Covid Nuova Zelanda, Ardern la donna che sconfigge il virus e stravince le elezioni

Domenica 18 Ottobre 2020 di Anna Guaita

Cinque anni fa, ancora solo una deputata non conosciuta al grande pubblico, Jacinda Ardern fu invitata a una tavola rotonda sullo stato traballante del partito laburista. La giovane politica che solo due anni dopo sarebbe diventata primo ministro, non fece un discorso memorabile, eccetto che per un'idea su cui insistette molto, e cioé che il partito doveva abbracciare il concetto di «love», di «amore».

La proposta fece ridacchiare i veterani, ma è stata il trampolino che ha portato Jacinda a diventare nel 2017 la più giovane premier del mondo, e l'ha confermata alla guida della Nuova Zelanda ieri con una netta maggioranza. L'ex traballante partito laburista si porta a casa grazie a lei quasi il 50% dei voti, e per la prima volta in più di 40 anni potrà governare da solo, con 64 seggi su 120. Jacinda riesce cioé là dove non era riuscita nel 2017, quando si era dovuta accontentare di un governo di coalizione con il partito conservatore New Zealand First e con i Verdi. Ora è tutto nelle sue mani.

E qui la leader che ha affrontato le prove più ardue sempre con dolcezza e umanità dovrà dimostrare di avere il polso per realizzare le impegnative promesse elettorali. Promesse non facili da realizzare, come quella di risollevare il Paese dal crollo economico dovuto al covid, e di farlo «andando avanti tutti insieme».

Questo è il punto centrale della filosofia della 40enne primo ministro, «tutti insieme, con amore». Lo ha dimostrato in questi anni alla guida di un Paese che di colpo si è trovato ad affrontare crisi di gravità prima sconosciuta, come l'attentato contro le moschee di Christchurch da parte del 28enne suprematista bianco Brenton Harrison Tarrant, che nel marzo del 2019 uccise 51 persone e ne ferì 40.

L'orrore che il Paese provò fu unanime, e Jacinda se ne fece interprete, visitando le moschee e comparendo in tv con il capo coperto, in segno di rispetto per la comunità islamica. Jacinda era da poco diventata mamma di una bambina che è stata significativamente chiamata Neve Aroha, che nella lingua degli indigeni maori neozelandesi significa Brillante Amore. 

Il suo compagno, il presentatore tv Clarke Gayford ha compiuto la scelta di stare lui a casa con la bambina, mentre la moglie guida il Paese, all'insegna del femminismo, della tolleranza, e di un socialismo light. Molti dei progetti economici di Jacinda tuttavia, come la lotta alla povertà infantile, si sono arenati sulle crisi: dopo l'attentato, è stata la volta nel dicembre del 2019 dell'eruzione del vulcano Whakaari sulla White Island, al largo della costa nord del Paese. Anche questo è stato uno shock, con la morte di 21 turisti. Pochi mesi dopo, arrivava il covid-19, e Jacinda ha dovuto gestire un'altra crisi, con tocco delicato, ma con fermezza.

Il suo successo lo si legge nella schiacciante vittoria elettorale, ma anche nei numeri della crisi: solo 25 morti in un Paese di 5 milioni di abitanti.

Non ha avuto remore, la premier, nell'imporre il lock down, e nel reimporlo non appena i contagi sono riapparsi dopo quasi tre mesi di tregua.

Ha anche avuto la fermezza di rispondere a tono a Donald Trump, che in un comizio aveva preso la Nuova Zelanda ad esempio di cattiva gestione per il fatto che i contagi erano tornati. A parte contestargli i numeri sproporzionati dei decessi e dei contagi Usa, la premier è stata ferma nell'appellarsi di nuovo alla sua idea di base, l'amore: «Non si tratta di quanti casi hai nel tuo Paese, ma del modo in cui li tratti, e io sono orgogliosa di come la mia Nuova Zelanda conduce la sua battaglia contro il Covid-19».

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