Bimbo con tre mamme "prigioniero" negli Usa: il Covid impedisce alla famiglia di portarlo in Scozia

Domenica 20 Giugno 2021 di Francesca Pierantozzi
Bimbo con tre mamme "prigioniero" negli Usa: il Covid impedisce alla famiglia di portarlo in Scozia

Oggi Kristie dice che l'hanno chiamata perché all'agenzia «sapevano che di lei potevano fidarsi»: sei volte mamma, tre volte «per lei», Wyatt, Mariah e Lucy, e altre tre volte «per altri». Quando l'hanno chiamata ad agosto, però, è stata una cosa diversa: Alexander era appena nato, in Oklahoma, da una «gestazione surrogata». La mamma che lo aveva appena partorito aveva sottoscritto un contratto con una coppia in Scozia, che però non poteva venire a prendersi il piccolo, colpa del Covid e di una serie di difficoltà burocratiche. La mamma surrogata non voleva portarselo a casa e allora all'Agenzia hanno pensato a lei, alla terza mamma.

DIARIO SUI SOCIAL
Un compito nuovo: prendersi cura del bebè fino all'arrivo dei genitori. «Abbiamo detto subito sì» racconta Kristie Baysinger, 42 anni, che ha affidato la sua storia, quella di Alexander e della loro nuova relazione, ai social. Un diario di bordo via TikTok che ha riunito oltre un milione e mezzo di persone. E che non è ancora finito: perché Alexander sta ancora con lei, nella sua bella casa in Texas, dove vive col marito e con due figli, perché Mariah nel frattempo è partita per andare a studiare all'Università.
Alexander intanto ha compiuto dieci mesi. La chiama mamma, suo marito è «papà», considera gli altri figli suoi fratelli, ha il lettino ancora in camera dei genitori, come lei mostra su instagram. Gli altri genitori in Scozia non possono ancora venirselo a prendere: manca una tessera sanitaria, senza la quale gli Stati Uniti non daranno il passaporto, senza il quale il piccolo non può lasciare il paese.

CRESCIUTO COME UN FIGLIO
È Kristie che sta seguendo le pratiche con l'amministrazione: le rispondono che sono in attesa come tutti in questa ripresa post Covid. Che bisogna avere pazienza. In questo limbo amministrativo e affettivo, tra una madre che lo ha partorito, un'altra che lo cresce e una terza che lo aspetta, Alexandre comincia a tenersi in piedi, sillaba le prime parole, gioca. «Stiamo facendo del nostro meglio dice Kristie, diventata molto popolare sui social Gli facciamo tutte le coccole e gli diamo tutto l'amore e tutta l'attenzione di cui ha bisogno per crescere. Non ci tratteniamo, lo viziamo come si vizia un figlio. Ci giochiamo e gli cantiamo le canzoncine».
Nei video che posta su TikTok, Kristie lo tiene spesso in braccio, si vedono i capelli biondi, si sentono le risate. Nonostante sia stata lei stessa per tre volte madre surrogata («ho mantenuto con i genitori dei piccoli ottime relazioni») Kristie ammette che con Alexander «è una situazione difficile». Se il piccolo la chiama mamma, anche lei ha naturalmente sviluppato un legame molto stretto con lui.

L'ATTESA OLTREOCEANO
Ma Kristie sa anche che i genitori dall'altra parte dell'Oceano lo aspettano. «Si vedono ogni giorno via Skype» racconta. «A loro manca da morire, questa attesa li fa molto soffrire». Con ogni probabilità le procedure per ottenere la tessera sanitaria dovranno essere riprese dall'inizio, dei legali sono al lavoro. A chi le chiede sono in tanti se Kristie non abbia mai pensato in questi mesi di tenersi Alexander, lei risponde invariabilmente: «non posso pensare di tenere il figlio di qualcun altro. Io non abbandonerei mai mio figlio e nello stesso modo non riesco nemmeno a immaginare di poter strappare un figlio ai suoi genitori. Loro lo amano, lo hanno voluto tantissimo e ora lo aspettano. E io sono stata madre surrogata, so come si fa». Kristie ha spiegato che la coppia scozzese ha deciso di ricorrere alla gestazione surrogata attraverso un'agenzia negli Stati Uniti perché in patria «si sentivano meno protetti».

LE REGOLE
Nel Regno Unito è autorizzata unicamente la cosiddetta forma altruistica dell'utero in affitto: non può esserci scambio di denaro con la donna che accetta di portare a termine la gravidanza e di conseguenza nessun contratto con i genitori d'intenzione. Negli Stati Uniti invece è ogni Stato a stabilire le proprie norme ed esistono numerose Agenzie che si occupano di mettere in contatto madre gestante e genitori richiedenti, i quali stipulano un vero e proprio contratto. Kristie assicura che ormai manca poco e che probabilmente dovrà essere lei ad accompagnare Alexander in Scozia. Ha detto che ha già pensato di fermarsi un po', per rendere più facile il periodo di transizione.
 

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