«Addio, dai un bacio a mamma»: la propaganda Isis è in italiano

di ​Valentino Di Giacomo

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«Dai un bacio a mamma». In un video diffuso ieri dall’Isis un miliziano del Califfato si rivolge a sua figlia parlando in italiano. L’uomo, il cui nome da combattente sarebbe Abu Abdillah Ash-Shami, è seduto su una sedia a rotelle e porta sulle ginocchia un fucile. È il suo commiato, probabilmente prima del martirio. Il filmato – di cui ha dato notizia ieri il portale specializzato Ofcs.report - porta il marchio di al Hayat Media center e ha subito fatto il giro dei social, in particolare su Telegram negli ultimi mesi lo strumento più utilizzato dai miliziani.
Nel filmato sono riprese le azioni dei soldati devoti al martirio, gli «Istishhadi» che combattono in Siria contro i combattenti del Pkk e neo circa 20 minuti anche altri miliziani pronunciano parole in italiano. Si vedono spari e bombardamenti e si ascolta distintamente un grido di incitamento: «Vai, vai, vai», urlano. Per gli analisti è il segnale della vicinanza dei combattenti islamici ai foreign fighter provenienti dal nostro Paese il cui numero – è stimato dai Servizi di sicurezza – non supera le cento unità. Non è una novità la presenza di italiani tra le fila di Daesh, ma è la prima volta in cui vengono registrati audio con parole scandite in italiano. Questi video sono creati per informare sulle attività del Califfato, soprattutto per fare propaganda.

 

Il filmato è il settimo capitolo di una serie intitolata «Inside the Caliphate» dove vengono ripresi i miliziani prima di compiere il martirio, generalmente ostentando sicurezza e tranquillità, quasi una gioia mistica come accade anche all’uomo che poi saluta sua figlia. 
L’intera conversazione si svolge in arabo, poi quel «dai un bacio a mamma» che potrebbe far presupporre anche solo che la madre della bimba sia italiana. Proprio sul ruolo delle donne all’interno di Daesh, le immagini documentano, forse inconsapevolmente, che loro hanno compiti attivi nell’organizzazione dopo le pesanti sconfitte subite in Siria e con la caduta di Raqqa. Per la prima volta appaiono alcune donne nelle vesti di combattenti, conseguenza della carenza di nuove adesioni e della perdita di molti uomini nei raid della coalizione internazionale. Non solo, se prima i miliziani vestivano in maniera accurata con divise e uniformi impeccabili, stavolta indossano abiti trasandati e sono male armati. Il segnale che la grandezza del Califfato ormai non esiste neppure nella propaganda. 
Venerdì 9 Febbraio 2018, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 09-02-2018 15:54
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