Biden, dal Covid al muro con il Messico: il presidente smonta l’America di Trump

Domenica 8 Novembre 2020 di Flavio Pompetti
Biden, dal Covid al muro con il Messico: il presidente smonta l America di Trump

Oggi è il primo giorno lavorativo dopo l’assegnazione della vittoria elettorale. La data dell’insediamento di Joe Biden dista ancora sei settimane, ma il presidente eletto è già all’opera, e pronto a passare all’azione per segnalare il cambio di rotta che lo porterà a smantellare i cardini dell’amministrazione Trump. I 350 membri da lui scelti una settimana fa per la squadra di transizione hanno costruito le basi per assicurare la continuità del potere, anche se Trump non ha ancora ammesso la sconfitta, e continua a proclamarsi vincitore. 

Sul web è già operativo il sito buildbackbetter.com (ricostruiamo daccapo, meglio. Uno degli slogan della campagna appena conclusa). Questa mattina vi leggeremo la composizione della nuova task force per la lotta contro l’epidemia da coronavirus, priorità assoluta per la nuova squadra di governo. Biden non ha nessuna intenzione di esautorare Anthony Fauci, lo scienziato che dal 1984 dirige l’Istituto nazionale per le malattie infettive, ma nelle ultime settimane ha ricevuto bollettini di aggiornamento sulla situazione sanitaria del paese dall’ex ministro per la Salute dell’amministrazione Obama Vivek Murthy e dall’ex direttore dell’Fda David Kessler. I due faranno parte con ogni probabilità della squadra che sarà incaricata di approntare la più rapida distribuzione del vaccino, appena questo sarà disponibile, e di controllare la produzione veloce tramite un direttorio simile a quello che sovraintese alla produzione industriale in tempo di guerra, durante la presidenza Roosevelt. 

 

Appena Biden avrà in mano le chiavi di governo, cercherà di centralizzare la risposta all’epidemia, che oggi soffre di troppe disparità di trattamento a livello locale. Lockdown generale e obbligo di mascherina sono fuori di portata, data l’indipendenza federalista accordata agli Stati. La maschera potrebbe però divenire obbligatoria negli uffici federali, con la speranza che serva da esempio anche fuori. I primi giorni del mandato a fine gennaio segneranno invece la piena capacità di esercitare il potere. Biden debutterà il primo giorno con l’invio di una lettera all’Onu, nella quale annuncia il rientro degli Usa nell’accordo di Parigi sul clima. Di conseguenza il presidente democratico è pronto a revocare i più di cento decreti con i quali Trump ha cancellato i precedenti regolamenti che riguardavano la protezione dell’ambiente della salute pubblica. Sempre con l’arma del decreto, restaurerà la protezione dei parchi pubblici e ripristinerà l’estensione di alcuni che il suo predecessore ha ridotto. 

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Biden abolirà il veto per i visti richiesti da viaggiatori che provengono da paesi a maggioranza musulmana, e riaprirà le porte a chi fugge dai teatri di guerra. Nella sua agenda ci sono una rapida revoca del divieto dei lavoratori pubblici di riunirsi in sindacato, e la ricostruzione del bilancio dilapidato per l’assistenza ai senza tetto. Oltre alla questione della costruzione del muro con il Messico. L’arma del decreto è rapida e incontestabile, e ogni nuovo presidente la sceglie per mostrare in pubblico il nuovo corso. Le riforme più sostanziali richiedono invece l’approvazione legislativa, e in questo senso Biden dovrà tenere ancora il fiato sospeso in attesa del ballottaggio in Georgia per i due seggi al senato ancora in sospeso. Solo nella fortunata e improbabile eventualità di una doppia vittoria, i democratici potranno contare sul controllo del senato. Altrimenti le ambizioni riformiste dovranno scendere a pesanti compromessi con l’opposizione. A rischio sarebbero una nuova riforma fiscale, e gli interventi sulla politica sociale: dalla ridefinizione dei compiti della polizia, ai correttivi delle discriminazioni razziali. 

Per la squadra di governo Biden nel suo discorso di sabato sera ha promesso una composizione «altrettanto eterogenea e diversificata» quanto lo è stata la coalizione di elettori che lo ha votato, con accesso alle minoranze etniche, ai rappresentanti di diverse identità sessuali e a chi è portatore di handicap. Il carnè che i media nazionali hanno già messo insieme abbonda di donne, con la possibile promozione da vice a ministro per la difesa di Michelle Flournoy, il possibile per quanto ostacolato ritorno di Susan Rice nella posizione di segretaria di Stato, e l’arrivo al Tesoro di Lael Brainard, ex Fed. Si parla dell’ex senatore dell’Alabama Doug Jones in arrivo alla Giustizia, del ritorno dell’obamiano Rahm Emmanuel, questa volta ai trasporti. 

Ultimo aggiornamento: 9 Novembre, 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA