Zone gialle, gli operatori turistici hanno paura: «Questa incertezza porterà disdette»

Mercoledì 14 Luglio 2021 di Francesco Bisozzi
Zone gialle, gli operatori turistici hanno paura: «Questa incertezza porterà disdette»

Lo spettro di nuove zone gialle preoccupa albergatori e operatori del turismo in generale, che ora chiedono di abbassare i toni e di limitare al minimo gli annunci crea panico.

«Altrimenti ci pioveranno addosso disdette a non finire. Bisogna stare molto attenti a non dipingere l'Italia come un paese non sicuro sotto il profilo dei contagi: la campagna di vaccinazione è a buon punto e la curva del Covid allarma molto meno che altrove», sottolinea il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. Così invece Confesercenti: «Nello scenario attuale ogni segnale di incertezza potrebbe incidere negativamente sulla ripresa del turismo. Stimavamo che per effetto del green pass si sarebbero generati 2,5 milioni di pernottamenti in più e quasi 3 miliardi di euro di spesa turistica aggiuntiva: numeri che ora rischiano di essere spazzati via da una nuova ondata di sfiducia sulla destinazione Italia».

La posta in palio è alta: secondo le previsioni di Assoturismo quest'estate il sistema ricettivo può ambire a 33 milioni di arrivi circa, per un totale di 140 milioni di pernottamenti complessivi (il 20,8% in più rispetto al 2020), di cui 34,8 milioni legati a presenze straniere, a patto però che la zona bianca resista almeno fino a settembre. Giugno, secondo i dati in possesso di Federalberghi, è andato così così. 

Al momento gli alberghi delle località balneari sono pieni all'80 per cento, ma scontano l'assenza dei turisti americani, che sono tra i maggiori contributori alla spesa turistica straniera. Diversa la situazione nelle città d'arte, dove attualmente gli hotel registrano in media una camera occupata ogni quattro, troppo poco per riuscire a resistere ancora a lungo. Risultato? In città come Roma, sottolinea sempre Federalberghi, la metà delle strutture (parliamo di circa 600 hotel) è tutt'ora chiusa. 

La ripresa del turismo, che prima del Covid valeva 13 punti percentuali di Pil, avanza dunque a rilento e in caso di ritorno in zona gialla di alcune regioni il percorso si complicherà ulteriormente. «Se verranno introdotte nuove restrizioni saranno soprattutto gli stranieri a disdire le prenotazioni. In particolare gli americani, che hanno prenotato in Italia a partire da settembre, e la cui presenza è determinante in località come Capri, Roma e Firenze. Non si può campare solo di turismo di prossimità», conclude Bocca. L'estate del 2021, dopo l'abisso in cui è finito il turismo Made in Italy nel 2020, è un'occasione da perdere per molte strutture ricettive tricolori, da qui il grido degli hotel che non vogliono sentire parlare di chiusure in questo momento. 

 

 

La possibile fuga dei turisti preoccupa anche Vittorio Messina, presidente di Assoturismo, che al Mattino spiega: «L'eventuale approdo in zona gialla delle regioni con più contagi danneggerà inevitabilmente il settore del turismo oltre all'immagine del Belpaese, che all'estero viene percepito meno sicuro di quanto effettivamente è. Quei pochi turisti stranieri che avevano intenzione di venire a passare le vacanze da noi adesso ci stanno ripensando. Il problema è che filiera del turismo è già alla stremo: la stagione estiva doveva servire a dare un minimo di respiro agli operatori del comparto, che in caso di nuove chiusure rischiano il fallimento».

Secondo il presidente di Assoturismo la quota di arrivi e di pernottamenti che lo spettro della zona gialla mette a repentaglio è rilevante: «Se a chiudere saranno le regioni dove si concentra il turismo balneare in questa fase dell'anno, come la Sicilia e la Sardegna, allora resteranno solo briciole dei 34 milioni di pernottamenti legati a presenze straniere che avevamo stimato per l'estate 2021». 

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