Caraibi, scoperti i reperti di un popolo arcaico: i Maya non furono prima civiltà del Centro America

Caraibi, i Maya non furono la prima civiltà ad abitare queste terre: scoperti reperti di un popolo arcaico
Caraibi, i Maya non furono la prima civiltà ad abitare queste terre: scoperti reperti di un popolo arcaico
Mercoledì 17 Novembre 2021, 15:55 - Ultimo agg. 19 Novembre, 09:48
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Tracce di una nuova civiltà sconosciuta precedente all'epoca dei Maya e degli Aztechi. Questa la scoperta emersa dai risultati degli scavi del sito di El Pozito, nella penisola di Samanà a nord-est della Repubblica Dominicana.

Si potrebbe trattare di gruppi preistorici, di epoca compresa tra il 4000 e il 400 avanti Cristo, precedenti alle popolazioni con le quali si confrontò Cristoforo Colombo al suo arrivo nel 'Nuovo Mondo'.

Gli scavi

La scoperta del raro abitato di epoca pre-agricola è avvenuta nell'ambito della missione archeologica e antropologica del dipartimento di Storia, antropologia, religioni, arte e spettacolo dell'Università Sapienza di Roma, diretta sul campo da Francesco Genchi che all'Ansa spiega: «Su questi popoli non avevamo finora informazioni. Si tratta di gruppi preistorici che non praticavano l'agricoltura. Erano cacciatori-raccoglitori e le loro attività primarie erano la pesca e la raccolta di molluschi molto grandi, le cui conchiglie venivano utilizzate anche per realizzare strumenti usati nei rituali per ottenere prosperità e abbondanza di cibo».

La scoperta più importante

Il ritrovamento «più importante» - secondo gli studiosi - fa riferimento a 12 pestelli (majadores) di pregevole fattura deposti all'interno di un pozzetto rituale, che differiscono tra loro sia per la materia prima utilizzata che per la manifattura. Su questi strumenti sono visibili tracce di usura e numerosi residui di radici commestibili perfettamente conservati. «La scelta di deporre questi strumenti in un'area adibita alla lavorazione delle risorse primarie necessarie alla sussistenza del gruppo - spiegano i ricercatori - induce a credere che si tratti di una sorta di offerta rituale riferibile alla sfera cultuale ma connessa anche alle pratiche di sussistenza».

L'area identificata si riferisce a un abitato caratterizzato principalmente da un'ampia porzione di una officina di lavorazione di materie prime come grandi molluschi marini quali lumache (come la conchiglia regina e la gazza di gabbiano) e i bivalvi (come la cosiddetta tigre lucina) accanto a una incredibile quantità di molluschi terrestri, sfruttati sia per uso alimentare che per la produzione di strumenti.

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Gli oggetti quotidiani dell'antica civiltà

È stata rinvenuta anche la presenza di bacche selvatiche e resti di pesci di notevole dimensione. Le installazioni prevedevano ripari leggeri del tipo 'shelter' (tende per riparo), costituiti da allineamenti semicircolari di buche di palo, al cui esterno sono riconoscibili ampie aree di cenere e carboni, risultato delle attività di cottura delle risorse marine. Lo strumentario è composto da un centinaio di arnesi in pietra locale levigata, quali pestelli, martelli, incudini e grandi macine adatte alla triturazione dei semi, delle radici e delle conchiglie, sui quali le analisi hanno mostrato, oltre a marcati segni di usura, tracce di residui vegetali.

Tra questi, lo strumento più caratteristico è l'ascia mariposoide (ovvero a forma di farfalla) che si ritiene venisse utilizzata nell'abbattimento e nel taglio degli alberi con cui venivano realizzate canoe e remi. Questo strumento è distintivo dei gruppi pre-agricoli tardivi e fondamentale per circoscrivere le fasi arcaiche.

Le parole del professor Coppa

«I risultati ottenuti all'interno di questo nuovo sito dai caratteri arcaici - evidenzia il professore Alfredo Coppa - ci proietta finalmente sulle tracce delle prime comunità che hanno colonizzato le isole del Centro America. Un ulteriore passo sarà realizzato dalla ricerca della necropoli, la quale consentirà di avviare analisi genetiche per far luce sulla provenienza dei gruppi che lo abitavano».

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