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Abramovich «avvelenato prima della lettera a Putin»: ecco la guerra sporca degli 007

Martedì 29 Marzo 2022 di Vittorio Sabadin
Abramovich «avvelenato prima della lettera a Putin»: la guerra sporca degli 007

L'oligarca russo Roman Abramovich è stato avvelenato il 3 marzo scorso mentre partecipava a un incontro per negoziati di pace con la Russia su incarico del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Abramovich, grande amico di Vladimir Putin, era insieme a un altro oligarca russo e al parlamentare ucraino Rustem Umerov: tutti e tre hanno manifestato sintomi quali occhi rossi, lacrimazione dolorosa e continua, desquamazione della pelle al volto e alle mani. Abramovich ha perso la vista per alcune ore, ed è stato poi curato in un ospedale turco. 

Gli esperti occidentali che hanno esaminato il caso non hanno dubbi: si è trattato di avvelenamento o di esposizione a sostanze radioattive. Ma l'obiettivo non era quello di eliminare l'oligarca: si voleva solo spaventarlo. 

Abramovich e gli altri due negoziatori ora stanno bene e hanno ripreso con coraggio e tenacia la mediazione per la pace. L'oligarca ha visto Putin mercoledì scorso, in un incontro finito male che ha causato una reazione furibonda del leader del Cremlino. Ci si domanda chi sia stato a voler spaventare i mediatori, e i sospetti cadono tutti su ambienti russi favorevoli alla continuazione del conflitto: non necessariamente su Putin, che pur senza dichiararlo sta cercando di uscire dal pasticcio nel quale si è cacciato.

I tre negoziatori hanno avvertito i primi sintomi dell'avvelenamento mentre si trovavano in un appartamento privato di Kiev, impegnati in una riunione durata ore. Non si sa però se la contaminazione sia avvenuta in quel luogo, cosa che appare abbastanza improbabile. È possibile invece che fossero appena tornati da colloqui avvenuti oltre confine, in Bielorussia, o magari a Mosca. Da settimane Abramovich fa la spola tra Istanbul, Kiev e la capitale russa. Non agisce solo per ragioni umanitarie e sentimentali (sua madre è nata in Ucraina) ma anche nella speranza di vedersi revocare le sanzioni decise nei suoi confronti dalla Gran Bretagna e dall'Unione Europea. Zelensky ha già chiesto al presidente americano Joe Biden, come riconoscimento per l'impegno profuso dall'oligarca per la pace, di riservargli un trattamento privilegiato rispetto agli altri amici di Putin. 

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Il Wall Street Journal ha dato la notizia dell'avvelenamento insieme al sito web Bellingcat, che segue con attenzione e competenza la tragedia dell'Ucraina. Un portavoce di Abramovich l'ha confermata, e sono emersi nuovi dettagli. I sintomi sono comparsi dopo una riunione a Kiev durata fino alle 22 e non sono riconducibili ad un avvelenamento alimentare: i tre nelle ore precedenti avevano consumato solo cioccolato e acqua. Un quarto membro del gruppo che aveva mangiato lo stesso cibo e bevuto la stessa acqua non ha avuto alcun problema. Il giorno dopo, il 4 marzo, Abramovich, Umerov e l'altro negoziatore sono andati in macchina da Kiev a Leopoli, hanno proseguito per la Polonia e poi per Istanbul. I sintomi sono del tutto scomparsi dopo una settimana.

Il veleno è da molti anni una delle armi preferite dai servizi russi incaricati di spaventare o eliminare oppositori, come è avvenuto nei casi Litvinenko, Skripal, Yushchenko e Navalny.

 

Da Istanbul, la città al centro di numerosi tentativi di mediazione diplomatica tra Russia e Ucraina, Abramovich ha ripreso i suoi negoziati. Mercoledì scorso ha lasciato l'aeroporto Ataturk a bordo di un aereo privato Hawker 800 XP. Appena passato il confine tra Ucraina e Russia, sopra la città di Mineral'nye Vody, il pilota del jet ha staccato il transponder, impedendone la localizzazione. L'aereo è ricomparso sui radar solo il giorno dopo, subito dopo il decollo dall'aeroporto Vnukovo di Mosca. 

Abramovich aveva una missione importante e segreta da compiere al Cremlino. Nella sua cartella custodiva alcuni fogli scritti personalmente da Zelensky, che illustravano a Putin le sue condizioni per la pace. Visto l'odio che ha per Zelensky, qualunque cosa fosse scritta su quei fogli avrebbe mandato fuori dai gangheri Putin, ma secondo quello che ha riportato il Times, il presidente russo è esploso in una furia incontrollata: «Digli che li spazzerò via», ha gridato ad Abramovich. 

L'oligarca è tornato a Istanbul, dove quasi ogni giorno incontra Umerov e Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Erdogan. Nello scorso week-end Kalin ha detto che le parti «sono vicine a un accordo» sulla Nato, sulla demilitarizzazione dell'Ucraina e sulla protezione della lingua russa e di chi la parla. Se la pace è più vicina, chi vuole avvelenarla trama nell'ombra, e bisogna fare molta attenzione. 

Ultimo aggiornamento: 14:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA