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Chi sta con la Russia? I Paesi che stanno aiutando Putin a uscire dall'isolamento economico

Martedì 15 Marzo 2022 di Alessandro Strabioli
Chi sta con la Russia? Ecco i Paesi che stanno aiutando Putin a uscire dall'isolamento economico

La Russia non accetta di perdere la propria sfera di influenza sugli stati dell’ex Urss e giustifica l’invasione militare dell’Ucraina come un’azione in difesa delle repubbliche del Donbass e della Crimea. L'intenzione di Putin è quella di assicurarsi degli stati-cuscinetto che possano proteggerlo dalla presenza della Nato lungo i suoi confini. È difatti l’adesione di questi al Patto Atlantico che potrebbe ridimensionare il ruolo che Mosca ha avuto fino a questo periodo storico al''estremità dell’Unione Europea. Mentre si moltiplicano le sanzioni contro lo Zar da parte dell'Occidente, ecco che iniziano a emergere anche segnali di solidarietà dagli alleati storici del Cremlino, che cominciano così a dare forma a due schieramenti contrapposti e sempre più definiti. 

La Russia blocca grano, zucchero e mais. E per la corsa del gas nel mirino finisce Arera

Alleati in Europa

Ad appoggiare logisticamente la Russia è la Bielorussia guidata da Lukashenko. Gli altri alleati della Russia, per il momento, mantengono un basso profilo. È possibile ipotizzare che continui il silenzio da parte di ArmeniaKazakistan e Kirghizistan, che con la Russia e la Bielorussia formano l’Unione economica eurasiatica, con accordi politici ed economici che difficilmente verrebbero messi a repentaglio per questioni morali. Tacciono anche i vicini di casa e gli stati dell’ex Urss. Da una parte c’è chi appartiene già all’Unione Europea o vorrebbe entrarne, e non ha interesse a esporsi esplicitamente contro il conflitto, e chi invece con la Russia ha relazioni troppo forti per poter condannare l’intervento militare in Ucraina.

La Cina come ancora di salvezza 

Mosca affila le armi e va al contrattacco dopo l'accerchiamento delle sanzioni degli Stati ostili che rischiano di congelare il mercato e bloccare. Pronta a girare tutte le sue riserve in valuta e oro in yuan, la valuta dell'alleato cinese. Ma anche a vendere le società estere che hanno abbandonato il suo mercato in segno di protesta contro l'invasione ucraina, mettendo in campo una procedura di fallimento-lampo che in 3-6 mesi potrebbe portare alla vendita dei loro asset. Una serie di mosse, accompagnate da altrettanti decreti, che passano anche per un alleggerimento degli obblighi delle comunicazioni delle società quotate rendendole meno esposte agli affondi delle sanzioni straniere. E punta anche a bloccare il suo export di zucchero, grano e mais per proteggere il suo mercato interno mentre i prezzi, spinti dalla crisi ucraina, volano alle stelle sui mercati interazionali. 

Per ora, l'unica ancora di salvezza è la Cina dopo che la metà delle riserve auree e valutarie della Banca di Russia - circa 300 miliardi di dollari - è stata congelata per effetto delle sanzioni. Senza giri di parole, il ministro delle Finanze Anton Siluanov ha fatto capire che Mosca punta tutto sullo «yuan cinese, valuta di riserva affidabile». «Utilizzeremo una quota delle riserve auree e valutarie denominate in yuan», come «fonte delle riserve valutarie del nostro Paese». Altra mossa, l'affondo contro le imprese di società straniere che si sono ritirate dalla Russia dopo l'invasione dell'Ucraina. Mosca ha stabilito che potranno essere dichiarate fallite «entro 3-6 mesi», con una procedura rapida che prevede «l'amministrazione temporanea accelerata e la vendita delle società». «Un meccanismo speciale», lo ha definito Siluanov, che suona come ritorsione e sembra certificare le ultime indiscrezioni secondo cui la Russia non esiterebbe ad arrestare i manager delle aziende occidentali che criticano Mosca e a sequestrare gli asset delle società in fuga dal Paese. 

India, il petrolio scontato 

L'India sta valutando la possibilità di accettare un'offerta russa per acquistare il suo greggio e altre materie prime a prezzi scontati, secondo quanto scritto dalla Bbc che riprende due fonti indiane citate dalla Reuters. L' India, che importa l'80% del suo petrolio, di solito acquista dal 2% al 3% circa delle sue forniture dalla Russia, ma con i prezzi del petrolio in aumento, il governo indiano starebbe cercando di ridurre i suoi costi energetici rivolgendosi al mercato russo. Inoltre, sarebbero in corso fra i due Paesi i lavori per istituire un meccanismo di scambio fra rupie e rubli.

di Alessandro Strabioli

Ultimo aggiornamento: 16 Marzo, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA