Brexit, la Ue: «Accordo in sei mesi». Ma per Johnson grana Scozia

Sabato 14 Dicembre 2019 di Antonio Pollio Salimbeni
Brexit, la Ue: «Accordo in sei mesi». Ma per Johnson grana Scozia

«È l'ora del chiarimento», dice il presidente francese Macron. E la cancelliera tedesca Merkel: «C'è un concorrente alle nostre porte». I due grandi azionisti dell'Unione europea sintetizzano perfettamente lo stato d'animo dopo il voto britannico. Non c'è più spazio per traccheggiare, non resta che procedere verso le estreme conseguenze del processo innestato con il referendum del 2016, quando vinse la Brexit. E non c'è neppure molto tempo perché, dando per scontato che il Regno Unito uscirà dalla Ue a fine gennaio, da quel momento ci saranno solo 11 mesi di tempo per negoziare un accordo sulle relazioni commerciali future e su quello che a Bruxelles viene chiamato accordo di partenariato.

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LA RATIFICA
La prima mossa sta a Londra: deve ratificare l'accordo sulla Brexit sospeso in attesa del voto. «La ratifica deve essere tempestiva», indica il Consiglio europeo. A tale ratifica poi si aggiungerà la ratifica da parte europea. Seconda indicazione: i Ventisette «vogliono instaurare con il Regno Unito relazioni quanto più strette possibili, che dovranno essere basare su un equilibrio di diritti e obblighi e garantire condizioni di parità». Ecco il vero punto della fase 2 del sofferto negoziato della Brexit. Su questa fase 2 il Regno Unito gioca la sua vera carta politica ed economica anche se più per limitare i rischi che non per guadagnare posizioni nello scacchiere globale (mentre Trump annuncia «grandi accordi commerciali con Boris»). Si tratterà di vedere quale sarà il vero obiettivo di Boris Johnson. L'aspetto cruciale per la Ue è che l'accordo commerciale deve restare intimamente legato alle «condizioni di parità» che chiamano in causa il principio di concorrenza leale.

 

LE ASPETTATIVE
In sostanza, la Ue non vuole correre il rischio di essere inondata via Regno Unito di merci che non rispettano gli standard europei produttivi, ambientali, sociali. E anche degli aiuti di stato, dei sussidi più o meno mascherati. Niente rischio Singapore è un dogma per i Ventisette. Questa è la condizione ricordata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen per avere «zero dazi, zero dumping sui prezzi, zero quote commerciali». Macron ricorda che il Regno Unito «non deve essere un concorrente sleale. Non penso - spiega il presidente francese - si possa avere una forte relazione con il mercato unico europeo con differenze sostanziali nelle regole su clima, ambiente, sociali ed economiche».
E Merkel: «È complicato, il negoziato riguarda una serie di relazioni nel commercio, nella pesca e nella cooperazione in materia di sicurezza e politica estera». Senza contare i servizi finanziari, che costituiscono il perno dell'economia britannica con la piazza finanziaria londinese. Il coltello dalla parte del manico non è tenuto dalla City.
Aggiunge la cancelliera tedesca: «L'ostacolo più grande è risolvere questi problemi molto rapidamente, dobbiamo concludere entro la fine del prossimo anno e decidere già a giugno se vogliamo prolungare il periodo di negoziazione. Il Regno Unito ha affermato di non volere prolungamenti». Il periodo di transizione durante il quale i britannici osserveranno le regole Ue scade il 31 gennaio 2020: un rinvio può essere chiesto entro il primo luglio e può durare al massimo due anni. Tuttavia il confronto vale fino a un certo punto: nel Regno Unito vigono tuttora le regole del mercato interno, dunque una base comune di riferimento c'è. Il calendario «è molto ambizioso», dice von der Leyen. Quando si dice ambizioso, nel gergo Ue si allude a uno scenario da mission impossible. Il presidente Ue Michel segnala che i negoziati con Londra «non saranno conclusi a qualsiasi prezzo a fine 2020». In pratica il messaggio è: non ci sentiamo presi per il collo. La Ue è pronta sia a ratificare l'accordo di divorzio (mentre per il futuro accordo di partenariato solo la parte commerciale è di competenza comunitaria) sia a preparare il mandato negoziale, sempre nelle mani del francese Michel Barnier.

GLI SVILUPPI
Quanto agli sviluppi politico-istituzionali nel Regno Unito nessuno si sbilancia. Ciò in relazione all'eventualità di un nuovo referendum in Scozia, evocato ieri dalla Sturgeon: il successo del partito nazionale scozzese «rafforza il mandato» per andare in tal senso, annuncia la prima ministra. E il fatto che in Irlanda del Nord il partito unionista democratico abbia perso terreno rispetto ai nazionalisti favorevoli alla riunificazione dell'Irlanda, è un elemento che riaccende l'incertezza sulla stabilità del Regno Unito. Cui la Ue non è indifferente.

Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA