adesso inizia una fase ulteriormente delicata, quella dell’eliminazione dei pericoli dalle macerie: «Ad esempio stiamo recuperando dai detriti decine di bombole di gas. Rappresentano un pericolo vero e incombente, le portiamo via e le rendiamo inerti», spiega il direttore Nanni. Poi verrà il momento delle squadre di esperti in puntellamento che metteranno in sicurezza gli edifici che hanno resistito al crollo ma sono pericolanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA