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Al Zawahiri ucciso, al Qaeda ha perso il suo leader: cosa succede ora? Ecco le ripercussioni (e le nuove minacce)

Martedì 2 Agosto 2022
Al Zawahiri ucciso, Al Qaeda ha perso il suo leader: cosa succede ora? Ecco le ripercussioni (e le nuove minacce)

La galassia qaedista piange la morte del suo leader ma l'uccisione di Ayman al Zawahri potrebbe avere ripercussioni pericolose sul futuro dell'organizzazione terroristica che resta viva, vegeta e micidiale. Il regno dell'egiziano è durato oltre un decennio e la successione a Osama bin Laden nel 2011 è avvenuta indubbiamente nel segno della discontinuità: la prima decisione fu lo stop alle operazioni tragicamente spettacolari come gli attacchi all'ambasciata Usa di Nairobi o quelli ancor più drammaticamente celebri dell'11 settembre in cui rimasero uccise quasi 3mila persone. Zawahri, per sancire l'avvento della sua era, cancellò il progetto dello 'sceicco del terrore' che prevedeva attacchi multipli contro le petroliere americane. La nuova linea low profile era incentrata sulla necessità di rinsaldare i rapporti con vari gruppi armati, soprattutto i Talebani e gli Shabaab somali, divenuti negli anni gli amici più potenti del direttorato centrale della 'basè, al Qaeda in arabo. Solo poche settimane fa, un rapporto dell'Onu ha sostanzialmente rivelato pubblicamente dove si riteneva che Zawahri fosse nascosto. «Il leader di al Qaeda invia regolarmente video messaggi, la sua rinnovata abilità di comunicare coincide con la presa del potere a Kabul dei Talebani», si legge.

Al Qaeda senza leader, la minaccia resta viva?

L'organizzazione «non è considerata al momento una minaccia per la sua incapacità operativa all'esterno del Paese, paradiso sicuro per i jihadisti, e perché non vuole creare problemi o imbarazzi internazionali ai Talebani». E il leader di al Qaeda è stato ucciso proprio a Kabul, dove era arrivato «qualche mese dopo la caduta della capitale», rifugiato nella casa di un consigliere di Sirajuddin Haqqani, il potente ministro dell'Interno talebano. Il quartiere è quello di Sherpoor, ambito anche da Hamid Karzai e Ashraf Ghani, l'abitazione è a due passi dalla ex sede dell'ambasciata britannica. In Somalia invece, Zawahri ha tessuto la sua trama più redditizia. Gli Shabaab, che insanguinano regolarmente Mogadiscio con attacchi e attentati, incassano infatti tra i 50 e i 100 milioni di dollari l'anno che drenano in vario modo dall'economia somala.

 

Una parte di questi proventi va a finire direttamente nelle casse di al Qaeda. Con un Paese rifugio come l'Afghanistan e uno gallina dalle uova d'oro come la Somalia, il territorio sterminato del Sahel dove il controllo terrorista si estende oramai fino all'Atlantico, e decine di gruppi affiliati in Medio Oriente e Asia, il nuovo leader dell'organizzazione sarà al bivio: continuare sulla linea di Zawahri o tornare a quella di bin Laden. Anche perché i tempi sono cambiati, l'Isis ha patito cocenti sconfitte e al Qaeda potrebbe ambire a riconquistare la leadership dell'universo jihadista. Il primo in linea di successione è l'egiziano Sayf al Adl, 10 milioni di dollari di taglia sulla testa, che però è in Iran, apparentemente sotto controllo. Tra gli altri papabili figurano Abd al-Rahman al-Maghrebi, il responsabile della comunicazione cruciale nel confronto con l'Isis, il leader del ramo nordafricano Yazid Mebrak e quello degli Shabaab, Ahmed Umar.

Ultimo aggiornamento: 3 Agosto, 09:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA