La Corea del Nord lancia due nuovi missili: «Non siamo legati all'alleggerimento delle sanzioni»

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di Erminia Voccia

«Gli Stati Uniti dovrebbero capire che non abbiamo alcun persistente attaccamento all'alleggerimento delle sanzioni e che non baratteremo mai la sicurezza strategica del Paese in cambio dell'alleggerimento delle sanzioni», è la nota dell'agenzia di stampa statale della Corea del Nord, KCNA, che accompagna il settimo lancio di missili in meno di un mese. Sabato 24 agosto la Corea del Nord ha lanciato altri due razzi in direzione dell'oceano, al largo della costa orientale della penisola. Secondo il Giappone, sarebbero missili balistici a corto raggio e dunque il lancio sarebbe una violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, come nelle scorse settimane. Il governo di Tokyo ha però escluso che i missili siano atterrati nella zona economica esclusiva giapponese (Zee).  Lo scopo della Corea del Nord, ancora una volta, è protestare per le esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud, appena terminate e svolte attraverso simulazioni al computer. "Giochi di guerra" e dimostrazione della mancanza di fiducia e dell'aggressività di Washington, secondo i nordcoreani. Ma Pyongyang non sopporta neanche l'arrivo dei caccia F-35 dagli Usa verso Seoul né tantomeno il capo della diplomazia Usa Mike Pompeo, definito nelle scorse ore una «tossina irriducibile» della diplomazia a stelle e strisce, da cui «non c'è da aspettarsi niente di buono». 

«A Kim piace testare i missili, molte nazioni testano questi missili. Kim Jong un è stato piuttosto diretto con me», è stato il commento del Capo della Casa Bianca in partenza per il G7. Mentre il presidente Trump minimizza e dimostra, senza fortuna, di saper tenere a bada Kim, a dover preoccupare, ancora di più del lancio, dovrebbe essere proprio la nota di accompagnamento. Con questa dichiarazione Pyongyang dice, nella sostanza, di non essere più così legata all'alleggerimento delle sanzioni, uno dei punti centrali della trattativa con gli Stati Uniti e motivo per cui sarebbe naufragato il vertice di febbraio ad Hanoi fra il presidente americano e il leader nordcoreano Kim Jong un.
 

In quell'occasione, quando ad Hanoi era ormai notte fonda ed erano rimasti pochi giornalisti, il Ministro degli Esteri nordcoreano tenne un'inaspettata conferenza stampa durante la quale disse quali delle sanzioni, non tutte, la Corea del Nord aveva richiesto che fossero annullate. Erano 5 delle 11 sanzioni Onu adottate tra il 2016 e il 2017. Le sanzioni che, secondo Ri Yong-ho, hanno negato ai cittadini nordcoreani i mezzi di sostentamento. In cambio, Pyongyang avrebbe proposto la chiusura degli impianti di uranio e plutonio di Yongbyon da verificare attraverso ispezioni di esperti americani. «Era la proposta migliore che potevano fare. È chiaro che gli Usa non accettano la proposta di Pyongyang, che non cambierà neanche nelle eventuali future negoziazioni», aveva commentato il Ministro. Niente da allora è infatti cambato. Donald Trump abbandonò il summit perché non aveva ricevuto da Kim abbastanza garanzie per concedere alla Corea del Nord qualcosa che già in passato aveva dimostrato di non meritare. La strategia del "o tutto o niente" è fallita, come la "massima pressione". Eppure, l'unico modo utile a salvare le trattative è sempre stato l'approccio step by step, quello che prevede concessioni graduali, reciproche e simili tanto da un lato quanto dall'altro. Niente per il momento induce a credere Corea del Nord e Usa possano ricucire i rapporti e colmare la distanza di vedute. È probabile, secondo alcune analisi, che da questo momento in poi la Corea del Nord porrà di nuovo maggiore attenzione alla richiesta di garanzie alla propria sicurezza, a discapito della richiesta di cancellare parte delle sanzioni.
Sabato 24 Agosto 2019, 23:10 - Ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 15:14
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