Zona gialla, Sicilia e Sardegna tremano: boom ricoveri e terapie intensive

Giovedì 26 Agosto 2021 di Diodato Pirone
Zona gialla, Sicilia e Sardegna tremano: boom ricoveri e terapie intensive

In Italia si segnala una lieve risalita dei contagi ieri a quota 7.548. Difficile individuarne le cause poiché il crollo dei tamponi nel periodo ferragostano falsa calcoli e confronti. Quello che è certo è che fra i circa 4.000 ricoverati negli ospedali la grande maggioranza sono non vaccinati e questo significa che, poiché il 70% della popolazione ha ricevuto almeno una somministrazione, il 30% di italiani ancora non vaccinati continua a mantenere in tensione il sistema ospedaliero italiano. Sempre a causa dell’alta percentuale di non vaccinati la Sicilia si sta rapidamente portando verso la zona gialla nella quale sono già collocati di fatto gli abitanti di 55 Comuni dell’isola. 

I dati diffusi ieri dall’Agenas, l’agenzia dei servizi delle Regioni, parlano chiaro: la Sicilia segnala un nuovo piccolo ma significativo aggravamento della situazione sul fronte dei posti letto occupati che sono saliti al 20% per l’area medica (casi non gravi) e restano all’11% per le terapie intensive. Quindi la Sicilia sembra fuori dai parametri minimi della zona bianca che sono 15% di occupazione per i posti letto delle aree ospedaliere Covid e 10% per le intensive. La decisione di lasciare la Sicilia in area bianca o gialla sarà presa venerdì sulla base dei dati di martedì scorso quando i posti ospedalieri occupati erano a quota 19%. Ma sul tema è bene essere cauti in quanto non è la prima volta che Regioni e ministero della Sanità trovano il modo di leggere i dati in modo diverso da quello che emerge dai numeri dell’Agenas. Va anche detto che le differenze fra zona bianca e zona gialla, una volta levato il coprifuoco, sono relativamente modeste e sostanzialmente riguardano la mascherina da tenere anche all’aperto e norme più restrittive sui banchetti. 

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L’altra Regione in affanno sul fronte dei dati è la Sardegna che ieri aveva il livello più alto di occupazione dei letti in rianimazione con il 12% ma riesce ancora a tenere al livello del 14% l’uso dei letti per i ricoveri “leggeri”.

La notizia della giornata, come ha rilevato il matematico Giovanni Sebastiani del Cnr, è il leggero calo del numero complessivo delle terapie intensive italiane scese ieri a 499 (-5) un dato corredato dalla frenata dell’aumento degli ingressi nei reparti di rianimazione. «Questo è un dato interessante perché significa che probabilmente, fra un po’ di tempo, dovremmo registrare anche un relativo calo dei decessi», dice Sebastiani.

Quello dei morti da Covid è un dato sottovalutato. In Gran Bretagna la letalità (cioè il numero dei decessi in percentuale sui contagiati) oscilla intorno allo 0,4%, in Italia invece secondo l’immunologo Sergio Abrignani, del Cts, siamo allo 0,8%. Questo dato è sostenuto ancora una volta dalle scarse vaccinazioni della Sicilia.
Nell’isola, infatti, nell’ultima settimana sono stati registrati 18 decessi da Covid per milione di abitante contro i 4 della media italiana. I ricoveri siciliani invece sono stati 25 per milione contro i 6 della media nazionale.
La ragione di questo disastro è evidente: nonostante gli sforzi degli ultimi giorni, la Sicilia registra appena 115 somministrazioni per ogni 100 abitanti contro i 135 di Molise e Lombardia e i 133 del Lazio. Al di là dello Stretto risultano ancora non vaccinati ben 38 mila ultraottantenni sui 188 mila in tutta l’Italia ancora non protetti. 

Intanto arrivano segnali di risveglio sul fronte delle vaccinazioni. Ieri, sulla base dei dati disponibili alle 21, erano state effettuate 80.000 prime dose che probabilmente con i dati che arriveranno - come sempre - nel corso della notte saliranno a 110/120 mila. Mantenendo questo ritmo, pari a 3 milioni di prime dosi al mese, a fine settembre dovrebbe facilmente essere raggiunto l’obiettivo annunciato dal commissario Figliuolo di 43 milioni doppie somministrazioni, pari all’80% della popolazione italiana sopra i 12 anni. Basterà? «Molto dipende dalla riapertura delle scuole dove il virus riprenderà a circolare con una certa intensità soprattutto sotto i 12 anni - dice Sebastiani - Se da una parte cresce la percentuale di popolazione protetta dovremmo fare di tutto per impedire che in virus produca nuove varianti». 

 

 

Ultimo aggiornamento: 15:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA