La Corea del Nord uccide funzionario del Sud, Kim Jong un «molto dispiaciuto»

Venerdì 25 Settembre 2020 di Erminia Voccia
La Corea del Nord uccide funzionario del Sud, Kim Jong un «molto dispiaciuto»

Il leader nordcoreano Kim Jong un si è scusato per la morte del funzionario sudcoreano, dipendente del ministero degli Oceani e delle Risorse Ittiche di Seoul, ucciso dai soldati nordcoreani a inizio settimana. Lo riferisce l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap. Un gesto insolito da parte del Leader supremo che dimostrerebbe così di non voler avvelenare ancora di più le relazioni con il Sud, rallentando la ripresa dei progetti di cooperazione inter-coreani ormai congelati. 
 
Solo ieri 24 settembre la Corea del Sud aveva accusato i militari nordcoreani di aver sparato a un ufficiale del governo di Seoul e di averne bruciato il corpo. Il ministero della Difesa sudcoreano aveva condannato l'episodio definendolo un gesto «brutale». Seoul aveva chiesto di punire i responsabili di un «atto così atroce» e di ricevere delle scuse formali dalla Corea del Nord. Il democratico presidente Moon, criticato dai conservatori per essere stato troppo morbido con Kim Jong un, aveva parlato di un avvenimento «scioccante». La storia conserva tratti ancora molto fumosi e, per Seoul, sarà necessaria un'indagine indipendente per chiarire l'accaduto. 
 


Secondo il racconto del Governo di Seoul, un funzionario di 48 anni, era scomparso mentre a bordo di una nave governativa stava ispezionando la potenziale pesca non autorizzata vicino all'isola di Yeonpyeong, a ridosso della linea di confine marittimo conteso tra le due Coree. I colleghi si sono accorti della sua assenza a pranzo lunedì scorso e hanno ritrovato le scarpe dell'uomo sulla nave. Le ricerche del funzionario, il cui nome non viene menzionato, sarebbero andate avanti per giorni e avrebbero coinvolto navi e aerei. Nella versione fornita dal governo di Seoul, che ha citato fonti dell'intelligence, l'uomo sarebbe stato raggiunto in acque nordcoreane dai soldati del Nord coperti da tute protettive e maschere antigas. Il funzionario indossava un giubbotto di salvataggio e aveva con sé un altro oggetto per galleggiare. I soldati lo avrebbero interrogato e gli avrebbero sparato. Dopo avrebbero cosparso di benzina il corpo e gli avrebbero dato fuoco. Il ministero ha riferito che l'uomo si trovava in Corea del Nord martedì pomeriggio ma non ha chiarito come ha ottenuto le informazioni sul caso. Secondo la versione della Corea del Nord, l'uomo non identificato era in acque nordcoreane a quasi 80 metri di distanza su del materiale galleggiante e non ha risposto in maniera ritenuta sincera ai soldati nordcoreani che lo hanno interrogato. I soldati hanno notato che l'uomo stava provando a scappare e hanno sparato dieci colpi a una distanza di 40-50 metri, come previsto dai protocolli di sicurezza marittima nordcoreani. I soldati però non avrebbero trovato il corpo dell'uomo ma solo i resti del materiale galleggiante molto sporchi di sangue, che sono poi stati bruciati in osservanza alle norme contro la diffusione del coronavirus. La Corea del Nord continua a dichiarare zero infezioni da Covid-19, a parte lo strano caso del disertore nordcoreano ritornato in patria a fine luglio e usato come capro espiatorio dal regime.

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Le comunicazioni tra le due Coree sono state interrotte a giugno, quando la Corea del Nord ha fatto saltare in aria l'ufficio di collegamento inter-coreano, simbolo della distensione tra i due paesi sperimentata nel 2018. Le linee rosse di comunicazione erano così state tagliate, come risposta da parte della Corea del Nord al lancio oltre il confine di palloncini con messaggi di propaganda contro il regime nordcoreano e il suo leader, Kim Jong un, da parte dei disertori passati al Sud. Di nuovo, era stato toccato un punto molto basso nelle relazioni tra i due vicini. Ma Kim era intervenuto per correggere la linea dura delle settimane precedenti, riprendendo in mano il timone lasciato alla sorella.

Nel 2008 si verificò un altro omicidio, per il quale Pyongyang ha espresso rammarico ma non delle vere e proprie scuse. Una turista di 53 anni era uscita da sola di buon mattino per ammirare l'alba in montagna. La donna aveva varcato per sbaglio una zona militare sorvegliata allontanandosi dall'area turistica del resort di Mount Kumgang, gestito dalle due Coree, e non poté nulla contro il fuoco dei soldati nordcoreani. I militari la freddarono e la turista fece ritorno a casa in una cassa da morto. Il risultato fu, all'epoca, la sospensione dei tour sudcoreani in Corea del Nord.
  

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