Charlie Hebdo nella bufera: il piccolo Aylan è «il futuro molestatore delle donne europee»

Giovedì 14 Gennaio 2016 di Ida Artiaco

Charlie Hebdo di nuovo nella bufera. Il giornale satirico francese, a pochi giorni dall’anniversario della strage di matrice islamica di cui è stato vittima lo scorso anno, torna a far parlare di sé. Questa volta al centro della polemica ci sarebbe una vignetta che rappresenta il piccolo Aylan Kurdi, il bambino siriano annegato insieme alla mamma e al fratellino nelle acque dell’Egeo lo scorso ottobre. Le foto del suo corpicino esanime adagiato su una spiaggia turca avevano fatto il giro del mondo.


Ebbene, secondo i redattori del giornale satirico, se fosse sopravvissuto, Aylan sarebbe diventato uno dei molestatori della notte di Capodanno a Colonia. Nella vignetta, infatti, il bimbo viene rappresentato in versione adulta, col naso dalle fattezze di quello di un maiale, mentre rincorre una donna tedesca cercando di violentarla. L’immagine è stata disegnata da Laurent Sourisseau, conosciuto anche come Riss, che collabora con Charlie Hebdo da molto tempo e che è attualmente il direttore delle pubblicazioni. Ha preso infatti il posto di Charb, ucciso durante l’attacco dello scorso 7 gennaio. Lui stesso era presente ai fatti e fu ferito a una spalla.

Nonostante il magazine si sia difeso, dichiarando che non era loro intenzione ironizzare sulla triste vicenda di Aylan, ma solo prendere di mira gli islamofobi e tutti coloro che odiano gli immigrati, i critici hanno definito il cartoon «privo di tatto, razzista e disgustoso».

Anche su Twitter molti utenti hanno espresso il proprio sdegno nei confronti del giornale francese. Alcuni l’hanno addirittura paragonato al magazine nazista Der Strumer, che derideva gli ebrei durante l’Olocausto negli anni Trenta. D’altronde, non è la prima volta che i disegnatori parigini prendono di mira il piccolo Aylan. Già lo scorso anno era stata pubblicata una vignetta in cui il bambino siriano compariva accanto ad una pubblicità del McDonald’s con la scritta «Così vicino».

Insomma, se nei mesi scorsi non era mancata la solidarietà nei confronti della redazione del magazine, che non ha mai nascosto le sue idee contro la professione di qualsiasi religione, ed anzi le ha sempre messe in mostra in maniera provocatoria ed ironica, oggi sono molti coloro che giudicano le persone che vi lavorano «le più bigotte e razziste al mondo», come si legge sui social network. 

Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 16:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA