La Xylella non si ferma, attaccati gli ulivi dei vip

Lunedì 10 Dicembre 2018 di Gigi Di Fiore
Dopo i timori, arriva la conferma ufficiale del terzo monitoraggio concluso dall'Agenzia regionale pugliese per le attività irrigue e forestali. La «xylella fastidiosa» avanza verso il nord. Ne sono state trovate tracce in altri 75 ulivi: 39 a Carovigno, 33 a Ostuni, due a Ceglie Messapica e uno a Fasano. Nella zona dei vip, dove molti trulli e ville sono stati comprati da personaggi famosi.

Più di 11 anni fa, Paola Barale e Raz Degan hanno preso un trullo a Cisternino. Anche Cesare Fiorio, ex ds della Ferrari, comprò una masseria fra Ostuni e Ceglie, così come Raoul Bova e Roberto Donadoni.

«La xylella non ha confini e avanza a ritmo serrato come dimostrano i dati» dice Gennaro Sicolo, presidente del Consorzio nazionale degli olivocoltori (il Cno). Gli ultimi rilievi, avviati il 5 novembre nell'area tra Cisternino Ceglie, Ostuni e la Piana degli ulivi monumentali, ha fatto scattare il nuovo allarme a cinque anni dai primi Sos. Il batterio ha avanzato di otto chilometri a nord rispetto al precedente monitoraggio. Per la prima volta, sono stati individuati tre casi nella Piana degli ulivi monumentali tra Cisternino e Ostuni.
 
Enzo Lavarra, presidente del Parco Dune Costiere, sollecita «interventi» e definisce «fatale» dare credito a cure alternative. Un invito a partire con gli abbattimenti, dove è necessario. Dopo il contagio dei primi 582 ulivi salentini e i contrasti tra le ordinanze di sospensiva del Tar e le decisioni dell'Unione europea che chiede gli abbattimenti, i monitoraggi confermano che il pericolo resta attuale.

Anche la Regione Puglia ha dovuto prendere atto che «l'ampliamento della zona infetta di fatto vanifica il lavoro sinora effettuato di individuazione dei focolai e di applicazione delle misure di eradicazione e contenimento» come dice la delibera di giunta del 24 ottobre scorso sulle azioni di contrasto della «xylella fastidiosa» per gli anni 2018 e 2019. Nello stesso provvedimento, viene deciso di estirpare le piante infette, tutelando gli olivi monumentali e individuando possibili misure alternative all'estirpazione.

Di certo, dal primo focolaio di infezione nella zona salentina di Gallipoli, gli sradicamenti sono stati necessari tra Lecce e Brindisi. Il vice presidente pugliese della Confederazione italiana agricoltori, Giannicola D'Amico, commenta: «La xylella non ha atteso i tempi della giustizia, della politica e della burocrazia, rallentati da teorie fantascientifiche e senza alcun fondamento che hanno creato solo disinformazione e confusione». E ancora: «Siamo di fronte ad un'emergenza straordinaria, che va affrontata con poteri e fondi straordinari».

In due mesi, nella cosiddetta fascia di contenimento gli alberi di olivo infettati dalla «xylella fastidiosa» sono passati da 735 a 2251. Lo sostiene Gennaro Sicolo del Cno. Che spiega: «Bisogna procedere subito all'eradicazione delle piante infette, con gli immediati rimborsi per gli agricoltori colpiti».

Storia, agricoltura, tradizione, interessi economico-produttivi: sulla xylella, in cinque anni si sono scontrate tesi diverse. Ma il caso del batterio che aggredisce i secolari ulivi pugliesi dimostra le difficoltà nell'arginare questa emergenza agricolo-ambientale. Un limite confermato anche a Napoli sui pini di Posillipo piantati nel 1930 che rischiano di morire. Un allarme lanciato dall'agronomo ed ex ministro Alfredo Diana, poi confermato dal professore Enzo Topa. Stavolta, il batterio si chiama «cocciniglia-tartaruga», apparso in Europa nel 2014. Nel capoluogo campano, i pini sono 6mila, a Posillipo ne sono rimasti in piedi 600 su 1100 piantati 88 anni fa. Dice il professore Topa: «Duecento pini sono secchi, altri 200 moriranno in un paio di anni. Viene fatta una manutenzione del verde inesistente». Ultimo aggiornamento: 12:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA