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Armi dell'Italia per l'Ucraina, ecco lince e droni: pronto il terzo decreto

Mercoledì 11 Maggio 2022 di Alberto Gentili
Lince e droni, pronto il terzo decreto: ecco le armi dell'Italia per Kiev

Non è un caso che a Washington, oltre a invocare la pace e a lavorare per la pace nel ruolo di leader europeo, Mario Draghi abbia confermato l’impegno «a sostenere l’Ucraina». A dispetto degli altolà di Matteo Salvini e di Giuseppe Conte, che si dichiara ancora in guerra con il premier («pace fatta? Assolutamente no»), il premier e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini stanno lavorando al terzo decreto interministeriale per l’invio di nuovi armamenti a Kiev. Perché, anche se Putin «non è più Golia» e Zelensky «non è più Davide», resta valida la strategia seguita finora dal fronte Occidentale: armare l’Ucraina per scongiurare la vittoria di Mosca. E perché, come ha detto il premier nel suo discorso ieri sera al Congresso Usa, «il sostegno militare all’Ucraina è una decisione che ha ricevuto un ampio sostegno nel nostro Parlamento».

Il nuovo decreto sarà varato nelle prossime ore, al massimo all’inizio della prossima settimana. E, al pari degli altri due decreti interministeriali, non dovrà passare per un voto delle Camere. Il governo, infatti, forte del sì del Parlamento ottenuto a larghissima maggioranza a marzo, fino al 31 dicembre potrà inviare armi a Kiev senza un’ulteriore pronunciamento parlamentare. Una situazione che disinnesca i mal di pancia di Lega e 5Stelle che, per fermare Draghi, dovrebbero promuovere una mozione parlamentare. Con il rischio, però, di innescare la crisi. «Se si andasse in Aula e votassero contro, cadrebbe il governo. Non siamo disponibili a sfilarci dal fronte occidentale», avverte un’alta fonte dell’esecutivo.

Draghi da Biden insiste sulla pace: ma solo una crisi di governo potrebbe fermare l'invio di armi a Kiev

C’è da dire che l’elenco degli armamenti, come è avvenuto per gli altri decreti, verrà secretato. E che proprio in queste ore vengono decise dalla Difesa - in base alle indicazioni ricevute in occasione del vertice celebrato il 26 aprile nella base Usa di Ramstein (Germania) - il tipo di armi da inviare a Kiev. Senza girare attorno alla questione, sollevata dai 5Stelle, degli armamenti esclusivamente di difesa. Ecco le parole di Guerini: «Il Parlamento è stato molto chiaro, l’invio di armi è finalizzato a consentire all’Ucraina di difendersi e di difendere la sua popolazione dall’aggressione russa». Ed ecco un’altra fonte di governo: «Non ci sono armi offensive o difensive. Le armi sono armi, dipende dall’uso che se ne fa. In questo caso, essendo l’Ucraina un Paese aggredito, l’uso è difensivo perché in difesa da un attacco». Per dirla con Piero Fassino, presidente della commissione Esteri della Camera, «le armi sono tutte uguali, il problema è l’uso. Se è per difendersi è un conto, se per aggredire un altro. Noi aiutiamo l’Ucraina per farne uso difensivo». 

Gli armamenti

In base a indiscrezioni, il nuovo decreto includerà l’invio di blindati Lince, sistemi di difesa anti-droni Guardian, mortai, droni da ricognizione, mezzi di trasporto anti-mina con armi leggere. Oltre ad armamenti anticarro e mitragliatrici. Nel pacchetto dovrebbero rientrare infine APC cingolati M113, obici semoventi da 155 mm PzH2000.

In più Roma, su richiesta degli alleati, sta per inviare nuovi contingenti di soldati per rafforzare il fronte Est della Nato in Bulgaria e Ungheria. Si parla di 750-800 uomini, a guida italiana, che andranno ad aggiungersi alle unità militari terrestri già schierate in Lettonia e a quelle aeree presenti in Romania e Islanda. Questo impegno «sarà dettagliato nella delibera missioni che porteremo in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane», spiega Guerini.

In prospettiva, se la guerra dovesse continuare a lungo come teme l’intelligence Usa, il governo potrebbe poi acquistare da alcune aziende italiane nuove tecnologie anti-droni, disturbatori radar, sistemi di difesa elettronici. Materiale che verrebbe immediatamente girato all’Ucraina, che ha già ricevuto missili Stinger e Milan, mortai anti-carro, mitragliatrici pesanti e leggere, giubbotti antiproiettile, elementi, razioni k e munizioni.

Ce n’è abbastanza per far venire l’orticaria a Conte che si dichiara contro le armi «non per ragioni elettoralistiche, ma per convinzione». E attacca Draghi: «Ho posto questioni politiche con cui mi interrogo con il partito di maggioranza relativa e la popolazione italiana. Chiedere che il premier venga in Parlamento dopo un’emergenza del genere non è irrituale, è un dovere: dopo due mesi e mezzo di guerra, un governo di unità nazionale che affronta una emergenza bellica deve interloquire con le Camere». Il premier lo farà giovedì prossimo in Senato. Ma in un question time che non prevede risoluzioni o mozioni da votare.

 

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 14:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA