Zona gialla e zona arancione, verso parametri più severi e valutazioni ogni 15 giorni

Domenica 21 Febbraio 2021 di Mauro Evangelisti e Francesco Malfetano
Zona gialla e zona arancione, verso parametri più severi e valutazioni ogni 15 giorni

Parametri più severi e valutazioni dei dati ogni 15 giorni. Niente lockdown “alleggerito” o zona arancione scuro in tutta la Penisola. Al contempo, però, si chiede di modificare il sistema in due direzioni: il primo è rendere ancora più rigorose le regole dell’arancione, aumentarne l’efficacia. Una sorta di arancione rafforzato. Dall’altro, si spinge perché ci siano maggiori aperture in fascia gialla. Inoltre, e questo è un problema sul tavolo di Draghi, la tempistica del sistema di valutazione va rivista: si prendono decisioni su dati che spesso sono riferiti a 10-14 giorni prima, dunque la statistica va molto più lenta del virus, specialmente della nuova versione determinata dalla variante inglese. 

Inoltre, prende forza il partito del «salviamo i fine settimana»: oggi il report della cabina di regia esce al venerdì e le Regioni cambiano colore la domenica, lasciando a metà nei week-end l’attività di bar e ristoranti. C’è una spinta a cambiare, ad anticipare al lunedì o al martedì.

 

Sul sistema dei colori da rivedere, le Regioni sono d’accordo. Troppo articolato, troppi 21 valori. Anche i dati dell’Rt, e qui però la rivisitazione la stanno svolgendo i tecnici dell’Istituto superiore di sanità, andrebbero adattati all’uragano variante inglese, che corre più veloce di quasi il 40 per cento della versione originale. Per arancione e rosso potrebbero essere abbassati i limiti di cambio di colore. Gli stessi governatori, ieri riuniti in una conferenza delle Regioni, si sono spaccati sulla proposta avanzata nei giorni scorsi dal presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini (tutta l’Italia in arancione per due o tre settimane), accordandosi però sulla richiesta di un cambio di passo nella gestione dell’epidemia. Un’accelerazione che i governatori vorrebbero si concretizzasse nella modifica delle modalità con cui si entra e si esce nelle diverse fasce di rischio. Le Regioni ieri hanno anche lanciato l’allarme sull’irregolarità delle forniture delle dosi dei vaccini. Bonaccini: «La priorità adesso è la campagna vaccinale. Sta andando a rilento. E questo non per disguidi organizzativi, per carenza di personale o indisponibilità della popolazione. Il problema è nell’approvvigionamento. Per questo chiediamo al governo di intraprendere ogni sforzo per reperire più dosi».  

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La pratica sul cambio del sistema delle chiusure non finirà ancora ufficialmente sul tavolo del governo. Il Consiglio dei ministri convocato per domani mattina alle 9.30 si riunirà per prorogare fino al 31 marzo il divieto allo spostamento tra Regioni in scadenza il 25 febbraio, null’altro. Per i parametri serviranno prima altri passaggi tra i tecnici delle amministrazioni locali e quelli della Cabina di regia. Una valutazione politica “informale” lunedì potrebbe esserci in un vertice, appendice del Cdm, che si terrà tra il premier Draghi, il ministro della Salute Roberto Speranza e la ministra degli Affari Regionali Maria Stella Gelmini. Con le Regioni che hanno chiesto di essere ricevute dal governo. Ovviamente però si monitora la situazione, e si è pronti a rivalutare ogni decisione.

 

Se i numeri saranno in crescita (ma per ora l’esecutivo ritiene la situazione stabile, con terapie intensive sotto controllo, ma si monitora la questione varianti) lo si farà appena necessario ma, più probabilmente, il tutto sarà rimandato ad inizio marzo cercando di raggruppare i nuovi eventuali interventi così come le possibili modifiche al sistema delle fasce, al 5 marzo. Vale a dire la data in cui scade il Dpcm del 16 gennaio, quello attualmente in vigore. Un’attesa che però, c’è da augurarsi, non porti ad una decisione tardiva come paventato da molti degli scienziati italiani in prima linea nella lotta alla pandemia. 

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