New York, la “capitale del mondo” faccia a faccia col coronavirus: «Se ce la possiamo fare qui, ce la faremo ovunque»

New York, la “capitale del mondo” faccia a faccia col coronavirus: «Se ce la possiamo fare qui, ce la faremo ovunque»
di Luca Marfé
Lunedì 23 Marzo 2020, 10:30
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Da mille a 15mila casi, da sola il 5% dei contagiati a livello mondiale, da giorni oramai deserta.
New York non si riconosce più, eppure è ancora lei, pronta all’ennesima battaglia.

Quella contro il coronavirus, quella al fianco di un sistema sanitario debole, discutibile e pieno di brecce.
Lontanissimo dall’essere vicino a tutti. Ma in qualche modo, specie in queste ore, operativo come non mai.



La paura è tanta, ma gli Stati Uniti sono questo, nel bene e nel male.

Nel male dei difetti, nel bene della disciplina, della forza e dell’orgoglio.

Nel miracolo della capacità di organizzarsi, e di farlo pure in fretta.

Nel cambio in corsa di uno Javits Center, un colossale centro congressi, che nella West Side del futuro viene riconvertito in un gigantesco ospedale, in grado da solo di assorbire parte dell’onda d’urto del possibile colpo.

Nel governatore Cuomo e nel sindaco De Blasio che si affrontano sulle singole decisioni, ma che si stringono attorno a ciò che entrambi hanno più a cuore: la “capitale del mondo”.

Nell’amministrazione centrale di un Trump che fa la voce grossa, ma che prova a defilarsi dal gioco delle responsabilità, preoccupato, sì, per le sorti del suo Paese, ma preoccupato più per le sorti sue, da qui al voto del 3 novembre 2020.

Il presidente è un bivio, delicato, ma paradossalmente semplicissimo.
Il coronavirus è l’imprevisto folle che lo farà cadere.
Oppure, il coronavirus è l’emergenza nazionale che richiederà il famoso uomo forte al comando: lui.

E così, mentre gli elettori e la politica si interrogano, la città registra i suoi primi morti: 114 nella sola mattinata di domenica.



La sensazione è che il peggio debba ancora venire e che, come affermato dallo stesso De Blasio, «maggio possa essere peggio di aprile».

I governanti tremano, i medici lavorano, gli scienziati provano.

E poi, il simbolo di un’America mai sconfitta, che non sa perdere.
«It’s up to you, New York», ora tocca a te.
Se ce la possiamo fare qui, ce la faremo ovunque.

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