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Armi chimiche, come (e dove) Putin potrebbe decidere di utilizzarle?

Martedì 12 Aprile 2022 di Francesco Malfetano
Armi chimiche, come (e dove) Putin potrebbe decidere di utilizzarle?

A lanciare nuovamente l'allarme è stato il presidente ucraino Volodmyr Zelensky. «Gli occupanti preparano una nuova fase di terrore. Uno dei loro portavoce ha affermato che potrebbero usare armi chimiche contro i difensori di Mariupol» ha detto nel suo videomessaggio notturno. Un timore su cui è già intervenuto anche il portavoce del Pentagono, John Kirby, che pur non essendo «in grado di confermare queste notizie» da tempo avverte sulla possibilità che la russia utilizzi «gas lacrimogeni mescolati ad agenti chimici». D'altro canto questo tipo di armi senza dubbio non mancano dall'armamentario del Cremlino che, nonostante l'assoluto divieto internazionale, sembra averne fatto più volte uso, anche di recente. 

LE ARMI RUSSE
Nel 2018 ad esempio, il governo del Regno Unito ha accusato Mosca di aver utilizzato un composto di tipo "novichok", per avvelenare Sergei Skripal, un ex doppiogiochista russo. E si sospetta che un agente nervino molto simile possa essere stata impiegato anche per il tentato avvelenamento del dissidente russo Alexei Navalny nel 2020. Si tratta di potenti neurotossine eredi dirette dei progetti dei "sarin" e "tabun" sintetizzati dal Terzo Reich (tant'è che "novichok" sta letteralmente per "nuovo arrivato"). Sviluppato in Unione Sovietica prima, e in Russia poi, tra gli anni '80 e '90, i composti di tipo "novichock" possono essere somministrati in varie forme (liquida, polvere, aerosol) e una volta inalati o entrati a contatto con la pelle interferiscono con l'attività dei neurotrasmettitori portando alla morte per asfissia e arresto cardiaco.

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Appena pochi giorni fa la prestigiosa rivista "Nature" ha pubblicato un paper in cui alcuni analisti del settore valutano proprio il rischio di uso di armi chimiche in Ucraina. «Questi due episodi (Skripal e Navalny ndr) sollevano punti interrogativi sul fatto che gli elementi chimici dell'ex programma sovietico siano stati effettivamente eliminati», ha spiegato il consulente dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) Ralf Trapp. Com'è noto del resto, l'esercito russo è stato schierato fianco a fianco di quello siriano durante la guerra civile iniziata nel Paese mediorientale nel 2011. Guerra durante la quale è stato appurato l'utilizzo da parte delle forze regolari di diversi tipi di armi chimiche. Anche se l'Opcw ha verificato nel 2017 che la Russia aveva distrutto tutte le scorte dichiarate di armi chimiche e se Mosca nega il coinvolgimento negli attacchi, è impossibile escludere che ne abbia a disposizione. 

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In questo caso si tratterebbe appunto di agenti nervini del tipo "sarin" - il cui uso è stato accertato in Siria per espugnare le roccaforti ribelli del sobborgo di Damasco Ghouta nel 2013 (causando tra le 281 e le 1729 vittime) o  a Khan Sheikhoun nel 2017 per un attacco che si pensa orchestrato dall'attuale ministro della Difesa russo Sergei Shoigu - oppure del cosiddetto "gas mostarda", iprite, utilizzato già durante la prima guerra mondiale e causa della firma nel 1925 del Protocollo di Ginevra, il primo che vietava gli attacchi con questo tipo di armi. 
Ma scavando nella recente storia russa non mancano i riferimenti - non sempre provati - all'uso diffuso di altre tipologie di armi chimiche. Ad esempio durante la cosiddetta crisi del teatro Dubrovka di Mosca nel 2002, quando 40 indipendentisti ceceni sequestrarono e tennero in ostaggio circa 850 civili, dopo un assedio durato più di 48 ore, le forze speciali del Cremlino pomparono un misterioso agente chimico all'interno del sistema di ventilazione dell'edificio (alcuni sostengono si trattò dell'oppioide sintetico Fentanyl o del gas nervino), provocando la morte di 129 ostaggi e di 39 combattenti ceceni.

 


Tuttavia, stando agli esperti consultati da "Nature", anche se la Russia avesse realmente a disposizione le armi chimiche, queste avrebbero oggi un'utilità limitata sul campo di battaglia. Oramai gli eserciti, come quello ucraino, sono infatti dotati di dispositivi di protezione. Vale a dire che le armi di questo tipo sarebbero uno strumento utilizzato appositamente contro la popolazione. In altri termini verrebbe varcata quella «linea rossa» di cui si è ampiamente parlato a margine del vertice straordinario della Nato di fine marzo scorso. Tant'è che l'organizzazione umanitaria americana Direct Relief ha dichiarato al Wall Street Journal che, su richiesta del ministro della Salute ucraino, ha inviato a Kiev circa 220.000 fiale di un farmaco che può essere utilizzato per contrastare gli effetti di armi chimiche come gli agenti nervini. 

Ultimo aggiornamento: 18:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA