Arresto Assange, Trump si sfila: «Non so nulla di Wikileaks». Hillary attacca: «Ora giustizia»

Venerdì 12 Aprile 2019 di Luca Marfé
Arresto Assange, Trump si sfila: «Non so nulla di Wikileaks». Hillary attacca: «Ora giustizia»

«Wikileaks? Non so nulla di Wikileaks».

Donald Trump perde di colpo la voce e soprattutto contraddice se stesso nel commentare l’arresto di Julian Assange. Lo fa dallo Studio Ovale, dove è in corso un importante incontro bilaterale con il presidente sudcoreano Moon Jae-in, con contenuti e toni diversissimi rispetto a quelli del 2016. Anno di campagna elettorale in cui, testuali parole, affermava «I love Wikileaks», «lo amo», appunto.

Nulla di nuovo né di particolarmente singolare per un presidente strillone abituato a cambiare idea sulla base dei propri comodi politici.

Le rivelazioni di allora, svelate a danno di governo e presidenza a stelle e strisce quando in sella c’era Obama, nell’ottica del tycoon hanno infatti avuto il merito di danneggiare il fronte democratico. Ovvero hanno fatto comodo nel percorso di avvicinamento a quella Casa Bianca su cui ha messo poi le mani nella storica notte dell’8 novembre. Raggiunto l’obiettivo, sarebbe inutile o addirittura rischioso affiancare ancora immagine e affermazioni alla figura controversa di Assange. Ecco spiegato, dunque, il silenzio furbo.

Ritrova coraggio e rabbia, invece, Hillary Clinton. Colei, cioè, che al tempo ci ha rimesso di più in quanto a popolarità e a voti.

«Assange deve rispondere per ciò che ha fatto», stigmatizza con il volto tirato sul palco del Beacon Theater di New York, dove presenzia a un evento che la vede accanto al marito ed ex presidente Bill.

Il dente è avvelenato da una lunga serie di comunicazioni letteralmente rubate al Comitato Nazionale Democratico che si stava occupando della sua candidatura. Furti che, secondo Hillary, nulla hanno a che vedere con la libertà di espressione.

«È chiaro che qui non si tratta di punire il giornalismo, ma la sottrazione di informazioni strategico-militari operata a danno di computer di proprietà del governo degli Stati Uniti d’America».

I dem, insomma, non vedono l’ora di fare giustizia.

Per una volta, chissà come mai, Trump un po’ meno.

Ultimo aggiornamento: 16:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA