Violenza sulle donne: nel 2020 una vittima ogni tre giorni. E il lockdown ha pesato

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Alessandra Camilletti

Il numero è quasi a tre cifre e mancano oltre trenta giorni alla fine di questo difficile 2020. Nei primi dieci mesi dell'anno sono state 91 le donne vittime di omicidio. Una ogni tre giorni. Risvolto della pandemia. Già, perché, «il lockdown ha fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno, aumentando quello nei rapporti di convivenza e riducendolo negli altri casi», rileva il VII Rapporto Eures sul Femminicidio in Italia. Un dato in lieve flessione nel suo complesso, rispetto ai 99 casi dello stesso periodo dello scorso anno, ma che rivela i mille volti della violenza contro le donne. Ad essere in flessione sono solo le vittime femminili della criminalità comune. È ancora sostanzialmente stabile il numero dei femminicidi familiari (da 85 ad 81), come quello dei femminicidi di coppia (56 in entrambi i casi). Aumentano le donne uccise nel contesto di vicinato: sono quattro, nel periodo precedente non c'erano state. L'incidenza del contesto familiare ha raggiunto il valore record dell'89 per cento, superando il già altissimo 85,8 del 2019. 

Dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, arriva l'appello a «rafforzare nella società la cultura della parità non ancora pienamente conseguita». Parità ad ogni livello. C'è un altro numero da tenere a mente nella Giornata contro la violenza sulle donne che cade oggi, ma come in tutti i giorni dell'anno. Un dato in salita e ancora a due cifre. Da gennaio al 31 maggio sono saliti dell'11 per cento i soprusi in famiglia, rispetto allo stesso periodo del 2019. Complice ancora il lockdown, che «ha portato a situazioni di convivenza forzata», ricostruisce anche il primo report del ministero della Giustizia sul Codice Rosso, a poco più di un anno dall'entrata in vigore della legge. Stretti tra le quattro mura domestiche si è sofferto anche di più. Il numero dei procedimenti iscritti per il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi è passato da 36.539 a 40.726. Al contrario, è emersa una riduzione di altri reati: meno 4 per cento di violenze sessuali, meno 10 per cento di corruzioni di minorenne, meno 17 per cento di violenze sessuali di gruppo, meno 4 per cento di stalking. Paradosso vuole che anche questo sia effetto lockdown.

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Il premier Giuseppe Conte sottolinea che «il percorso da fare è ancora lungo. Il Codice Rosso è solo un tassello fondamentale importantissimo che riguarda il momento in cui la violenza è già avvenuta: non basta». E in un incontro al Senato chiosa: «A causa delle misure interdittive, abbiamo involontariamente creato molto disagio». Rileva l'Istat che in dieci mesi c'è stato il record di chiamate al 1522, con aumenti elevatissimi nei mesi di blocco forzato. Da metà marzo a metà aprile le telefonate valide sono state 5.031: più 73 per cento. «La violenza è una conseguenza dei comportamenti. Interveniamo educando», sottolinea Alessandra Todde, sottosegretario al Mise. 

Per i quattro nuovi reati introdotti dal Codice Rosso riepiloga il Guardasigilli Alfonso Bonafede sono state aperte 3.932 indagini. Novanta i processi conclusi, 80 le condanne. Oltre mille le indagini aperte per revenge porn. Trentadue le inchieste per induzione o costrizione al matrimonio. Oltre 2.700 le indagini per la violazione delle misure di protezione per le vittime. Sono 82 le inchieste per lesioni permanenti al viso, sfregi nello sfregio.

 

Ultimo aggiornamento: 20:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA