CORONAVIRUS

Corea del Sud, da vittima a carnefice: il caso Shincheonji
Il movimento religioso considerato la causa del Covid-19

Lunedì 9 Marzo 2020 di Erminia Voccia
FOTO: Kim Jun-beom

In Corea del Sud il movimento religioso Shincheonji è al centro del dibattito pubblico sul nuovo coronavirus. Lunedì 9 marzo è il terzo giorno consecutivo di rallentamento del numero dei contagi da Covid-19 registrato nel Paese asiatico. Il numero complessivo di infezioni a livello nazionale è arrivato a oltre 7.300, il totale dei morti è invece 51. Per la maggior parte le persone decedute sono anziani con altre patologie. Ma secondo i dati di sabato scorso della Korea Centers for Disease Control and Prevention, quasi il 65% degli infetti è collegato in qualche modo al movimento Shincheonji Church of Jesus, un culto cristiano considerato da molti addirittura una setta.

Ancor prima della diffusione del virus, l'organizzazione religiosa non era ben vista. Osteggiato dagli altri movimenti cristiani fondamentalisti, Shincheonji è ora considetato la causa della diffusione del virus nel Paese e, secondo il New York Times, sarebbe diventato un capro espiatorio, una vittima del pregiudizio e della rabbia sociale.

L'epicentro della crisi sanitaria in Corea del Sud è la città di Daegu, situata nel sudest del Paese. Un agglomerato urbano che conta quasi 2,5 milioni di persone. Gli attacchi contro Shincheonji nascono dal caso di una devota del culto, una donna di 61 anni, ritenuta responsabile di aver infettato molti altri seguaci dell'organizzazione durante gli incontri religiosi. La donna, descritta come il paziente n.31, avrebbe partecipato a numerosi incontri, pur essendo malata. Alcune pratiche osservate dai seguaci del culto, la segretezza, prima di tutto, sono state motivo di aspre critiche contro l'organizzazione. I leader di Shincheonji sono accusati di aver trattenuto le informazioni sui loro membri, di aver mentito sui contagi, ostacolando gli sforzi messi in atto dalle autorità per contenere l'epidemia. Per via di questi presunti comportamenti le autorità di Seoul hanno chiesto alla procura di incriminare il capo del movimento e altri 11 membri per non aver collaborato con il governo. Tra le accuse c'è anche quella di omicidio. Inoltre, sarebbero state diffuse notizie di un viaggio a Wuhan a cui avrebbero partecipato i membri di Shincheonji sudcoreani. Ma, scrive il giornale Scmp, i devoti del culto in Cina hanno sostenuto di aver seguito le norme sulla quarentena e che da dicembre non ci sarebbero stati più incontri, negando dunque di essere la causa della diffusione della malattia in Corea.

Il leader della Chiesa di Cristo di Shincheonji a inizio marzo ha chiesto scusa pubblicamente e davanti ai giornalisti, durante una conferenza stampa, si è inginocchiato più volte. Lee Man-hee, rispondendo a chi lo accusa, ha detto di aver “attivamente collaborato con il governo”. Lo stesso aveva promesso di fare già a fine febbraio il portavoce di Shincheonji. L'organizazzione, in sostanza, respinge le accuse.

Il New York Times scrive ancora che i seguaci della religione sono diventate vittime di ingiustizia da parte della società. Alcuni sono stati licenziati dai datori di lavoro e altri hanno subito abusi da parte del coniuge. In tutto, sarebbero quasi 4mila i casi di atteggiamenti ingiusti contro i seguaci di Shincheonji. Massimo Introvigne, sociologo e direttore del Centro Studi sulle nuove Religioni (Cesnur), ha scritto: «Si preferisce biasimare Shincheonji, nonostante il fatto che, meno di ventiquattr’ore dopo avere appreso che una sua fedele era stata infettata, ha fornito alle autorità la lista completa dei suoi membri coreani. Non solo: Shincheonji ha chiesto ai suoi fedeli di informare compagni di lavoro e superiori della loro appartenenza al movimento, pur sapendo che a causa delle campagne ostili avevano sempre tenuto un basso profilo e rivelare la loro fede avrebbe potuto causare insulti, minacce e perfino la perdita del posto di lavoro. Alcuni gruppi fondamentalisti stanno usando l’epidemia come pretesto per una escalation della loro campagna contro Shincheonji, sperando che il virus possa ottenere lo scopo che non sono riusciti a conseguire, fermare la spettacolare crescita del movimento che avviene in gran parte sottraendo fedeli alle loro chiese».

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