L'asse Merkel-Macron e il futuro della zona euro

di Erminia Voccia

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«A Marsiglia per parlare di Europa, per fare del Mediterraneo un'opportunità e non una fonte di paura», è stato il tweet del presidente francese Emmanuel Macron dopo l'incontro di lavoro avuto con la cancelliera Angela Merkel venerdì 7 settembre. L'occasione è servita per preparare il terreno in previsione del summit europeo fissato per fine mese in Austria. Il tema dei migranti è stato al centro del colloquio e Merkel e Macron si sarebbero accordati per trovare un sistema che permetta una gestione comune delle richieste di asilo. Entrambi, sulla scorta dei cinesi, vorrebbero un Piano Marshall per l'Africa che consenta di migliorare le condizioni di vita delle fasce più giovani della popolazione. Ancora una volta è stata ribadita la necessità di rafforzare Frontex e di costruire una più stretta collaborazione con i Paesi ai confini della zona euro e con quelli di transito.

Berlino e Parigi si mostrano vicine sul tema delle migrazioni e dei rifugiati, ma la distanza non fa che aumentare sulle riforme europee, tema che accalora Macron ma che vede Merkel sempre più fredda.

Secondo il commissario agli Affari europei Pierre Moscovici, è urgente portare a termine la riforma dell'eurozona entro la fine dell'anno per poter affrontare nel migliore dei modi la sfida posta dalla costante dei partiti dell'ultradestra, prima delle elezioni europee di maggio 2019. «La riforma dovrà essere conclusa entro il mese di dicembre», ha affermato alla vigilia di un incontro tra i ministri dell'economia dei 19 Paesi dell'euro. Il meeting di Vienna infatti è stato organizzato per focalizzare l'attenzione sulle riforme. Il timore, largamente condiviso in Europa, è che all'appuntamento elettorale di maggio i partiti tradizionali arrivino svantaggiati e ciò potrebbe tradursi in un aumento della divisione e della frammentazione politica in seno all'assemblea di Strasburgo.

In teoria, le riforme che sono attualmente allo studio in Europa dovrebbero portare a una maggiore connessione tra le diverse economie della zona euro e a una migliore capacità di affrontare le crisi future. Tra i progetti c'è la creazione di un programma di assistenza per i depositi bancari e lo stanziamento di denaro che possa consentire ai governi di superare quelle crisi sulle quali hanno scarsa capacità di manovra. Una delle proposte è la trasformazione del meccanismo europeo di stabilità in un fondo da usare non solo per aiutare i Paesi in difficoltà, ma anche per evitare il fallimento dei grandi gruppi bancari. L'ambizioso disegno del presidente francese Emmanuel Macron di creare un budget comune per l'eurozona si era imbattuto nel parere sfavorevole di Olanda, Finlandia e degli Stati Baltici. Il fondo dovrebbe essere operativo nel 2021 ma non si capisce ancora con esattezza come verrebbe finanziato. Tuttavia, Moscovici è convinto che adesso esista una volontà più forte da parte degli Stati che condividono la moneta unica di trovare un accordo su questa materia.



L'idea che l'asse franco tedesco sia solido intorno alla necessità di una riforma dell'eurozona perde sempre più consensi. A giugno la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva appoggiato la proposta di Macron, oggi però il vento su Berlino sembra andare nella direzione opposta. Il vice ministro delle Finanze tedesco Jörg Kukies ha dichiarato il 6 settembre al Financial Times che il tema del budget separato per l'eurozona non dovrebbe distrarre Bruxelles da altre questioni più impellenti. «Perché dovremmo indebolire l'Unione Europea istituendo una struttura parallela?», ha chiesto Kukies. «Ciò a cui dovremmo pensare – ha continuato il vice ministro – è al modo migliore per contribuire alla stabilità, alla competitività e alla convergenza delle diverse economie. E questa è una questione molto più importante rispetto a ritagliare un nuovo budget per la zona euro».

Merkel e Macron sarebbero d'accordo per limitare il potere dei commissari, ma anche su questo punto non ci sarebbe piena comunanza di vedute. Mentre il Capo dell'Eliseo preferirebbe dimezzarne il numero, la cancelliera vorrebbe semplicemente una loro riduzione. Inoltre, Merkel sembrerebbe appoggiare l'ipotesi di una lista di nomi per la selezione del presidente della Commissione, un sistema secondo cui le candidature sarebbero indipendenti rispetto al volere dei singoli governi. Tale ipotesi però non convince del tutto Macron. Lo strappo tra i due non si fermerebbe al sistema di selezione del presidente dell'organo esecutivo dell'Unione, ma si allargherebbe alla candidatura di Manfred Weber come possibile successore di Jean Claude Juncker. Weber, dell'ala conservatrice a sostegno di Merkel, è anche membro del Partito popolare europeo (Ppe), che tra i suoi maggiori esponenti conta anche Viktor Orban.
Sabato 8 Settembre 2018, 20:51
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